Roma, ucciso in discoteca. "Morte dovuta ai calci alla testa"

Giuseppe Galvagno è morto a causa dei calci ricevuti alla testa dai bodyguard della discoteca San Salvador all'Eur di Roma

Giuseppe Galvagno è il 50enne che è stato ucciso dai buttafuori del San Salvador, la discoteca dell'Eur a Roma. Il racconto di uno dei clienti non lascia spazio all'interpretazioni: l'uomo è stato ucciso dalle botte di 5 bodyguard e da ultimo calcio alla tempia.

La testimonianza

"Sembrava che avesse preso la mira come in un calcio di rigore": sono queste le parole messe nero su bianco nel decreto di fermo disposto dalla pm Eleonora Fini. A pronunciarle uno dei clienti presenti nel locale al momento dell'aggressione e fanno riferimento a uno dei bodyguard finiti in manette per concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

Galvagno infatti è stato trovato dalla compagna riverso a terra con un rivolo di sangue che li usciva dalla bocca e la tempia fracassata. Il volto gonfio, tumefatto dalle botte e dai calci. I bodyguard, tutti romani tra 32 e i 50 anni, si trovano a Regina Coeli e rispondo ai nomi di Riccardo Stronati, Davide Farinacci, Fabio Bellotazzi, Mirko Marano ed Emiliano Dettori. Per loro il magistrato ha chiesto la convalida del fermo.

I risultati degli esami autoptici, richiesti dalla pm al medico legale Giorgio Bolino, de La Sapienza, parlano di decesso per una emorragia cerebrale, in conseguenza dei numerosi colpi (calci soprattutto) ricevuti alla testa. Sono queste le prime conclusioni dell'autopsia che il professor Giorgio Bolino ha svolto nel pomeriggio al 'Gemellì su incarico della Procura di Roma. Cinque addetti alla sicurezza del locale sono indagati per omicidio volontario dal pm Eleonora Fini e dall'aggiunto Maria Monteleone.

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