Sale la disoccupazione, aumenta il pericolo dei disordini sociali

In Europa il numero complessivo dei disoccupati ha superato i 26 milioni. L'Ilo lancia l'allarme: "Cresce il pericolo disordini sociali"

Nell'ultimo semestre un milione di europei ha perso il posto di lavoro e il numero complessivo dei disoccupati ha superato i 26 milioni, ossia 10,2 milioni in più rispetto al 2008 all'inizio della crisi. È quanto rileva l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) che punta il dito verso le politiche di risanamento dei bilanci pubblici che hanno contribuito a peggiorare la situazione e lancia l’allarme “pericolo disordini sociali, cresciuto del 12% rispetto all’inizio della crisi”. Un pericolo concreto anche nel nostro Paese. L’Italia, infatti, con il milione di licenziati nel 2012 è tra i paesi più grandi quello che annaspa maggiormente nel dramma.

L'Ilo è lapidaria nell’individuare le cause del fenomeno che è peggiorato a causa dell'introduzione di politiche di risanamento di bilancio, unite a misure di austerità che non hanno colpito le cause profonde della crisi tant’è che a confronto di altre macroregioni, l'Ue è quella che ha segnato "l'aggravamento più significativo del rischio di disordini sociali". È evidente, quindi, che la disoccupazione ha continuato a crescere nell'Ue e non mostra segni di miglioramento nonostante una pausa nel 2010-2011. Nell’intera area solo cinque paesi su 27 (Austria, Germania, Ungheria, Lussemburgo e Malta) hanno visto i tassi di occupazione superare i livelli pre-crisi, mentre gli stati più colpiti come Cipro, Grecia, Portogallo e Spagna hanno visto il tasso di occupazione scendere di oltre il 3 % negli ultimi due anni. L’Italia risulta nella graduatoria dei dieci dove la ripresa dell'occupazione è stata insufficiente per raggiungere i livelli pre-crisi. L’Organizzazione internazionale del lavoro rileva che con oltre 26,3 milioni di europei disoccupati (febbraio 2013), mancano quasi 6 milioni di posti di lavoro per ritrovare il tasso di occupazione anteriore alla crisi. A preoccupare poi è anche l’aumento della disoccupazione di lunga durata, che "sta diventando un problema strutturale per molti paesi europei". In 19 di essi, infatti, i disoccupati di lunga durata — quelli che sono rimasti senza lavoro per almeno 12 mesi — rappresentano ormai oltre il 40% dei disoccupati.

“Le sfide della finanza pubblica – afferma l’Ilo - e della competitività sono senz’altro importanti; ma è altrettanto importante non affrontare queste sfide con misure di austerità e riforme strutturali che non intaccano direttamente le vere cause della crisi”. Per l’Organizzazione è necessario piuttosto “adottare strategie incentrate sulla creazione di posti di lavoro potrebbe permettere di conseguire sia gli obiettivi macroeconomici sia quelli dell’occupazione”.