Sgomberato centro sociale. Bene, ma ora chiudano tutti

Per capire come la pensino quelli dell'Xm24 bastava il gioioso murales che fino a metà luglio campeggiava sull'edificio occupato. Lì tra fuoco di molotov, fumi di lacrimogeni e scudi gettati a terra da immaginari agenti in fuga avanzano trionfanti e minacciosi gli antagonisti incappucciati. Ma per capire quanto quella cultura dell'odio e quell'apologia della violenza fossero diventate parte del clima politico, sociale e culturale imposto a Bologna da settant'anni di amministrazioni rosse non va dimenticata la presa di posizione dei tecnici della Soprintendenza del Comune che prima dello sgombero avevano chiesto «il mantenimento delle pitture murali esistenti quali espressione di Street art».

I primi a sbugiardare quei piccoli utili idioti pagati con i soldi dei cittadini, ma pronti a conferire dignità di arte urbana ai graffiti dell'odio sono stati i loro autori. I militanti dell'Xm24 li hanno infatti cancellati ribadendo di non voler contribuire in nessuna maniera ai progetti di ristrutturazione del Comune. Eppure grazie a un'amministrazione Pd che dialogava e trattava con loro questi antagonisti urbani hanno potuto sopravvivere per 17 anni imponendo la logica dell'illegalità e dello scontro a una delle più importanti città italiane. Ovviamente il tutto nel nome della tolleranza e della libertà d'espressione tanto cara al Pd. «Qui a Bologna sappiamo benissimo cosa fare per garantire legalità e rispetto» è arrivato a obbiettare ieri il sindaco Pd Virginio Merola rispondendo a un Matteo Salvini pronto a rivendicare il merito di quello sgombero attuato anche a colpi di ruspa. Peccato che prima di approvare lo sgombero di quella fucina dell'estremismo la giunta Pd abbia tollerato, e nel nome dell'antifascismo anche difeso, lo squadrismo di chi all'università non esitava a fare irruzione nelle aule dove insegnava il professor Angelo Panebianco o a occupare una biblioteca dell'Ateneo per garantirne il libero uso a drogati, spacciatori e ladri di libri.

E purtroppo quella cultura dell'abuso e della sopraffazione non è limitata all'Xm24 che ne rappresenta soltanto la punta di lancia. Per capirlo basta l'«indecoro» urbano delle vie del centro diventate da molti anni bivacco di un presunto spontaneismo giovanile espresso con il consumo fuori controllo di birra, alcol e spinelli.

In quella tolleranza caotica intrisa d'illegalità s'esprime il senso civico di una sinistra che garantendo la sopravvivenza non solo dei centri sociali, ma anche di spacciatori e piccoli delinquenti ha dimostrato, anche nella sua città simbolo, di aver più a cuore il mantenimento di una cultura del caos e del disordine che non la sicurezza e il benessere della maggioranza dei cittadini.