Il Barocco? Nasce così, nelle Marche

Fu lo "sconosciuto" Barocci ad aprire la nuova stagione dell'arte: un lungo percorso da Rubens a Maratta

Quando e come inizia il Barocco? Epoche e stili hanno tempi e luoghi certi, come se lo spirito della Storia stabilisse luoghi definiti e propizi, mettendo in relazione il potere e le forme secondo regole tanto rigorose quanto non rigide. Nei passaggi epocali da un secolo all'altro e, per almeno due volte, da un millennio all'altro, i mutamenti dell'arte sembrano caratterizzarsi nelle aperture di secolo, soprattutto a Firenze e a Roma. Ma accade che la rivoluzione giottesca, cioè fiorentina, abbia il suo luogo eminente in Padova, con la Cappella degli Scrovegni (1303-1305), e che ancora Padova sia capitale con l'arrivo di Donatello, 130 anni dopo. Poi toccherà a Roma con il Rinascimento di Raffaello e Michelangelo nelle Stanze vaticane e nella Cappella Sistina, a partire dal 1508; e con il Barocco.
Nella periodizzazione si conviene fare iniziare il Barocco a Roma alla fine del XVI secolo con l'arrivo del Caravaggio nel 1596 e la Santa Cecilia del Maderno del 1599, segnali di quella che sarà una tempestosa rivoluzione, a partire dalle caravaggesche cappelle Contarelli in San Luigi de' Francesi e Cerasi in Santa Maria del Popolo. Ma l'inizio del Barocco a Roma è anche Carracci in Palazzo Farnese, 1600, e, a seguire, tutti i più notevoli maestri della pittura italiana ed europea, fino all'attenuarsi della fiamma caravaggesca verso il 1630-35. Tra i campioni della più totalizzante esperienza barocca, c'è Rubens che, per incontrare Caravaggio e apprenderne dal vivo la lezione, giunge nel 1601 a Roma, dove più tardi, tra il 1607 e il 1608, dipinge le pale dell'altare maggiore nel coro della Chiesa Nuova dei Filippini, Santa Maria in Vallicella. Sono opere imponenti, su lastre di ardesia, che inaugurano una civiltà figurativa nuova. Rispetto a Caravaggio, ormai lontano da Roma, Rubens concepisce uno spazio aperto, propriamente barocco. Come osserva Giuliano Briganti Rubens «può considerarsi l'archetipo del Barocco». Da qui deriveranno, nei decenni successivi, le sempre più complesse e voluzioni del Lanfrancoe del Baciccio e di altri innovatori.
Ma le Marche? In tempo reale (nel 1608) lo stesso Rubens della Chiesa Nuova è a Fermo nella chiesa di San Filippo. La sua Adorazione dei pastori voluta da padre Flaminio Ricci è esattamente contemporanea all'Adorazione dei pastori dipinta da Caravaggio per la chiesa di Santa Maria della Concezione a Messina. Sono ormai due mondi di diversa verità e di diversa spiritualità, ma Rubens apre la strada maestra dei rapporti con Roma in una regione che era una naturale estensione dello Stato Pontificio, e ne aveva avuto un formidabile avamposto nella Santa Casa di Loreto. Il marchigiano Felice Peretti, divenuto Sisto V nel 1585, aveva affidato, come amministratore, il protettorato del primo santuario mariano della Chiesa al cardinale Antonio Maria Gallo. Gallo, appunto in vista alla basilica di Loreto nel Giubileo del 1600, promosse numerosi interventi decorativi nel grandioso edificio, e fra questi anche l'affresco nel salone delle feste del suo palazzo a Osimo, con il Giudizio di Salomone. L'autore è Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, lo stesso della cupola di Loreto. Gli studi di Massimo Francucci evidenziano anche i rapporti del cardinal Gallo con un altro protagonista della pittura barocca, Guido Reni. In mostra ne è prova la bella tavola con il Cristo coronato di spine, capolavoro giovanile di Reni. \.
Mentre Firenze e Roma si dibattono, tra il Vasari e il Cavalier d'Arpino, nelle secche dell'ultimo manierismo, le Marche sopravanzano quella concezione, rappresentata da Taddeo Zuccari, grazie alla sensibilità nuova, espressa con razionale voluttà da Federico Barocci (1535ca. – 1612). E non è senza significato che il suo ispiratore sia stato san Filippo Neri, che gli commissionò la Visitazione per la Chiesa Nuova, dove qualche anno dopo, estrema coincidenza, avrebbe lavorato Rubens. Barocci, urbinate, è il primo pittore barocco, quando ancora la parola non era nata. E negli anni in cui Caravaggio elabora, tra Milano e Roma, la sua «pittura della realtà», l'artista urbinate definisce uno spazio indefinito e vorticoso, in un'armonia perfetta tra il cielo e la terra, con estenuate morbidezze cromatiche.
Nessun dubbio che il Barocci preluda a Rubens (che ci diede uno schizzo del Martirio di san Vitale del Barocci), come nella Beata Michelina offrì un motivo di ispirazione al Bernini per l'Estasi di santa Teresa. Le date lo premiano, se è vero che la Visitazione della Chiesa Nuova è del 1583-86, la Presentazione di Maria al tempio, nella stessa chiesa, del 1593-1603, la Fuga di Enea da Troia del 1598, l'Ultima Cena nella cattedrale di Urbino del 1592-99.
Potremmo dunque concludere che il più importante pittore del Rinascimento italiano, Raffaello, è marchigiano. E marchigiano è il primo pittore barocco, Federico Barocci.