Se Francesco il progressista vuol tornare al Medioevo

l denaro è lo sterco del diavolo. Quando Basilio di Cesarea, non ancora santo, si lascia scappare la frase cara a tutti i fustigatori del capitalismo il cristianesimo è diventato da poco la religione ufficiale dell' impero. Siamo più o meno nel 380 dopo la nascita di Cristo e Teodosio, con l' editto di Tessalonica, mette fuori legge i culti pagani e stabilisce una volta per tutte che l' arianesimo è un' eresia. La dottrina di San Basilio influenzerà il pensiero dei grandi «rivoluzionari» del Medio Evo.

Le sue teorie sulla comunità ispirano il monachesimo di San Benedetto. L' elogio della povertà e la preghiera sugli animali vengono ripresi da San Francesco.

Quello che forse Basilio Magno non poteva immaginare è il successo che «lo sterco del demonio» ha avuto nei secoli dei secoli, fino a incarnare il pensiero economico di Bergoglio. Il tempo della Chiesa, in fondo, non ha gli stessi orizzonti dei poveri mortali. È millenario e circolare.
Ritorna sempre. Papa Francesco la frase sul denaro la ripete spesso. È una sorta di ritornello che gli viene in soccorso quando deve denunciare l' avidità o il cinismo di questi tempi poveri, a suo dire, di umanità. Lo ha fatto anche ieri, durante l' Angelus, mentre commentava una delle parabole di più ardua interpretazione narrate nel Vangelo di Luca, quella dell' amministratore o contabile scaltro. Il senso è che la vera ricchezza non sono i soldi, ma gli affetti. Il Papa la riporta ai nostri giorni e, senza volerlo, sembra quasi fare un elogio dei «social». Non è così, perché chiaramente parlava di sentimenti reali e non virtuali. «Nella vita - dice - porta frutto non chi ha tante ricchezze, ma chi crea e mantiene vivi tanti legami, tante relazioni, tante amicizie».

La domanda che invece ritorna è: Papa Francesco sta condannando il capitalismo? La risposta non è così semplice. Le prediche contro il denaro piacciono sicuramente al movimento «green», ai seguaci di Greta, ai sostenitori della «decrescita felice», ai pauperisti del XXI secolo, ai teorici del neo marxismo, ai terzomondisti di tutti i continenti e perfino agli ultimi discepoli del professor Toni Negri. Il Papa, in realtà, è stato sempre attento a non passare per «guerrigliero» o «rivoluzionario. Quella che è certa, invece, è l' ambizione di proporsi come punto di riferimento di una nuova dottrina economica, una sorta di capitalismo senza peccato. L' appuntamento è già fissato per il 26 marzo 2020 ad Assisi. Una tre giorni con economisti di tutto il mondo per «ri-animare l' economia».

L'idea è questa: «Correggere i modelli di crescita incapaci di garantire il rispetto dell' ambiente, l' accoglienza della vita, la cura della famiglia, l' equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future».

Il messaggio è economico e sociale, le conseguenze sono politiche. Il Papa guarda con interesse alle manifestazioni per salvare la Terra dall' apocalisse. È uno sguardo millenarista. È una Chiesa che, per conquistare i giovani, con cui vuole stringere un patto ideologico, rievoca le paure dell' anno Mille.

Siamo d' altra parte in tempi confusi e di grande smarrimento culturale e politico. Il Papa fa il suo mestiere: offre risposte. Nel nome di Francesco. L' evento di Assisi, infatti, ha un titolo che dice tutto: «Economy of Francesco». Francesco d' Assisi, certo. Ma allo stesso tempo un altro Francesco, il Papa arrivato dalla fine del mondo.