Cucchi: «La mia preferita era a Porta Volta»

Il critico e poeta Maurizio Cucchi, da sempre grande innamorato della città (tra i suoi lavori più recenti «La traversata di Milano» edito da Mondadori) non ha dubbi: «L'osteria appartiene a una realtà sprofondata nel tempo che fu: impossibile la sua sopravvivenza oggi. Io sono del 1945 e già quand'ero ragazzino le osterie cominciavano a scomparire sostituite da altri locali più interclassisti come, appunto, i bar. Nella percezione comune - prosegue Cucchi - il trani era diventato un luogo poco elegante di fronte alle pretese di promozione che dal Sessanta in poi si manifestarono nella società. Una volta l'appartenenza si vedeva dal vestito che si indossava. Oggi dal locale che si frequenta. Mi ricordo una delle ultime osterie. Era a Porta Volta ed era tappezzata di fotografie di Fausto Coppi». Secondo Nanni Svampa, che proprio alla loro frequentazione deve in parte la sua fama, le osterie non ci sono più perché a Milano sono spariti l'euforia e l'ottimismo di una volta: «Per secoli la cultura dell'osteria fu legata alla cultura milanese, a sua volta legata al dialetto meneghino che era spontaneo e univa tutti: ricchi e poveri, milanesi e meridionali». MP