De Benedetti boccia Bersani"E' più efficace la versionedi Crozza che l'originale..."

L'Ingegnere critica il segretario democratico e si dice deluso dalla sua efficacia comunicativa. Dopo Renzi, Veltroni e Prodi, Bersani colleziona stroncature

Ormai è diventato un collezionista di bocciature. Pier Luigi Bersani ne incassa una dietro l'altra. Ma il bello è che lui rimane convinto di essere l'artefice della svolta politica, sicuro che il suo Pd sia stato fondamentale per la caduta del governo Berlusconi. Il segretario democratico è "orgoglioso del Pd, un partito compattissimo". Ma sembra che di lui siano in pochi ad essere orgogliosi.

L'ultima critica in ordine di apparizione arriva addirittura dal detentore della tessera numero uno del Partito democratico. Quell'Ingegnere Carlo De Benedetti che in un'intervista al Corriere della Sera si mostra deluso dell'attegiamento del partito e smonta l'efficacia comunicativa di Bersani.

"Il Pd non ha corrisposto alle aspettative mie e a quelle di tanti entusiasti alla sua nascita. Bersani è un'eccellente persona, è stato un ottimo ministro, si è dimostrato anche in questa circostanza un politico eccellente, fermo e intransigente sui suoi principi ma duttile come la circostanza richiedeva; ma, in un'epoca in cui la comunicazione è così importante, lui è più efficace comunicativamente nella versione Crozza che in quella originale".

Insomma, probabilmente con il comico al posto di Bersani l'efficacia e l'autorevolezza del maggior partito d'opposizione ne avrebbero guadagnato. Il che è tutto dire. Ma oltre a De Benedetti, la verità è che mai come adesso la leadership di Bersani sembra posta in discussione.

Prima dell'Ingegnere, anche il Professore Romano Prodi aveva speso parole non proprio di encomio nei confronti di Bersani. "E' una persona eccellente, di grandi capacità, posso dirlo, è stato mio ministro, ma non riesce a "uscire"...Non è confortante leggere che, con quel che succede, nei sondaggi il Pd non riesce a crescere come ci si aspetterebbe".

Insomma, tutti lo lodano, ma pochi lo vogliono. Per non parlare poi delle divergenze in seno al suo partito (con il rottamatore Renzi in primis, ma anche con i veltroniani e i fioroniani), di quelle al di fuori del partito (il patto di Vasto con Di Pietro e Vendola è ancora tutto da scrivere) e dei cambiamenti di linea (voleva le elezioni, poi si è convertito al governissimo). Non dimenticando infine forse la madre di tutte le sue sconfitte: non essere riuscito a fare cadere Berlusconi con le armi della politica.