Sentenza delirante contro il Milan: un anno fuori dalle coppe europee

Se c'è qualcuno, dalle nostre parti, che pensa e liquida la mazzata inferta ieri dall'Uefa sulla schiena del Milan (squalifica per un anno dall'Europa League conquistata sul campo) a semplice affare del calcio italiano, è sicuramente fuori strada. Perché non di questo si tratta ma di uno sfregio all'immagine e al blasone (sette Champions league, secondo in classifica dietro il Real Madrid) di un brand storico dello sport europeo e mondiale. Il merito del castigo, in apparenza, è indiscutibile: nel triennio 2014-2017 ha sforato di 120 milioni la parità del bilancio. È nella sostanza che la sentenza diventa una scure assestata sul suo traballante azionista cinese e sui milioni di tifosi rossoneri perché è maturata, dietro le quinte, a causa della sfiducia palese nei confronti di Yonghong Li, impegnato in queste ore nella cessione del pacchetto di maggioranza.

Stesso trattamento nel passato non è stato riservato, per esempio, al Paris Saint Germain che ha nell'estate scorsa acquistato Neymar per una cifra astronomica (225 milioni) attraverso uno stato, il Qatar, paese del suo presidente e sovvenzionatore. Con la Francia hanno chiuso un occhio, anche due, con il Milan (e l'Italia) no. E a gridarlo forte non è stato, nei giorni, un preoccupato milanista ma il presidente della Liga spagnola Javier Tebas. «Il financial fair play è morto» ha sostenuto recitando il de profundis di questo strambo regolamento introdotto da Platini che invece di ripristinare l'equilibrio tra club potenti e quelli meno abbienti, ne ha moltiplicato le distanze.

Nella squalifica inflitta al Milan c'è un'altra sconfitta del sistema Italia che va segnalata e riguarda la classe dirigente della politica e dello sport tricolore. C'è stato qualcuno, in Federcalcio o al Coni, dalle parti di partiti o movimenti impegnati in battaglie navali con Malta e Francia, che abbia alzato lo sguardo e valutato il danno d'immagine potenziale informandosi, documentandosi sul caso Milan? Nessuno, con una sola meritevole eccezione: Beppe Sala, il sindaco interista di Milano che ha provato un paio di volte, ricevendo scarsa eco, ad alzare il dito per difendere il monumento di casa sua dalle martellate svizzere. Non sono mancati, nemmeno ieri, alcuni patetici tentativi di tirare in ballo Silvio Berlusconi, il nervo scoperto di questo Paese in perenne campagna elettorale. «A chi hai venduto?», hanno chiesto. Dimenticando che Yonghong Li, per il quale hanno garantito advisor, banche d'affari e studi legali di fama internazionale, finora ha sborsato (parte a debito) 740 milioni per l'acquisto del Milan e fatto un mercato da 230 milioni. Proprio uno straccione non si è rivelato!

Commenti

buri

Gio, 28/06/2018 - 10:14

+ il risultato della gestione cinese

adogio48

Gio, 28/06/2018 - 13:17

Sig. Ordine scusi la domanda un po' indiscreta: ma lei ci è o ci fa?

Ritratto di stenos

stenos

Gio, 28/06/2018 - 13:21

Quando invece bastonano Inter e Roma tutto bene?

Noidi

Gio, 28/06/2018 - 16:50

Non mi stupisco dell'articolo. Su questo quotidiano rispettare la legge, e farla rispettare, è un'eresia.

Anonimo (non verificato)

Klotz1960

Gio, 28/06/2018 - 20:34

Ma l'arbitraggio infame dello spagnolo in Svezia Italia, ce lo siamo dimenticati? Due rigori grandi come una casa negati all'Italia.