Roma, dopo i problemi con l'arsenico nell'acqua arrivano le bollette

A Bracciano oltre il danno la beffa. Una media di 300 euro a utenza, per un consumo medio pari a quello di una famiglia di tre persone

Un anno di arsenico negli acquedotti pubblici, poi un nuovo allarme fluoruri, infine la “batosta”. Dopo il divieto assoluto di utilizzo dell’acqua potabile a Bracciano (concentrazioni di arsenico di 15 mg/l su un limite massimo di 10 mg/l e di fluoruri, 2,3 mg/l, limite di 1,5 mg/l negli acquedotti Lega e Fiora), puntuali arrivano le cartelle per i pagamenti dell’acqua contaminata, il cui uso è stato vietato da un’apposita ordinanza comunale. È proprio il caso di dirlo: oltre al danno la beffa, ovviamente sotto forma di tributo. Una media di 300 euro a utenza, per un consumo medio pari a quello di un nucleo familiare composto da tre persone, la somma richiesta in questi giorni dal piccolo quanto contestato comune a Nord di Roma. Arrivo delle missive con allegati bollettini postali? Il 25 luglio, per un termine ultimo di pagamento (prima rata) del 31 luglio. “Siamo stati costretti persino a lavarci i denti con l’acqua minerale - ricordano a dir poco furibondi alcuni residenti della cittadina lacustre - e se si aveva una ferita non era possibile nemmeno lavarsi. Per cuocere la pastasciutta facevamo lunghe code davanti le uniche due fontanelle d’acqua potabile, sul lungolago Argenti. Era già accaduto nel 2010 e poi ancora nel 2011 quando l’acqua a Vigna di Valle era piena d’arsenico. Adesso ci chiedono fior di quattrini e nemmeno un euro di sconto. Vi sembra giusto?”. Una questione a dir poco spinosa per il primo cittadino Giuliano Sala. La conosce bene anche il suo collega di partito nonché sindaco Pd della capitale, Ignazio Marino. L’allarme nella zona Nord di Roma scoppia alla fine di febbraio quando, solo per caso, qualcuno scorge una piccola notizia sul sito istituzionale di Roma Capitale. I Municipi XIV e XV, Cassia, sarebbero avvelenati da concentrazioni di arsenico ben oltre i limiti di legge. Nemmeno un avviso alla cittadinanza che, ignara, continua a bere per altri giorni acqua contaminata. Sette gli acquedotti incriminati che servono migliaia di cittadini. A rendere nota la questione, però, un comunicato congiunto dei capogruppo regionale e capitolino di Forza Italia, Luca Gramazio e Giovanni Quarzo, oltre al locale club forzista con il presidente Vincenzo Leli. Imbarazzante il gap tra la dichiarazione d’emergenza dell’Arpa Lazio, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, e le istituzioni: sei giorni. Tornando a Bracciano è proprio di questi giorni, 25 luglio, la nuova emergenza legata ai fluoruri disciolti nell’acquedotto Lega (2,3 mg/l) nella zona compresa tra la strada provinciale Braccianese Claudia, la provinciale Settevene Palo e l’abitato Vigna di Valle, vicino l’aeroporto militare. L’amministrazione ha subito provveduto all’approvvigionamento idrico tramite autobotti, fino a quando sarà terminata l’emergenza. Allo stesso modo il Comune braccianese ha provveduto, senza pensarci un solo istante, a spedire le cartelle esattoriali per il “servizio dell’acquedotto” anni 2012 e 2013. Cosa che nel limitrofo comune di Fiumicino, almeno in parte, nessuno ha avuto il coraggio di fare. La cittadina aeroportuale, composta da almeno un’altra dozzina di realtà più o meno grandi fra cui Fregene, Focene, Isola Sacra, Maccarese, Torrimpietra, Palidoro, Aranova solo per citarne alcune, negli ultimi mesi le ha viste davvero tutte: arsenico nella pittoresca frazione di Tragliata, tubature in amianto a Testa di Lepre, sabbia e calcare nell’acqua di Aranova. Nel 2011 viene emessa un’ordinanza di divieto d’uso dell’acqua a Tragliata ma il tavolo tecnico per risolvere la questione, promesso dal sindaco, il senatore Pd Esterino Montino, pare non abbia portato a molto. Unica vittoria (di Pirro) delle associazioni di cittadini? L’esonero dal pagamento delle bollette relative ai consumi dell’acqua “avvelenata” dell’anno passato. L’Arsial, difatti, nel marzo scorso aveva inviato le sospensioni di questi tributi ai cittadini residenti nelle zone colpite dall’arsenico. Ironia della sorte, la lettera, datata e inviata il 26 Marzo, è stata recapitata dopo il termine ultimo di pagamento, 28 Marzo (primo e secondo semestre 2013 dichiarato sospeso dall’Arsial stessa). Più o meno come accaduto a Bracciano, con le debite differenze: qui le missive di pagamento, datate 20 maggio 2014, inspiegabilmente sono state consegnate due mesi (non due giorni) dopo. Sarà un caso ma il ritardo riesce a farle arrivare perfettamente a ridosso della prima scadenza. Nemmeno il tempo di protestare (l’ufficio competente è aperto tre volte a settimana, di cui una sola volta di pomeriggio). Tant’è. I cittadini di Fiumicino, dal canto loro, adesso chiedono la restituzione del denaro sborsato per gli anni precedenti al 2013, oltre ai rimborsi per quanti hanno effettuato il pagamento non dovuto. “È il caso che si prenda in esame anche il blocco retroattivo delle bollette precedenti - dicono i cittadini - e venga creato un fondo per rimborsare chi per anni ha versato soldi per un continuo disservizio”. Succederà anche nel comune lacustre? “Il sindaco di Bracciano dovrebbe prendere spunto da quanto accaduto a Fiumicino” dice una donna in coda allo sportello servizi idrici di via Principe di Napoli. “Per un anno - continua - c’è stato il divieto di lavarci con l’acqua contaminata. E abbiamo speso una barca di soldi. Giustizia vuole che adesso questo denaro ci venga restituito, almeno in parte considerando che il Comune ha poi provveduto a realizzare nuovi impianti di depurazione”. E gli esercizi pubblici? A Bracciano bar, ristoranti, panifici, fast food e altri sono stati costretti ad acquistare, naturalmente a proprie spese, dearsenificatori e filtri vari. “Rimborsi? Sarebbero pura fantascienza” - sostengono i consiglieri d’opposizione - visto che l’amministrazione ha acceso un nuovo mutuo per un milione e 700mila euro, della durata di 29 anni solo per pagare vecchi debiti”.