Dischi di ghisa e crack: cosi operava la "banda spaccaossa"

Le indagini hanno fatto emergere un'organizzazione criminale che non esitava a scagliare pesanti dischi di ghisa sugli arti delle vittime in modo da procurare fratture e menomazioni su poveri disgraziati. In cambio promettevano i soldi dell'assicurazione

Si facevano spaccare le ossa per riscuote il premio assicurativo. Una storia di degrado che arriva direttamente da Palermo. L'operazione Tantalo bis condotta dalla Polizia di Stato, in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura di Palermo, ha permesso di smantellare un'organizzazione criminale dedita alle frodi assicurative realizzate attraverso le mutilazioni di arti di vittime compiacenti. Sono stati scoperti numerosissimi episodi criminosi in frode alle compagnie assicurative. Trentaquattro le persone fermate dalle Squadre Mobili di Palermo e Trapani, tra questi anche un avvocato palermitano che curava la parte legale di molti dei falsi sinistri.

L’associazione criminale disarticolata dalla Polizia di Stato con le indagini dirette dalla procura di Palermo ha evidenziato la particolare cruenza degli adepti che non esitavano a scagliare pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati nelle palestre sugli arti delle vittime, in modo da procurare delle fratture che spesso menomavano le parti coinvolte costringendole anche per lunghi periodi all’uso di stampelle e sedie rotelle. In cambio ricevevano qualche centinaia di euro, mentre l'organizzazione criminale intascava migliaia di euro.

Le indagini sono partite dall'omicidio di un cittadino tunisino, Hadry Yakoub, trovato morto su una strada lo scorso luglio alla periferia di Palermo, e per la quale erano stati già fermate alcune persone. Al malcapitato venivano, anche, procurate dosi di crack per evitare che si potesse sottrarre alle lesioni. La morte, in un primo momento decretata come conseguenza di un sinistro stradale, in realtà era stata determinata dalle fratture multiple cagionate al tunisino da appartenenti all’associazione criminale al fine di inscenare un finto incidente. I membri dell’associazione, al fine di lucrare, non avevano poi esitato a fingere comunque che il tunisino fosse rimasto vittima di un incidente stradale.

Yakoub non è stata l'unica vittima dell'organizzazione criminale, altre persone compiacenti, come emerso dalle indagini della Polizia di Stato, venivano reclutate dai membri delle organizzazioni in luoghi frequentati da soggetti ai margini della società. Venivano così individuati come congeniali soprattutto gente bisognosa di soldi: tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcool, e con grandi difficoltà economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, mai corrisposti dall’organizzazione criminale. Oltre 50 le vittime che, con i loro racconti colmi di disperazione hanno consentito di avvalorare il quadro accusatorio nei confronti dei sodali dell’associazione criminale.

L'operazione Tantalo della Squadra Mobile di Palermo dello scorso agosto ha permesso in pochi mesi di smantellare l'intera organizzazione. Stessa modalità anche a Trapani. Le indagini sono partite da un episodio dello scorso 24 gennaio 2018, quando un falso sinistro è costato un’invalidità permanete ad una “vittima compiacente” di Custonaci nel trapanese.

E poi, c'era una sorta di libro mastro in cui appuntare i nomi delle vittime, le fratture e i rimborsi da riconoscere. Nulla era lasciato al caso nell'organizzazione degli spaccaossa. "Ci siamo occupati di alcuni soggetti che ricoprivano il ruolo di capo e promotori dell'attività anche per quanto riguarda il reclutamento delle vittime - ha spiegato in conferenza stampa il colonnello Cosmo Virgilio, comandante del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo. Le indagini della Guardia di finanza si sono concentrate anche sui patrimoni accumulati dai capi dell'organizzazione. In particolare "uno di loro, Domenico Schillaci, aveva un bar molto noto Dolce Vita, una Porsche e un gommone fuoribordo. Tutti beni che sono stati sequestrati d'urgenza". Ad altri indagati, in particolare infermieri in servizio in alcuni ospedali di Palermo, sono stati sequestrati farmaci che dovevano essere utilizzati per le fratture.