Crudeltà e sangue nel Mondo Nuovo di Fernando Botero

A Palazzo Venezia fino al 23 settembre esposte le opere che hanno caratterizzato gli ultimi quindici anni di lavoro del celebre artista colombiano

Silvia Castello

Il Nuovo Mondo di Fernando Botero approda a Palazzo Venezia con l’esposizione «Gli ultimi quindici anni». Per questa sua prima mondiale l’artista ha selezionato un corpus di 170 opere mai esposte in precedenza a Roma. Dipinti, disegni e sculture oltre ad un ciclo di 50 lavori dal titolo «Cuore sanguinante» dedicati ad Abu Ghraib - così come Picasso ricordò gli orrori di Guernica - e ispirati agli articoli del New Yorker che hanno raccontato la terribile vicenda dell’Iraq. È un’arte immediatamente accattivante e tuttavia non semplice, lontana dal linguaggio criptico delle avanguardie contemporanee e nutrita di continui riferimenti.
Botero (Medellin, 1932) riesce a coniugare mirabilmente la cultura europea a quella latino-americana alimentata dall’iperbole e dal gusto del fantastico. La sua opera nasce così dalla fusione degli amatissimi Leonardo, Velàzquez, Goya, Giotto e Piero della Francesca, Rubens e Manet a certe espressioni dell’arte precolombiana, ma anche e soprattutto a particolari aspetti del Barocco sudamericano contaminato dall’arte popolare.
Con l’aggiunta della grande letteratura di Gabriel Garcia Màrquez e Jorge Amado che gode della straordinaria capacità di sollecitare la fantasia al recupero dei desideri dell’infanzia, giocoforza dell’artista. «Voglio che la mia pittura abbia radici, ma nello stesso tempo non voglio dipingere soltanto "campesinos" colombiani. Voglio essere capace di dipingere tutto, anche Maria Antonietta e Luigi XVI, ma sempre con la speranza che tutto ciò che faccio sia pervaso dall’anima dell’America del Sud».
La sua opera racconta un mondo ironico ed immediato, fitto d’immagini colorate che fanno venire voglia di sorridere. La facilità di lettura dei suoi lavori nasce quindi spontaneamente da un processo creativo armonioso e compiaciuto supportato da una raffinata abilità tecnica. Calma e quiete sembrano essere le parole d’ordine dell’artista che ritrae - in un monumentale «boteromorfismo»- soggetti senza conflitti d’emozione sull’onda dei ricordi personali o delle piccole e grandi tragedie quotidiane, perché, egli spiega: «bisogna descrivere qualcosa che si conosce benissimo, per poter essere capiti da tutti. E io sono convinto di dover essere profondamente legato alla mia realtà, per poter essere finalmente universale». (Fino al 23 settembre).