Spaccio via Whatsapp: il mercato della droga si rinnova e diventa 2.0

I nuovi strumenti tecnologici, come WhatsApp fanno si che lo scambio di droga si rinnovi e si autogeneri in un mercato infinito che sembra non conoscere crisi

Ordinare e spacciare la droga via WhatsApp. E’ di poco tempo fa la notizia di cinque ragazzi arrestati per spaccio a Monza. Un’ episodio che fa capire più di altri, come il mondo dal punto di vista tecnologico e antropologico stia cambiando.

Finito il tempo dei pizzini ora ci sono le emoticon (icone che si usano comunemente nei messaggi). Semplici, immediate e di utilizzo universale hanno sostituito la comunicazione non verbale. E soprattutto, ciò che interessa agli “addetti ai lavori” non possono essere intercettate. Le Questure di tutta Italia devono aggiornarsi di continuo per arrivare a scoprire crimini, come lo spaccio di droga,che si avvalgono sempre più spesso della moderna tecnologia. Non a caso la Squadra investigativa aveva chiamato l’operazione: “Sballo 2.0”

Giovani di buona famiglia e dalle vite apparentemente normali che nel tempo libero si convertono sempre di più al crimine organizzato, dove il guadagno è facile ma soprattutto redditizio. Dalle successive investigazioni, seguito dopo l’arresto dei ragazzi, i carabinieri hanno scoperto che i minori erano soliti spacciare e smerciare droga ad altri coetanei. Gli incontri, naturalmente erano concordati prima via WhatsApp. Le “riserve” se così vogliamo chiamarle venivano custodite di volta in volta, a casa di uno o dell’altro, dove ignari genitori erano all’oscuro di tutto. Le icone di WhatsApp diventano veri e propri codici da decriptare. Le sostanze più diffuse marijuana e hashish. E il “quadrifoglio” rappresenta la richiesta o vendita di questa sostanza stupefacente. Diverso discorso per l’emoticon che raffigura i “libri di scienze”, che indica la quantità che si vuole acquistare o vendere.

Anche quello che sembra un innocuo invito a bere, nasconde dietro una richiesta più pericolosa: ketamina liquida. Ovvero un potente anestetico usato di solito per sedare i cavalli. Se aspirato l’effetto equivale allo stesso di una striscia di cocaina. Naturalmente la consegna della merce è fisica, ma l’accordo resta sempre virtuale. I tempi stessi dello scambio si riducono come si è ridotta la presenza dello spacciatore “di zona”. Ora si fissa un appuntamento preciso con quello che magari è un conoscente, un amico o una persona di “fiducia”. Questo complica naturalmente il lavoro degli agenti che non riescono a risalire allo spacciatore, tantomeno a rintracciare il luogo dove avverà lo spaccio di stupefacenti. Il quale non si ferma solo alla marijuana o all’hashis. C’è anche quello d’eroina, la più devastante. Come lo shaboo potente stupefacente sintetico e tra i più cari. E se la maggior parte dei fruitori di queste sostanze siano al di sotto dei 30 anni (in alcuni casi arrivano ad avere appena 15 ann)i, fra i consumatori abituali non ci sono solo ragazzi in vena di sballarsi, no. Sono molti infatti gli adulti, spesso disoccupati, che si rifugiano nella droga per sfuggire ad un disagio sociale a cui non riescono a far fronte.

I nuovi strumenti tecnologici, come WhatsApp fanno si che lo scambio di droga si rinnovi e si autogeneri in un mercato infinito che sembra non conoscere crisi. Il traffico di stupefacenti è diventato ormai una “faccenda tecnologica” e questo i trafficanti lo sanno e si avvalgono sempre di più di soggetti che ben capiscono la potenzialità criminale di questi software. Le comunicazioni digitali come i sistemi di messaggistica attivi sugli smartphone come WhatsApp appunto sono oltremodo difficili dal venire rintracciati.