Roma, agente aggredito ​da tunisini in carcere

Un assistente capo di polizia penitenziaria, P.P., 43 anni, è stato aggredito con una sedia da detenuti tunisini all’interno dell’Istituto penale per i minorenni

Un assistente capo di polizia penitenziaria, P.P., 43 anni, è stato aggredito con una sedia da detenuti tunisini all’interno dell’Istituto penale per i minorenni "Casal del Marmo". A darne notizia è il segretario generale aggiunto Cisl Fns Massimo Costantino, secondo cui l’assistente era intervenuto per sedare una rissa ed è stato colpito allo zigomo ed altre parti del corpo. Necessarie le cure mediche in ospedale. Nei giorni scorsi - ricorda Costantino - altri detenuti si erano resi responsabili di danneggiamenti, mentre "un poliziotto è attualmente in convalescenza a seguito di un incendio appiccato in una cella circa un mese fa. Al momento i minori ospitati nella struttura sono 70". Dalla Fns Cisl Lazio "un plauso al personale intervenuto poichè con spirito di abnegazione e professionalità ha evitato il peggio e solidarietà al collega a cui va un augurio di una rapida guarigione": ma "occorre che per i detenuti, seppur minori, resisi partecipi di tali aggressioni siano inasprite le pene detentive". Intanto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando è tornato a parlare del rischio radicalizzazione nelle carceri: "Il fenomeno di radicalizzazione nelle carceri va sicuramente seguito perché, come abbiamo visto anche in altri Paesi, la radicalizzazione avviene molto più frequentemente e con più facilità nei luoghi di segregazione", afferma a Sky Tg24. Ma, aggiunge il guardasigilli, "non parlerei di dati allarmanti: se teniamo conto che si tratta complessivamente di 300 persone quelle che in qualche modo hanno dato segni di attenzione alle parole d'ordine jihadiste, su una popolazione carceraria di 54.000 detenuti, non possiamo parlare di un fenomeno di massa".

Commenti
Ritratto di Civis

Civis

Mar, 16/08/2016 - 18:41

Illustre Ministro Orlando, abbiamo visto che la radicalizzazione non occorre che sia un fenomeno di massa, per arrecare danni.

Pisslam

Mar, 16/08/2016 - 18:57

se succede in un carcere americano ci sarebbero sicuro morti e feriti ma sarebbero tra le file dei delinquenti.

Ritratto di Alsikar.il.Maledetto

Alsikar.il.Maledetto

Mar, 16/08/2016 - 18:57

Come ovviare al rischio 'radicalizzazione' nei luoghi di segregazione? Semplice: si usano gli efficaci metodi progressistici fin qui utilizzati in tutto il Mondo. Nello specifico: si liberano tutti i criminali. Così, nelle carceri, non ci saranno più rischi di alcun genere. In questo modo saranno lieti tutti i paladini dei diritti civili. E, come nelle favole a lieto fine, tutti vissero felici e contenti. Tranne la stragrande maggioranza dei poveri cittadini, ovviamente.

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mar, 16/08/2016 - 19:01

Questa è l' integrazione che ci regala il governo. Si gioca con la miccia accesa dentro una polveriera, ma non se ne rendono conto. Povera Italia.

Ritratto di bandog

bandog

Mar, 16/08/2016 - 19:14

ehhh, le prigioni itagliane sono il paradiso di allah al bar in Terra,altro che Guantanamo o quelle saudite!

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Mar, 16/08/2016 - 19:36

Secondo un passo biblico una mela marcia fa più danno che un cesto pieno di mele avariate ... mi sovviene che più che il contenuto in Italia non sono le mele marce il problema ma la cesta che le contiene ovvero il contenitore che è il portatore di marciume.

piardasarda

Mar, 16/08/2016 - 19:51

timore zero, sicuri della protezione dello Stato, che gli fate adesso? ah, ah.

Lucaferro

Mar, 16/08/2016 - 19:58

Che centrano le sigle sindacali: è un agente di polizia penitenziaria dipendente pubblico. Possibile che il cancro sindacale, che ha distrutto l'Italia ed il lavoro, sia presente ovunque come insanabile metastasi?

Ritratto di V_for_Vendetta

V_for_Vendetta

Mer, 17/08/2016 - 07:57

cosa aspettiamo a liberarci di questa feccia? mandiamoli via!!!!!! SVEGLIAAAAAA