Dalle intercettazioni spunta il tesoro dei Rovelli

da Milano

È il 30 ottobre 2006 e Oscar Rovelli, figlio del defunto finanziere Nino, parla spericolatamente al telefono con Pierfrancesco Munari, professionista e consulente della famiglia. Gli inquirenti, spiega Munari, «vogliono sapere se c’è qualcosa. Non c’è niente, basta». «E loro - ribatte Rovelli junior sempre riferendosi agli investigatori - dicono: “Ci interessano i 500 milioni”». «Tanto - lo rassicura Munari - non li troveranno mai». Per il gip di Monza Franca Anelli quel dialogo incauto costituisce una vera e propria confessione. Insomma, le intercettazioni fra i due, ora diffuse dall’Apcom, spiegano la ragione per cui la Procura di Monza ha ottenuto il 12 gennaio scorso l’arresto della coppia, accusata di riciclaggio.
Un fatto è certo, i Pm di Monza si sono rimessi alla caccia del «tesoro» versato nel 1994 dall’Imi ai Rovelli: non 500 milioni di euro, come afferma Munari, ma 250 al netto delle tasse italiane e svizzere. Quel fiume di denaro sarebbe stato dirottato verso i Rovelli dagli avvocati Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico: i tre avrebbero comprato il giudice Vittorio Metta, arbitro della contesa civile fra l’industriale e l’Imi. Il processo Imi-Sir si è chiuso solo pochi mesi fa in Cassazione con alcune pesanti condanne e l’assoluzione di Primarosa Battistella, la vedova di Nino e madre di Oscar, ma nell’Italia delle saghe giudiziarie, ecco subito la nuova indagine di Monza, partita dal punto di domanda su cui Milano si era arenata: che fine hanno fatto i soldi? Nel 2006 viene indagata per riciclaggio la signora Battistella. Puntualmente Oscar e il fido Munari commentano il fatto. «Che cosa devo dirgli?» (all’avvocato, ndr), chiede Oscar. «Niente, chissenefrega, lasci perdere tutto, lasci perdere, non ce ne frega niente», risponde Munari. «E allora - riprende Rovelli - cosa gli dico?». «Niente - insiste l’altro - dici.. i soldi non ci sono più, mia madre ha più di settant’anni, fine». «Certo - ragiona ad alta voce Rovelli - gli dico, mamma ha più di settant’anni, i soldi li ha spesi tutti, basta».
Per il gip «è bastato che gli indagati venissero a conoscenza di un’attività giudiziaria per rogatoria» in Svizzera «perché i fondi ex Imi silenti e sommersi per un decennio ricomparissero su due conti aperti da Wachovia Corporation Securities pronti però per essere nuovamente schermati e rimessi in fuga».