De Corato aggredito a pugni "Poteva anche uccidermi"

Picchiato al mercato di Natale in piazza Sant’Alessandro. Il portavoce di Pisapia lo salva. Sette giorni di prognosi

«Se avesse avuto un coltello o che so una pistola, avrebbe anche potuto uccidermi». È ancora scosso il vicesindaco. Alle 17,30 è ancora al pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli, con il naso dolorante, la testa che gira e il foglio con sette giorni di prognosi firmati dal medico di turno. Ma è difficile che lo stakanovista di Palazzo Marino si assenti un giorno.
Dopo gli slogan urlati dai centri sociali, le minacce sui muri dei quartieri dove prova ad applicare il regime della tolleranza zero (vedi Chinatown) e i manifesti con il suo volto comparsi solo qualche notte fa sotto casa - un avvertimento per dire «sappiamo dove abiti e veniamo a prenderti quando vogliamo» - questa volta Riccardo De Corato le ha prese sul serio. «Pugni, schiaffi, non si fermava più» racconta. E «non in una zona a rischio, dove avrei potuto immaginarlo, ma in pieno centro e in un bar tranquillo. Chi se lo aspettava?». È stato aggredito ieri pomeriggio in piazza Sant’Alessandro da un uomo di 61 anni che vive a Parabiago mentre si trova in un bar della piazza, dove è andato a inaugurare il mercatino di Natale allestito dai commercianti. Il tempo di un tè e si trova davanti «questo uomo tarchiato, ben piazzato». Un italiano con precedenti penali per resistenza a pubblico ufficiale, che ha riferito di essere senza fissa dimora e dopo lo scontro ha avuto un malore ed è stato portato al Policlinico.
Si è avvicinato a De Corato che ha allungato la mano per stringergliela, ma l’uomo ha iniziato a inveire contro di lui, a sventolare un foglio e a protestare per le troppe multe ricevute, «mi ha accusato di essere un mafioso» riferisce il vicesindaco. E sono iniziate le botte. La scorta che segue costantemente il vicesindaco e senatore del Pdl era a pochi metri ma fuori dal locale, non ha assistito alla scena. A fermarlo, ironia della sorte, è stato Giovanni Zanchi, portavoce del candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia. «Ero nel bar, quell’uomo lo ha chiamato per nome, ha iniziato a gridare e gli ha mollato quattro schiaffoni. Sono intervenuto e l’ho bloccato alle spalle con l’aiuto di un cameriere». Poi è entrata subito la scorta e sono arrivati vigili e carabinieri.
De Corato, che presenterà una querela, non vuole parlare di odio politico né si paragona a Berlusconi che un anno fa a Milano, fu aggredito da Massimo Tartaglia («per carità al premier andò molto peggio»). Ma certo sente il peso delle continue minacce, un ruolo di vicesindaco sempre nel mirino: di rom, antagonisti, studenti. «Vivo come può vivere una persona sotto scorta, e con le minacce sotto casa o gridate durante i cortei. Ma devo fare i conti pure con persone pericolose che mi accusano di aver perso la casa popolare o la licenza. Arrivano e ti possono tirare un sacco di pugni, se avessero armi le userebbero. Fa parte dei rischi del mestiere». Si domanda però «come faceva a sapere che mi trovavo lì, non è stata un’improvvisata». Quando ha saputo che lo ha salvato dal portavoce di Pisapia si è messo a ridere: «Guarda un po’ cosa ti può capitare. Lo ringrazierò di persona». Il ministro dell’Interno Roberto Maroni lo ha chiamato e gli ha assicurato adeguate indagini. E subito gli ha telefonato il sindaco, che esprime «vicinanza a Riccardo sempre in prima linea per dare risposte concrete alla città, quanto successo è inaccettabile, ogni gesto di violenza va condannato col massimo rigore. Gli auguro pronta guarigione, Milano ha bisogno del suo impegno».