Stalker e "amori malati", ​le regole per starne alla larga

Per proteggersi dagli stalker è necessario seguire alcune regole importanti. A spiegarle è lo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi

Per combattere stalker e “amori malati”, ogni donna dovrebbe imparare a fidarsi di più del suo istinto e non sottovalutare la situazione. Ne è convinto lo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi che, nel suo ultimo libro, mostra come gli uomini destinati a diventare stalker, per quanto diversi tra loro, siano accumunati da alcuni atteggiamenti che devono rappresentare un campanello d’allarme per la vittima designata. "Profiler", uscito di recente per Sperling & Kupfer, è un manuale che aiuta a valutare, riconoscere ed eventualmente disinnescare situazioni pericolose o capire da chi è importante guardarsi. Picozzi affronta una serie di temi che ruotano attorno alla sicurezza in casa, in strada, sul lavoro. E passa in rassegna cyberbullismo, violenza sessuale, maltrattamenti, sexting, mobbing e terrorismo.

Il reato di stalking

In Italia il reato di stalking è previsto dall’articolo 612 bis del codice penale, introdotto nel 2009, con la legge numero 38 del 23 aprile, che determina le pene per chi si renda colpevole di atti persecutori: reclusione da sei mesi a quattro anni per chi, con condotte reiterate, minaccia o molesta un’altra persona in modo da procurarle un perdurante o grave stato di ansia o di paura, tanto da costringerlo a temere per la propria incolumità o cambiare abitudini di vita. In sette anni sono state oltre 50mila le denunce. Ogni giorno le cronache dei giornali raccontano nuove storie o condanne.

Il 70 % degli stalker sono uomini

Nel 70% dei casi, in Italia, i molestatori sono uomini, in genere tra i trenta e i quarant’anni, disoccupati, con competenze sociali scarse e una precedente vita sentimentale insoddisfacente. A essere controllate, pedinate e aggredite sono invece soprattutto le donne, in più dell’80% dei casi. I comportamenti variano dagli insulti alle minacce fino all’aggressione e, in alcuni casi non rari, all’omicidio, per lo meno tentato.

Quando la persecuzione diventa furia omicida: il caso di Sara Di Pietrantonio

I giornali raccontano quotidianamente casi di maltrattamenti e persecuzioni. Qualche volta, non rara, lo stalker arriva ad uccidere la sua vittima. Come è accaduto alla povera Sara Di Pietrantonio, di 22 anni, strangolata e data alle fiamme il 29 maggio scorso in via della Magliana a Roma. L’ex fidanzato, Vincenzo Paduano, di 27 anni, non si era rassegnato alla fine della loro relazione. Dopo l’ennesimo litigio, decine di telefonate e il rifiuto della ragazza stanca di tanta gelosia, l’ha seguita e ha speronato la sua auto. Tutto è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza di una ditta. Nel corso di un’accesa discussione, la ragazza ha provato a scappare. Paduano l’ha raggiunta, le ha stretto un braccio intorno alla gola, l'ha soffocata e le ha dato fuoco. "Avevo portato l’alcool solo per spaventarla – ha detto agli investigatori -. Poi ho fatto un casino… Ma non volevo ucciderla".

Esistono almeno cinque categorie di stalker

A parte i casi sporadici in cui le molestie sono riconducibili a un'evidente patologia psichiatrica, Picozzi classifica gli stalker in cinque categorie: i risentiti (ex che vogliono vendicarsi per la fine della relazione, ai loro occhi ingiustificata); i bisognosi d’affetto (che interpretano la disponibilità e la cortesia come il segno evidente di un interesse sentimentale); i corteggiatori (che hanno una pessima abilità sociale); i respinti (si lasciano andare a gesti persecutori come risposta al rifiuto); e i predatori (che pedinano e terrorizzano la vittima, con cui desiderano avere un rapporto sessuale: ad alimentare il loro comportamento è la paura della preda, una reazione che li eccita).

Come riconoscere uno stalker

Al di là delle categorie, ci sono degli atteggiamenti comuni a tutti i futuri stalker. "Uno dei segnali tipici è la volontà di isolare la compagna – spiega Picozzi – e di recidere ogni suo legame con l’esterno: famiglia e amici. Ma non lo dirà mai in maniera chiara, piuttosto con tecniche sottili. Potrebbe dirle ad esempio: "È ora che tagli il cordone ombelicale perché sei una persona valida". E, con queste modalità, la donna non avvertirà il pericolo. Poi c’è il coinvolgimento rapido: il futuro stalker, in genere nell’arco di sei mesi, chiede di convivere o fa una proposta di matrimonio. È estremamente geloso e molto spesso tende ad attribuire a tutti gli altri la responsabilità dei suoi insuccessi. Si tratta di uomini che non ammetteranno mai di essere responsabili dei propri fallimenti, che non possono avere amici perché tutti sono pronti ad approfittarsi di loro e se parlano delle compagne precedenti lo fanno soltanto in termini denigratori".

Cosa fare per mettersi al sicuro

Di fronte a tutti questi segnali la prima regola che una donna deve seguire è dar retta al proprio disagio, quindi cercare di mettersi al sicuro. E adottare tutta una serie di accortezze, contenute nel libro, come comunicare allo stalker in modo calmo, chiaro e fermo che le sue attenzioni sono indesiderate, e invitarlo a interrompere ogni contatto; non rispondere alle sue insistenze; non provare a ragionare o negoziare con lui; informare sempre qualcuno dei propri spostamenti e mettere a conoscenza i propri familiari della situazione. Poi, ancora, raccogliere le prove delle molestie subite, registrando su un diario la sintesi cronologica di ogni evento, anche il più banale e non accettare mai di incontrare lo stalker da sole o a casa. Se la vicenda va avanti, rivolgersi alle forze dell'ordine.

Commenti
Ritratto di CaptainHaddock

CaptainHaddock

Gio, 22/12/2016 - 13:40

Ancora questo qui, ma bastaaaaaaaaa!