Treviso, troppe assenze per curare il cancro: commessa licenziata

"Ella non ha presentato formale richiesta di aspettativa non retribuita entro la scadenza dei 180 giorni per quanto ci vediamo costretti nostro malgrado a comunicarle formale licenziamento"

Costretta a sottoporsi alla chemioterapia per curare un cancro, si è assentata spesso dal posto di lavoro. Ma, nonostante la motivazione dei permessi fosse più che valida, P.B. è stata comunque licenziata.

Secondo quanto raccontato da la tribuna di Treviso, è successo a una commessa di 53 anni malata di cancro al seno. La donna era impiegata in un punto vendita di Conegliano, in provincia di Treviso, da quindici anni ma questo non è bastato. Quando è tornata a lavoro, dopo essere finalmente guarita dal tumore, è stata comunque licenziata.

L'assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan, sensibilizzata da delegati sindacali della Cgil, si sta adoperando per far riassumere la signora e cambiare il finale a questa vicenda. "Le relazioni tra la ditta e la collaboratrice sono buone, quindi mi auguro davvero di recuperare una positiva soluzione", afferma l'assessore Donazzan.

Durante il 2016 alla signora viene diagnosticato un tumore al seno. A questo punto inizia il lungo percorso di cure e terapie che costringono la lavoratrice a frequenti periodi di malattia. Le terapie proseguono anche oltre le iniziali previsioni.

A fine ottobre arriva la notizia che con le dovute cautele i cicli terapeutici sono sufficienti e che del tumore non c'è più traccia, anche se saranno necessari controlli periodici di routine. La commessa, dunque, può riprendere il suo posto di lavoro.

Sono passati oltre sei mesi, sempre coperti con regolari certificati medici. Ma ai primi giorni di novembre arriva una raccomandata con la comunicazione che sono stati superati i fatidici 180 giorni di malattia che possono trovare copertura in un anno. La comunicazione contiene anche il relativo licenziamento: "Ella non ha presentato formale richiesta di aspettativa non retribuita entro la scadenza dei 180 giorni per quanto ci vediamo costretti nostro malgrado a comunicarle formale licenziamento".

Gli strumenti per evitarlo non mancavano visto che la signora aveva a disposizione ancora oltre un mese tra ferie e permessi non goduti durante l'anno, per ovvie ragioni, oltre all'aspettativa non retribuita che la lavoratrice poteva chiedere finiti i periodi di malattia.

Commenti

Beaufou

Lun, 19/12/2016 - 11:45

Mi auguro che sia solo un inconveniente dovuto a certi procedimenti burocratici non sufficientemente monitorati e in qualche maniera "automatici", a cui si possa in ogni caso rimediare. Sarebbe grave che una lavoratrice perdesse il lavoro per un presunto "scarso rendimento" dovuto a malattia.

Trinky

Lun, 19/12/2016 - 12:19

Mah, secondo me ci sta qualcosa di poco chiaro in questa faccenda.......

il veniero

Lun, 19/12/2016 - 14:20

detta così sembra follia ma vi racconto una mia esperienza : anni fa una mia collega poi deceduta si ammala di cancro ...operazione ... chemio una volta al mese che la costringeva a una settimana al mese di assenza . EBBENE , Inps considerava tutte le assenze come singole malattie ...addebitandone i primi 4 gg alla ditta poi al 50 % . FOLLIA . sE NON IN CASI SIMILI quando LO STATO DEVE SUPPORTARE MALATO E AZIENDE ? iTALIETTA sindacale che paga malattie x raffreddore e mortifica malati gravi .

lavieenrose

Lun, 19/12/2016 - 14:35

se è stato un errore basta riassumerla, ma mi sembra strano che un'impresa rischi a questo modo. Auguri alla signora sia per la salute sia per il posto di lavoro