Tutte le bufale da smontare sulla ludopatia

La ludopatia è un'emergenza sociale. Può darsi, ma anche i morti sulle strade sono un problema (ben superiore) e nessuno vieta la pubblicità delle auto o di bandire le auto nelle vicinanze delle scuole o degli ospedali

Il decreto dignità cancellerà la pubblicità di giochi e scommesse. Tutti contenti: dal Fatto a Repubblica, dal Corriere della sera all'Avvenire. Persino certi leghisti. Ma vediamo di smontare alcuni luoghi comuni.

1. La ludopatia è un'emergenza sociale. Può darsi, ma chi lo dice? Anche i morti sulle strade sono un problema (ben superiore) ma nessuno vieta la pubblicità delle auto o di bandire le auto nelle vicinanze delle scuole o degli ospedali. Mettiamo dei limiti, come sul gioco. Ma torniamo ai numeri. Di Maio ha detto che così vuole salvare un milione di famiglie. Ma i dati ufficiali Asl degli ospedalizzati per ludopatie parlano di 7.000 persone. Vabbé, molti - direte - non si riconoscono tali. Come per drogati e alcolisti. I Sert gestiscono (dati vecchi) 160mila tossicodipendenti e l'ultimo rapporto Ipsad sostiene che un italiano su tre (15 milioni di cittadini), ha usato almeno una volta sostanze psicoattive e che 1,5 milioni di italiani ha fatto nell'ultimo anno binge drinking (cioè ingurgitare più di sei bicchieri di alcol continuativi). Un'emergenza non annulla l'altra. Ma dà il senso di cosa possa essere definita emergenza e cosa no.

2. Si fa confusione fra ludopatici e giocatori problematici. I primi, diagnosticati come affetti da «gioco d'azzardo patologico», sono le poche migliaia citate sopra e trattati dagli ospedali. I giocatori problematici, a rischio ma non ancora «addicted», per il Cnr sono 400mila, per l'Ipsad 250mila, per altri 800mila. Attenzione: i malati sono una frazione. Ma i problematici non è detto che cadano nella patologia. Altrimenti dovremmo prevedere 4 milioni di studenti drogati (il 50% ha usato droghe) e 1,5 milioni di italiani alcolisti (criterio del binge drinking).

3. Cancellare la pubblicità che alimenta un vizio non è sbagliato, in molti pensano. A parte questioni liberali sul rischio di uno Stato etico, abbiamo già parlato della contraddizione sugli alcolici. Resta quella sulle sigarette. Il legame tra fumo e malattie ha nessi più forti che tra una giocata e la ludopatia, ma comunque in Italia ci sono più di 10 milioni di fumatori. La pubblicità serve, perbacco. E la sua mancanza oltre a far male ai produttori e ai nostri editori (sono in palese conflitto di interessi come blogger e vicedirettore di questo Giornale), rischia di spostare il problema da un luogo controllato (stampa e tv) a un mondo incontrollabile: la Rete e i social. Equita Sim ha calcolato 700 milioni (in tre anni) di effetto di minore spesa sui giochi legali. Ma gli altri? Già oggi la Rete è piena di spot, banner e incentivi a giochi di società on line che potranno affermarsi, mentre i concessionari legali saranno costretti a stare zitti e muti. La cattiva pubblicità non avrà bisogno di scacciare quella buona e responsabile che va in fascia protetta. Quest'ultima semplicemente non esisterà più.

4. Ai concessionari dei giochi - poco raccomandabili - sono stati condonati 98 miliardi. L'ultimo a scriverlo è stato Travaglio sul Fatto. È falso. Con una sentenza del 2012 la Corte dei conti ha individuato un'evasione fiscale di dieci concessionari pari a 2,5 miliardi. Tanto, ma quaranta volte meno di 98 miliardi. Il governo Letta dopo tre anni ha permesso un pagamento agevolato molto generoso di questa multa, che solo sei concessionari hanno pagato. Gli altri quattro non hanno accettato e fatto appello.

5. I concessionari di giochi legali sono spremuti come limoni. Oltre alle normali imposte su reddito, utili, Irap e contributi, pagano poco più della metà di quanto incassano al netto delle vincite. Che sono stabilite per legge. Su 20,5 miliardi di euro incassati nel 2017, le entrate dello Stato sono state 10,3 miliardi. A cui sommare le tasse che poi i concessionari pagheranno su tutto il resto. Perfino Rocco Casalino, oggi portavoce del premier Conte, in una trasmissione di scommesse che conduceva nel passato: «Cosa succederebbe senza questi miliardi che arrivano dal gioco, vista la crisi in corso? È difficile per lo Stato rinunciarvi».

Ci sarebbe molto altro da aggiungere. Ci sono state in passato molte opacità in questo settore, ma la battaglia moralista ed etica di oggi, forse è anche peggiore.

Commenti
Ritratto di Guido955

Guido955

Sab, 07/07/2018 - 16:43

Non riesco a comprendere questi articoli de il Giornale, viene il sospetto che non si tratti di disamina del problema ma che ci sia altro. La ludopatia o febbre del gioco o come altro la si voglia chiamare è una delle peggiori maledizioni di questi tempi. Non bastano i ragazzini nelle sale giochi, non bastano le famiglie distrutte da questo cancro, non basta il vecchietto che si gioca la pensione, mettiamoci pure anche certi personaggi cosiddetti "famosi" che invogliano a perdere soldi ed anche se stessi in questa sciagura. cos'altro ci vuole per comprendere che prima si volta pagina chiudendoli tutti questi "postriboli" prima ci si riappropria della VITA. Per cortesia, giornalisti di questo foglio, evitiamo di questi articoli. Grazie.

Ritratto di Tipperary

Tipperary

Sab, 07/07/2018 - 16:51

Conosco due casi particolari.Il primo si è mangiato il tfr alle macchinette finché la moglie non è stata chiamata in banca per continui prelievi al bancomat. Si sono separati e lui fa quasi il barbone. Il secondo minaccia i genitori se non gli danno i soldi per giocare in quanto lo stipendio da operaio se lo brucia subito. Sono intervenuti i carabinieri.

sarth

Sab, 07/07/2018 - 20:19

Tra un po' Porro dirà che lo scie chimiche sono vere! Maddai...

steacanessa

Sab, 07/07/2018 - 21:58

Hanno vietato la pubblicità delle sigarette, ma per strada sono moltissimi quelli che fumano, in particolare donne, con aumento delle malattie e del cancro polmonare. Hanno vietato la pubblicità degli alcolici, ma aumentano i giovani che vanno in coma etilico. Le scelte degli esseri umani sono purtroppo molte volte irrazionali e autodistruttive indipendentemente dalla pubblicità. Il gioco, al pari della prostituzione, risale ai primordi dell’umanita e tutti i tentativi per vietarlo hanno portato allo sviluppo dell’illegalitá. L’unica cosa da fare è educare già i bimbi delle elementari e proseguire con gli altri ordini di studio.

Ritratto di Menono Incariola

Menono Incariola

Sab, 07/07/2018 - 22:14

Se si vuole "moralizzare" non e` poi cosi` difficile... Fuori legge i giochi d'azzardo, al loro posto PROFESSIONE CON ISCRIZIONE AD UN ALBO, SANITA` E CONTRIBUTI PER LA PROFESSIONE PIU` VECCHIA DEL MONDO... Se a Venezia esistevano i "Ponti dele Tete", era proprio per evitare "problemi gender" con soluzioni ovvie. Anche a Venezia il gioco era un grosso problema, ma almeno non c'erano i "banditi con un solo braccio". Mettere fuorilegge i siti che propongono gioci a soldi, non dovrebbe essere un grosso problema, stante il fatto che per definizione devono far "girare i soldi", se poi uno vuol proprio giocare, che vada al Casino` o in qualche bisca, almeno ha davanti qualcuno che puo` risponderne personalmente.

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Sab, 07/07/2018 - 22:56

Porro,il proibizionismo non è la UNICA soluzione,certamente,va affiancato all'educazione,ad iniziare dai primi anni scolastici(invece delle teorie "gender" o "cavolate" del genere...),visto che il gioco,tocca sopratutto gli strati più deboli,più poveri della popolazione,che non ne ha a sufficienza per campare.Che lo Stato,faccia cassa su un "vizio",e lo stimoli con la pubblicità,è pazzesco!

Ritratto di mariosirio

mariosirio

Dom, 08/07/2018 - 01:12

Va bene allora mettiamo un chip alle auto che controlli la velocità e ti faccia l'alcol test; vietiamo la pubblicità degli alcolici; costringiamo chiunque pubblichi o faccia pubblicare tramite se o le sue piattaforme a iscriversi all'albo degli editori. Così la finiamo coi scemi che vanno zigzag in paese, i bambini che sognano la Ceres, e quelli che scrivono qualunque cosa in rete senza responsabilità.

Popi46

Dom, 08/07/2018 - 06:04

Premetto che mi è sempre piaciuto il gioco in quanto gioco, in particolare quello delle carte e la roulette; premetto che ho giocato anche a soldi, ma sempre in quantità tali che eventuali perdite, seppur spiacevoli, non mi cambiassero la vita; premetto di sentirmi una liberale che mal sopporta l’ingerenza dello Stato nella mia vita privata. Ergo questo provvedimento mi pare da esercito della salvezza. D’altra parte non pochi uomini si sono “rovinati” non solo il portafoglio,ma anche la salute, andando “a pu....e”.Gia’, ma questo è normale....

portuense

Dom, 08/07/2018 - 06:48

vent'anni fa + o - qualcuno voleva aprire un casinò in ogni regione, ma apriti cielo, è successo di tutto, risultato ora ci sono migliaia di piccoli casinò in ogni paese......

cgc

Dom, 08/07/2018 - 07:35

Articolo inqualificabile.

Ernestinho

Dom, 08/07/2018 - 07:36

Certamente molti si rovinano al gioco e ci vuole un freno. Ma per quelli che sbraitano giornate intere nelle varie TV promettendo vincite al lotto, con terni ed anche quaterne non c'è una soluzione? Perché prendere in giro la gente credulona con promesse di vincita al 1000/1000?

Ritratto di stenos

stenos

Dom, 08/07/2018 - 08:57

Va bene attaccare il governo ma dai, che relazione c'è tra guidare un automobile e il gioco d'azzardo? Il gioco d azzardo è una cosa infame usata da uno stato biscazziere e infame due volte per drenare denaro. Tutto è iniziato con il baffetto di gallipoli e i suoi compari delle slot.