Frecciabianca, un'odissea ferroviaria

Le porte delle carrozze non si aprono e otto viaggiatori rimangono a bordo. Due ore perse e il dubbio: le Ferrovie pagheranno almeno il taxi?

Odissea ferroviaria giovedì sera per un gruppo di passeggeri del treno 9743, il Frecciabianca Milano-Udine. Alle 21.20, alla stazione di Castelfranco Veneto, le porte delle due carrozze di prima classe non si sono aperte e il treno è ripartito impedendo a otto passeggeri di scendere. Non è servito né armeggiare per sbloccarle né cercare di raggiungere un altro vagone. Momenti di forte tensione (qualcuno ha evocato il sequestro di persona) si sono accesi con il capotreno che ha interpellato telefonicamente i superiori, i quali hanno suggerito ai viaggiatori di raggiungere Mestre – stazione fuori dalla linea, raggiungibile solo con un cambio - da dove rientrare a Castelfranco con un pullman. Assurdo. Il gruppo, inferocito, è invece sceso a Treviso, la fermata più vicina ma pur sempre a 30 chilometri dalla destinazione, nell'intento di raggiungere Castelfranco con taxi dei quali le Ferrovie avevano assicurato il pagamento.

Ma lì ad attenderli c'era un'altra sorpresa: le autopubbliche in servizio erano talmente poche che la gente in coda era già una piccola folla. Il capostazione ha cercato di intercedere per far ottenere ai malcapitati provenienti da Milano di saltare la fila: ma niente da fare, chi già stava aspettando non si è sognato di cedere il proprio turno. Dopo un'ulteriore mezz'ora di attesa, due auto hanno portano gli otto passeggeri a Castelfranco, dove sono finalmente approdati alle 23 circa, dove, se le porte del convoglio si fossero aperte normalmente, l'arrivo era previsto quasi due ore prima.

Per alcuni, cene di lavoro saltate, per altri rientro in famiglia più faticoso. Per tutti, serata rovinata. Ma i taxi chi li ha pagati? Le Ferrovie, stando alle promesse. Ma i tassisti di Treviso, forse scottati in altre analoghe occasioni, non si sono fidati, e hanno chiesto nome e cognome a tutti i viaggiatori trasportati. Per tutelarsi in caso di sorprese.