Il capitalismo è spompo Gli anticapitalisti ancora di più (purtroppo)

Non è detto che l’Occidente si esaurisca nel libero mercato. Ma le idee alternative sono poche e sanno tutte di vecchio

Non credo all’eternità del capitalismo e tantomeno alla sua insuperabile perfezione. Non credo che l’Occidente si esaurisca nel Libero Mercato, non credo che l’Europa si identifichi con l’americanizzazione del mondo e non credo che la civiltà coincida con la civilizzazione, prodotta dalla tecnica e dall'economia. Condivido la denuncia di Franco Cassano che viviamo la deriva dell’egonomia, ossia dell’economia rivolta al solo individuo, che nasce, si muove e si realizza solo nella dimensione privata, singola e utilitaristica. Condivido la denuncia di Costanzo Preve che con i tecnici al governo si esplicita il dominio delle oligarchie finanziarie transnazionali sulla sovranità statale, popolare e nazionale.

Condivido la tesi di Elido Fazi che è in corso la terza guerra mondiale, le banche contro i popoli. Condivido la denuncia di Giorgio Agamben sulla religione del denaro che divora il futuro, e mi sembra di leggere Ezra Pound e i suoi seguaci, da Auriti ad Accame. Condivido la critica di Pietro Barcellona al neoliberismo tecnocratico e di Roberto Esposito alla mistica del capitalismo. Condivido il monito del cardinal Bagnasco contro «l’economismo» che subordina la persona al profitto. Condivido la denuncia di Marco Guzzi che l’alienazione prodotta dal dominio dei tecnici ha raggiunto un grado tale che non siamo nemmeno capaci di riconoscerla...

Dopo aver tutto sottoscritto, riconosco che da questa critica così necessaria, vera e severa, non scaturisce altro che un nuovo pensiero negativo, ovvero una formidabile teoria critica della società presente e dei suoi altari, ma non sorge nulla di adeguato che possa sostituire o compensare il dominio presente. Balenano solo vaghe invocazioni di rifugi: nella democrazia, per taluni, o peggio nel triangolo partiti-sindacati-intellettuali; nella religione, per altri, che però è avvertita al tramonto almeno da noi dove si è spento il Dio storico che si fece Provvidenza, fede e monoteismo. O combinando prospettive fumose di democrazia, ecologia, diritti umani e spiritualità. Se la teoria non basta, affacciamoci nel mondo: c’è qualcosa di notevole e di promettente che si muove oltre il capitalismo? Nulla, in verità, nulla. Inesportabili i modelli economico-culturali dell’Oriente estremo, e quelli di Cina e India, dove tutto è diverso da noi: numeri, demografia, provenienza, forma mentis e cultura, classi e situazione sociale. Niente di diverso affiora in Europa, qualcosa forse di retrò e di pittoresco in sud-America, ma nulla che si adatti all’Europa.

E allora il problema vero oggi non è l’avvento dei tecnici e il primato mondiale dell’economia, ma l’inespressività della politica, la sterilità della cultura e l’assenza di orizzonti ulteriori o alternativi, antagonistici, divergenti o anche solo supplementari. Qual è il modello di riferimento culturale e politico, civile ed economico a cui riferirsi per superare il presente? Non c’è elaborazione di pensiero né sperimentazione pratica. Il Nulla.

Da noi, ad esempio, cresce nei giardini della filosofia una parola che si fa tam tam: realismo. Ne scrivono Eco, Esposito e Maurizio Ferraris, autore di un brillante Manifesto del nuovo realismo (Laterza). Ma non è il realismo cristiano della tradizione aristotelica e tomista né il realismo letterario di De Sanctis, il realismo machiavellico di Schmitt e nemmeno il realismo socialista di Luckàcs, il realismo scientista dei positivisti o il neorealismo cine-letterario. È un realismo di cui sfuggono i contorni, il senso e l’attinenza con la realtà; dove l’ontologia non sfiora l'Essere ma l’i pad. Il pensiero si fa digitale, il reale è touchscreen. Il realismo qui si oppone al reality e al populismo, frutti estremi del postmoderno, e si fa neoilluminista. Viene brandita la verità oggettiva contro le interpretazioni, ma una volta squalificata l’avversa interpretazione, viene revocata. Verità a intermittenza (un’applicazione filosoficamente imbarazzante di questa teoria apparve su Micromega dove i filosofi «realisti» richiamavano in servizio la Verità solo per condannare Berlusconi, criminale oggettivo; e poi tornavano al soggettivismo e al relativismo). Un realismo senza realtà e senza fondamento, inevitabilmente negativo, come coerentemente lo definisce lo stesso Eco.

Che parte da San Tommaso e finisce a Francoforte, da Adorno, Marcuse e il pensiero negativo, previo tappa di ristoro da Popper per dotarsi di munizioni scientifiche e passaporti liberali. Una circumnavigazione di mezzo secolo, dal Gruppo 63 al realismo negativo, senza re e senza realtà. Non vedi passione di verità e amore di realtà, scorgi solo teorie che rispondono a teorie e citano teorie, filosofie ironiche che reputano insensato puntare al cuore della condizione umana e ai suoi rapporti tra cielo e terra, nascere e morire.

Lo sconforto che ci resta, allora, non è legato solo al dominio dell’Egonomia o dell’Economismo, del Denaro o dei Tecnici ma all’assenza di ogni principio, esperienza o fonte alternativa e praticabile. Tutto quel che c’è di diverso, resta relegato nel passato e a volte negli orrori del passato: il comunismo e il socialismo democratico, il fascismo e il nazionalismo, il cattolicesimo solidale e il vecchio statalismo, il paternalismo e il tradizionalismo antimoderno. E oggi? Se non esistono più valori occorre essere valorosi, dice Nietzsche, ossia caricare quel deficit sulle spalle di eroici soggetti. Ma dove sono i valorosi in grado di compiere questa gigantesca Rivoluzione? Non s’intravedono. Ma è pur vero l’inverso, che non possiamo accettare la fine di ogni pensiero e ogni cambiamento ed eternizzare il presente e il suo dominio. Non possiamo restare per sempre avvitati all’economismo e alla tecnocrazia.

Perciò è bene che il pensiero si situi là sulla soglia a scrutare quel che si muove e quel che si spegne, a richiamare criticamente esperienze antiche, a discernere da ciò che è passato quel che invece resta vivo; e infine a suscitare almeno l’appetito della realtà in cerca di verità e in vista dell’avvenire. Un pensiero lieve e possente... Viceversa, se dichiariamo morto, impensabile e impraticabile ogni tentativo di pensare un diverso futuro, siamo solo automi o cadaveri. Cioè privi di vita o di libertà, di progetto o di animazione; o di ambedue, come è più probabile. E allora facciamo tesoro delle teorie critiche ma poi apriamo le finestre per vedere il mondo, stelle incluse, e per cambiare aria.

Commenti

Luigi Farinelli

Lun, 19/03/2012 - 08:46

A partire dal cosiddetto "Illuminismo" (anzi, anche da un pò prima), imposto col primo genocidio in epoca moderna al grido di "Libertà e Fraternità" il "progresso illuminato" ha creato, in sequenza il razionalismo scientiico. Darwin e Galton (non Immler o Goebbels) hanno detto che ci sono razze umane "superiori (bianche) e inferiori (neri ed Ebrei)", giustificando il conseguente colonialismo. Dal razionalismo scientista, la convinzione, ancor prima che volasse l'aeroplano, che ormai "fosse stato scoperto tutto", e che Dio"doveva stare fuori dalle magnifiche sorti prospettate per "l'uomo nuovo" massonico in rapida costruzione. Ed ecco l'egoismo e il nichilismo del XX secolo: milioni di morti fra comunismo, nazismo e, attualmente, con l'imposizione di "nuovi diritti dell'uomo" ultralaicisti (milioni di assassinii nei ventri materni, distruzione della famiglia e di ogni pincipio etico e morale). Bravi Massoni! Un bel risultato da estendere pure con la globalizzazione delle anime!

Gianfranco Rebesani

Lun, 19/03/2012 - 09:06

Con tutto il rispetto,e l'ammirazione,per Marcello Veneziani, mi sia consentito di riassumere sinteticamente quanto letto nell'articolo. Parafrasando quanto soleva dire Gino Bartali in poche parole : "li è tutto da rifare", ma sembra che ne manchi la soluzione,purtroppo.

Izdubar

Lun, 19/03/2012 - 09:15

Caro Veneziani, davvero una bella riflessione. Mi consenta tuttavia di amplificarne il finale, laddove Lei scrive: «Perciò è bene che il pensiero si situi là sulla soglia a scrutare quel che si muove e quel che si spegne, a richiamare criticamente esperienze antiche, a discernere da ciò che è passato quel che invece resta vivo». Una possibile via d'uscita sta proprio nel recupero degli eterni valori tradizionali, non tanto da riscoprire quanto da rilanciare con l'aiuto di quelle poche teste pensanti che non sono ancora stanche di gridare nel deserto. Alziamo quindi lo sguardo, vedrà che saremo vendicati.

leo rex

Lun, 19/03/2012 - 11:08

il Capitale, come la moneta, è solo uno strumento moderno utile per creare il mondo in cui viviamo. la differenza rispetto ai tempi antichi è che oggi si è moltiplicato senza misura ed è concentrato in poche mani, ansiose di produrne di nuovo e di poterlo controllare, guadagnandoci sopra. la differenza rispetto alla Prima Rivoluzione Industriale sta qui: mentre i primi "capitalisti" alla Marx investivano le proprie ricchezze nei nuovi processi di produzione meccanica, quelli di oggi li investono nei processi di produzione finanzaria, riducendo la produzione industriale, agricola o artigianale a strumento per la realizzazione dei propri scopi. tutto questo è prossimo al collasso. poi potrà seguire il "nuovo mondo". ma ha ragione lei, bisogna prima recuperare i valori e i principi antichi e universali che governano la vita umana da sempre e in ogni luogo. la chiami etica o civiltà, ma di quello si tratta. senza di essi, gli uomini sono destinati a cadere nelle mani del potere materiale.

Stefano Rossi

Lun, 19/03/2012 - 16:40

Si potrebbe pensare di dover recuperare valori nella Tradizione, ma non c’è comunicazione possibile tra coloro che ricercano se non in piccole comunità che restano limitate ed ininfluenti. Pare attenderci un sonno dall’incerto risveglio. Possiamo solo restare singolarmente vivi tra scarsi singoli viventi e tentare di cogliere qualche raro segnale trasmesso dall’etere e di questo farci contenti.

lunisolare

Lun, 19/03/2012 - 16:48

Quello che affermi è condivisibile, però noi in Italia non abbiamo provato ancora il federalismo che la Lega propone da anni, potrebbe essere una novità che potrebbe innescare un nuovo pensiero e nuove soluzioni, potrebbe essere la via attraverso la quale la politica ritorni al centro, potrebbe essere la soluzione, la risposta italiana alla crisi. Uscire dal momento attuale è difficile e arduo, i partiti devono rendersi conto che lo scenario è cambiato, la crisi sarà lunga, bisogna organizzarsi per far fronte al vuoto di idee del momento, il federalismo potrebbe essere l'incipit di un movimento politico di più ampio respiro.

Ritratto di lucios

lucios

Lun, 19/03/2012 - 21:11

caro Veneziani ammiro la sua culura che per brillare necessita dell'in-cultura generale. Le sue citazioni mi ricordano che ognuno la può cantare come vuole, lo scarso pubblico pur non capendo applaude. Applaude negli spettacoli tv, nelle catastrofi, nei lutti più gravi, applaude e si alza in piedi di fornte a chiunque, meritevole o no, vittima o carnefice. Caro Veneziani mi piace quello che scrive e come lo scrive, non mi piace la platea del nostro paese...

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 10:51

Prego vivamente far scorrere in ordine cronologico i miei previsti 6 commenti da 1.000, evitanto interferenze di altri.-- UN VIRUS CHIAMATO NICKNAME -- Ha il potere di uccidere qualità nobili dell'uomo. Il potere che esso rivela è quello di alterare 'i propositi espressivi correct' di quanti se ne appropriano. In un subdolo crescendo, nel tempo, il suo portatore, viene rimpiazzato nella propria identità etico-morale oltre che lessicale, dal suo facente funzioni. Inavvertitamente, a causa dell'assuefazione all'estraniazione della responsabilità che esso pratica. Esso è subdolo in quanto chi ne fa uso non si accorge di essere stato espropriato della sua intenzione profonda e soppiantato, convinto come è, di essere solo lui ad usare 'tecnicamente' il tutto. In realtà, leggersi in ciò che si è scritto con a fianco il nick, deresponsabilizza velatamente dall'essere autore dei contenuti, scaricando ogni lacuna 'da frettolosità' sull'altro. In questo modo 'l'altro' assurge a 'personalità'SEG

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 10:51

Prego vivamente far scorrere in ordine cronologico i miei previsti 6 commenti da 1.000, evitanto interferenze di altri.-- UN VIRUS CHIAMATO NICKNAME -- Ha il potere di uccidere qualità nobili dell'uomo. Il potere che esso rivela è quello di alterare 'i propositi espressivi correct' di quanti se ne appropriano. In un subdolo crescendo, nel tempo, il suo portatore, viene rimpiazzato nella propria identità etico-morale oltre che lessicale, dal suo facente funzioni. Inavvertitamente, a causa dell'assuefazione all'estraniazione della responsabilità che esso pratica. Esso è subdolo in quanto chi ne fa uso non si accorge di essere stato espropriato della sua intenzione profonda e soppiantato, convinto come è, di essere solo lui ad usare 'tecnicamente' il tutto. In realtà, leggersi in ciò che si è scritto con a fianco il nick, deresponsabilizza velatamente dall'essere autore dei contenuti, scaricando ogni lacuna 'da frettolosità' sull'altro. In questo modo 'l'altro' assurge a 'personalità'SEG

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 11:10

2°BRANO-che agisce, e, come tale, viene persino difesa nella sua deformata essenza dal suo conduttore. Il valore di uno scritto risente molto del rapporto interpersonale tra, poniamo, io, Dario Maggiulli e ciò che esterno. Addirittura, anche se il nome e cognome è scritto tutto in minuscolo o maiuscolo condiziona la correttezza del rapporto. Quantomeno rivela una sorta di tic psicologico che va a caratterizzare 'per la legge del galleggiamento' il modo difettoso di pensare. In una gamma diversificata, i Nick sono sfiguranti, anche gravemente, i loro titolari. Che, inavvertitamente, producono logiche disturbate. Il pensiero non cammina mai su di un binario coerente. E' sempre incline alla imperfezione, anche se di poco. Ma, spesso quel poco divarica, pescando nelle inevitabili defezioni di causa esogena. Con alterni allineamenti. Questa 'organettistica' dinamica impegna lo scrittore (ne sa qualcosa MV) ad una faticosa vigilanza. Il Nickname è (per alcuni in particolare) una seria minacc

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 11:10

2°BRANO-che agisce, e, come tale, viene persino difesa nella sua deformata essenza dal suo conduttore. Il valore di uno scritto risente molto del rapporto interpersonale tra, poniamo, io, Dario Maggiulli e ciò che esterno. Addirittura, anche se il nome e cognome è scritto tutto in minuscolo o maiuscolo condiziona la correttezza del rapporto. Quantomeno rivela una sorta di tic psicologico che va a caratterizzare 'per la legge del galleggiamento' il modo difettoso di pensare. In una gamma diversificata, i Nick sono sfiguranti, anche gravemente, i loro titolari. Che, inavvertitamente, producono logiche disturbate. Il pensiero non cammina mai su di un binario coerente. E' sempre incline alla imperfezione, anche se di poco. Ma, spesso quel poco divarica, pescando nelle inevitabili defezioni di causa esogena. Con alterni allineamenti. Questa 'organettistica' dinamica impegna lo scrittore (ne sa qualcosa MV) ad una faticosa vigilanza. Il Nickname è (per alcuni in particolare) una seria minacc

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 11:32

3°BRANO-Ora, immaginiamo invece una obbligatoria partecipazione col proprio nome e cognome. Tutti sarebbero inchiodati al rispetto del canone comunitario per 'disciplina sociale'. Così come quando siamo al volante, tutti, tendenzialmente siamo obbligati a rispettare i centimetri d'uso della traiettoria. Nei 'nostri' forum assistiamo a bizzarrìe concettuali a tutto campo, costellate di 'stravaganze nominali' che ben si attagliano alle incoscienti esternazioni. Ed il tutto confezionato con aggressività gratuita, usata come deterrente contro la facilmente prevedibile 'scontata' reazione. Quindi, siamo in presenza di una scoperta coscienza di natura iniqua. E, questo default della socialità, diventa presto la 'costante demonicità dipietrista' che costituisce solco attivissimo di reclutamento di nature deviate, pronte a far man bassa di ogni strumento perverso per rovesciare le 'consolidate armonìe sociali'. Il NICKNAME HA ORIGINI VILI. Pertanto deve essere combattuto con fermezza. Segue

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 11:54

4°BRANO-Questa interpretazione ci porta in un territorio del sociale più vasto. L'uso dell'orecchino o del diamantino al naso o all'orecchio (ho visto alcuni vigili urbani adottarlo), o dei jeans sbracati, o presentarsi al Quirinale con la cravatta e scarponcini da terreni paludosi, rivelano tutte, affezioni mentali, benevolmente ascrivibili alla maniacalità. Costituenti una sorta di pròtesi per la sofferta 'mobilità'.Ed anche quì, si avanza nel tempo, in compagnia di un 'estraneo' che impedisce di poter camminare con le proprie gambe. Tutte queste cose, quasi impercettibili, dei comportamenti umani, ai fini di un intervento 'clinico' per il miglioramento evolutivo di una civiltà in cammino, sono importantissime.Ovviamente, l'affresco è tappezzato da 'Battaglie di Anghiari' sepolte da guasti di ogni genere.Cosa dire di quanti sono schiavi della sigaretta, come i gas di scarico di un autotrasporto in città, che ci precede, noi in scooter?Comunque, il NICKNAME CI IMBRATTA.Riprendopiùtard

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 11:32

3°BRANO-Ora, immaginiamo invece una obbligatoria partecipazione col proprio nome e cognome. Tutti sarebbero inchiodati al rispetto del canone comunitario per 'disciplina sociale'. Così come quando siamo al volante, tutti, tendenzialmente siamo obbligati a rispettare i centimetri d'uso della traiettoria. Nei 'nostri' forum assistiamo a bizzarrìe concettuali a tutto campo, costellate di 'stravaganze nominali' che ben si attagliano alle incoscienti esternazioni. Ed il tutto confezionato con aggressività gratuita, usata come deterrente contro la facilmente prevedibile 'scontata' reazione. Quindi, siamo in presenza di una scoperta coscienza di natura iniqua. E, questo default della socialità, diventa presto la 'costante demonicità dipietrista' che costituisce solco attivissimo di reclutamento di nature deviate, pronte a far man bassa di ogni strumento perverso per rovesciare le 'consolidate armonìe sociali'. Il NICKNAME HA ORIGINI VILI. Pertanto deve essere combattuto con fermezza. Segue

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Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 11:54

4°BRANO-Questa interpretazione ci porta in un territorio del sociale più vasto. L'uso dell'orecchino o del diamantino al naso o all'orecchio (ho visto alcuni vigili urbani adottarlo), o dei jeans sbracati, o presentarsi al Quirinale con la cravatta e scarponcini da terreni paludosi, rivelano tutte, affezioni mentali, benevolmente ascrivibili alla maniacalità. Costituenti una sorta di pròtesi per la sofferta 'mobilità'.Ed anche quì, si avanza nel tempo, in compagnia di un 'estraneo' che impedisce di poter camminare con le proprie gambe. Tutte queste cose, quasi impercettibili, dei comportamenti umani, ai fini di un intervento 'clinico' per il miglioramento evolutivo di una civiltà in cammino, sono importantissime.Ovviamente, l'affresco è tappezzato da 'Battaglie di Anghiari' sepolte da guasti di ogni genere.Cosa dire di quanti sono schiavi della sigaretta, come i gas di scarico di un autotrasporto in città, che ci precede, noi in scooter?Comunque, il NICKNAME CI IMBRATTA.Riprendopiùtard

morganaflo

Mar, 20/03/2012 - 14:56

A Dario Maggiulli ,se me lo permette,vorrei dare un consiglio: legga " La Galassia Gutenberg" ,di Marshall McLuhan,così molti interrogativi gli verranno chiariti ed alcune sue affermazioni saranno meno categoriche.Non aggiungo altro per non venir meno ad una promessa fatta alla gentile signora Nadia Vouch,alla quale invio i miei saluti.

lunisolare

Mar, 20/03/2012 - 16:58

#Dario Maggiulli -Lei sostiene che il nickname sia una comoda copertura che il soggetto usa per esternare le sue opinioni, mentre l'uso delle proprie generalità imporrebbe un comprtamento consono e veritiero dei propri giudizi di merito. Provi a guardarsi allo specchio lei vedrà un immagine riflessa e crederà d'identificarsi e riconoscersi in tale riflessione, forse l'apparenza è quella ma quello che non sa è che quello che non vede, ma percepisce interiormente di se, lo specchio non lo riflette, quindi ci andrei piano con il colpevolizzare taluni compertamenti o modi di vestirsi, sono espressione di dinamiche inconsce che lei sottovaluta ed inoltre le generalità anagrafiche la catalogano all'anagrafe, non riflettono il suo io, quello che ha scritto è una parte di se insoffferente verso una forma di comunicazione stringente che esprime semplicemente un'opinione, giusta o sbagliata che sia al di là del nickname.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 17:57

5°BRANO-GIA'INVIATO ALLE 14,50- Non me ne vogliano i tantissimi NICKNAME, bravissimi a tutto tondo, senza ipocrisia. Che spesso superano di molto alcuni con nome e cognome. Ma, sicuramente, 'innovandosi', produrrebbero vette irraggiungibili. Che poi, le loro patologìe sono epidemiche, riuscendo a contagiare anche quelli forti e resistenti come me. Lo confesso, qualche volta mi è scappato di dare uno 'scappellotto', trasgredendo il famoso 'canone'. Te le tirano. Con questa mia giaculatoria però ho sollevato un problema che non solo esiste, ma che è anche come un grattacielo. Mi allaccio in questo modo all'ottimo#7lucios(280) che, in modo più generico, invoca l'indispensabile inculturazione. In effetti, la nomenclatura erudita è un peso più che strumento valido per guarire l'umanità. Occorrono interventi mirati. E poi più fiducia nelle buone risorse esistenti nella società. Prego quanti avranno la pazienza di leggermi di stropicciarsi bene gli occhi e non parlare a sproposito.Itemissaest

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 20/03/2012 - 18:06

INVITO quanti si sentono di poterlo fare, di giudicare le esternazioni che mi vedono bersaglio. Per me sono una conferma inoppugnabile che tutto quanto ho scritto prima è assolutamente pregevole, nelle verità enunciate. Non mi aspettavo questo risultato 'tanto confortante'.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 21/03/2012 - 08:57

13lunisolare(2176)-Non so se attribuire al suo uso di nick, o a qualcos'altro, il gravissimo inciampo nel quale è caduta. Se lo specchio altera la mia fisicità, lo fa di suo, non perchè io l'ho impostato perchè lo faccia. Così come lo specchio d'acqua in cui si riflette Narciso. Ma il nick, l'orecchino, (mi allargo) la laurea, 'vincere' il concorso in magistratura, ed altro, sono frutti della mia creazione, che esternano il mio 'cementato' sentire. Che mi appartengono così come l'anima appartiene al corpo. Ergo, IO HO RAGIONE. Ogni manipolazione di quanto in noi è 'naturale', costituisce sfregio grave. 'Ci' deturpa. L'essermi scomodato a produrre questi numerosi brani-commento pesca le sue ragioni esattamente nella gravissima svista in cui giacciono le masse di cui lei è pregevole 'specchio'. Prego nuovamente quanti intendono intervenire sulla questione di 'rileggermi' attentissimamente e di riflettere oltre a rileggersi prima di premere il tasto invia. Per evitare mie risposte ferme.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 21/03/2012 - 10:22

LASCIA stare La Galassia Gutenberg che non ha nulla a che fare con la mia sofisticatissima analisi, priva del tutto di interrogativi di sorta. Non perdere tempo con quel vuoto a perdere. Che enfatizza banalità di livello elementare. Casomai, soffermati sul pregevole CHOMSKY. I miei 'soverchi' commenti si prefiggevano di tratteggiare pignolescamente i tanti risvolti sottili della questione. Fra l'altro manifestando un igienicissimo spirito scientifico, avulso del tutto da intenti denigratori. Soltanto una 'rovente' disamina circostanziale. Crescete.

morganaflo

Mer, 21/03/2012 - 11:02

per Dario Maggiulli- ...il narcisismo,appunto. Forza,ché fra poco riuscirà ad "impostare" anche lo specchio.

morganaflo

Mer, 21/03/2012 - 14:14

Se proprio dobbiamo scomodare Chomsky (che secondo Dario Maggiulli solo lui conosce) diremo che Dario Maggiulli sta attuando la strategia "della distrazione".

lunisolare

Mer, 21/03/2012 - 15:04

#16 Dario Maggiulli -La sua disamina, cercavo di spiegarmi, non riguardano le cause ma gli effetti, per cui trascurando elementi inconsci determinanti le azioni, lei rischia di perdere di vista l'oggetto delle sue argomentazioni, trattando la platea dei commentatori dalla galleria.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 21/03/2012 - 18:15

#lunisolare(2179)-Mi spiace ma per comprendervi dovrei frequentare una 'scuola del sottosuolo', tanto le vostre 'lingue a sonagli' sono incomprensibili. Totalmente estranee alle coordinate di superficie. Ecco, io lo percepivo, quando avevo vent'anni (sino ad andare avanti a galoppo), che la donna poteva essere soltanto montata, superbamente. E più non dimandare. Il dialogo con lei, lo sentivo benissimo, era cosa impossibile, inattuabile, incompatibile con l'ecosistema. E forse è sempre soltanto per questo che mi attrae terribilmente, perchè con lei io vado subito al conquibus senza remore, senza scrupoli alcuni, sicuro di fare centro. Lo ha voluto la Natura. Se la Natura avesse voluto che della donna si sarebbe dovuto fare interlocutrice accreditata, l'umanità si sarebbe già estinta. A proposito di libri, leggetevi il MOEBIUS -l'inferiorità mentale della donna- che non la criminalizza del tutto. Le riconosce campi dominanti superiori per certi versi a quelli dell'uomo, malamenteèmaschi

morganaflo

Mer, 21/03/2012 - 19:22

La mente di certuni è affetta perennemente e irrimediabilmente da volgarità intellettuale ed è capace di produrre solo affermazioni reazionarie se non addirittura risibili.

Elio Rosso

Mer, 11/04/2012 - 10:02

Sottoscrivo appieno l'articolo di Veneziani, il suo richiamo ad alcune delle menti più lucide, e poco ascoltate, del panorama intellettuale italiano: Cassano, Barcellona, Preve...L'incapacità anche di questi fini intellettuali di proporre idee forti per l'avvenire. Siamo nella ore più cupe della notte, scrutiamo l'abisso sperando che vi sia il primo baluginio della luce aurorale. Ma non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto. Dobbiamo studiare, ricercare, cercare nuove vie senza paura, abbandonare i luoghi comuni di un pensiero oramai logoro, osare. Il capitalismo così come si è evoluto probabilmente ha imboccato la sua parabola discendente, a noi l'arduo ma straordinario compito di pensare un mondo nuovo.

Elio Rosso

Mer, 11/04/2012 - 10:02

Sottoscrivo appieno l'articolo di Veneziani, il suo richiamo ad alcune delle menti più lucide, e poco ascoltate, del panorama intellettuale italiano: Cassano, Barcellona, Preve...L'incapacità anche di questi fini intellettuali di proporre idee forti per l'avvenire. Siamo nella ore più cupe della notte, scrutiamo l'abisso sperando che vi sia il primo baluginio della luce aurorale. Ma non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto. Dobbiamo studiare, ricercare, cercare nuove vie senza paura, abbandonare i luoghi comuni di un pensiero oramai logoro, osare. Il capitalismo così come si è evoluto probabilmente ha imboccato la sua parabola discendente, a noi l'arduo ma straordinario compito di pensare un mondo nuovo.