"Dateci le case", rom denunciano il Comune

Dieci nomadi del campo di via Triboniano citano in giudizio sindaco,
prefetto e ministro dell’Interno. E reclamano gli alloggi popolari: "Siamo stati discriminati. Ora la Moratti sospenda gli sgomberi"

Pacta sunt servanda, questa volta, rischia di suonare un po’ paradossale. Perché a chiedere al Comune di rispettare i patti sono i rom di via Triboniano, e non viceversa. Dieci nomadi che a settembre avevano sottoscritto i "progetti di autonomia abitativa", infatti, hanno citato in giudizio il sindaco Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che - denunciano - si sarebbero rimangiati la parola rispetto agli accordi firmati per l’assegnazione delle 25 case popolari alle famiglie individuate da Casa della carità. Così, nel ricorso presentato in sede civile, i rom chiedono ai giudici di "ordinare alle amministrazioni di dare pieno e esatto adempimento ai predetti progetti assumendo ogni necessario provvedimento affinché ai ricorrenti sia consentito prendere possesso degli alloggi stessi e sospendendo, sino alla materiale assegnazione dei predetti alloggi, i provvedimenti di allontanamento o sgombero dal campo nomadi ove i attualmente risiedono; pagando ai ricorrenti gli importi indicati nei progetti e infine garantendo ai "referenti del presidio sociale" che hanno sottoscritto detti progetti il rimborso delle spese necessarie per la ristrutturazione degli alloggi". Ma c’è dell’altro.
I nomadi, assistiti dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, vogliono infatti che il tribunale "accerti il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni e consistente nell’aver ripetutamente dichiarato, in particolare per bocca del ministro Roberto Maroni e del sindaco Letizia Moratti, che non sarebbe stato consentito ai ricorrenti di prendere possesso degli alloggi individuati nei progetti di autonomia abitativa sottoscritti dai ricorrenti e a essi assegnati in forza di detti progetti". Sindaco, prefetto e ministro, in altre parole, avrebbero fatto una clamorosa marcia indietro rispetto agli accordi sottoscritti a settembre (assegnazione in locazione di 25 alloggi Aler).
"Lo scopo di questo ricorso - spiega l’avvocato guarsico - è semplicemente quello di ottenere rispetto degli accordi che tra l’altro è l’unico che consentirebbe realmente di superare l’emergenza dei campi nomadi e di andare verso una situazione di normalità e integrazione". Dura la replica del presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni: "Non c’è neppure un briciolo di riconoscenza nei confronti di quelle istituzioni che hanno aperto e mantenuto il campo, offrendo ai nomadi l’occasione per integrarsi realmente nel tessuto sociale milanese". Sulla stessa linea il vicesindaco Riccardo de Corato: "è un ricorso a orologeria grottesco e a dir poco surreale".