La dea Marta e Burlando pilota: la Bai si scatena sui vizi dei vip

Grandi applausi alla prima al Politeama. Il sindaco: «Ho riso dall’inizio alla fine». Alfredo Biondi: «La goliardia è libertà»

(...) La tradizione vuole che nella compagnia recitino solo uomini. Bastano gonnellini, piume di struzzo e tante ore di prove per farli diventare ballerine della Rivista, tema del nuovo spettacolo, al Politeama di Genova fino al 13 gennaio.
Il primo «agguato» degli attori è sulle scale che portano alla platea. Al sindaco Vincenzi, che tenta di sgattaiolare via con il marito, è dedicato il coretto da stadio («faccela vedé...»). Gianni Plinio (An) e Matteo Rosso di Forza Italia se la cavano con la foto ricordo.
«Burlando? Toccarsi le palle!». Lo spettacolo è iniziato da poco, la scena si svolge sull’autobus dell’Amt. I passeggeri imprecano per la ressa («quando parte sto cassonetto?) e il vigile fischia («quando è pieno di rumenta come voi»). Il bus inchioda alla fermata Erzelli. Il presidente della Regione (che non è tra il pubblico) sta viaggiando «contromano-senza patente-senza documenti-solo con il tesserino da parlamentare». La Vincenzi ride, ma subito dopo tocca a lei. «Marta fa la modella sui giornali, è magra come una piuma». «Sì, ma con lo struzzo attaccato». Risate e applausi.
La scena si sposta nell’«ufficio vaffa». Una nonnina si sfoga con i politici e le arriva il conto: 10 euro. Gli attori, armati di microfono, scendono allora nella prima fila per chiedere ai vip chi vorrebbero «mandare a quel paese». Franca Brignola e Matteo Rosso «passano», mentre il sindaco ammette: «Non lo posso dire». Il professor Franco Henriquet è più sincero: «Quelli che mi vogliono male».
Non poteva mancare il calcio. «Perché la Samp non è quotata in borsa? Quest’anno non si è vista un’azione...». «La fame nel mondo? Preziosi ha detto che non è fame, è voglia di qualcosa di buono». E scatta l’«intervallo».
La seconda parte dello spettacolo è ancora più spassosa. L’Uomo ragno e Batman concordano: «Con gli stipendi di oggi bisogna essere dei supereroi per arrivare a fine mese». Spider man confessa: «Non pago le tasse». L’uomo pipistrello aggiunge: «Non ha prezzo mandare in c... Prodi».
Si «torna» subito a Genova. C’è un pellegrinaggio dalla Dea Vincensis, «apparsa in sogno sopra un Pissarello che dice: Belin, che gnocca!», a lei ci si rivolge per risvegliare pulsioni sopite. C’è anche la dea che prende il nome dall’assessore Montaldo «conta musse».
Torna in scena Burlando, tuta rossa da pilota Ferrari e volante in mano, insieme alla Vincenzi. «Te me agiti, Marta» confessa lui. «Perché sono bella?» chiede subito lei. «Avrei altre cose da dire» sbuffa il governatore-Schumacher. La Baistrocchi li bacchetta entrambi: prima ricordando gli apertivi del governatore da 650 euro, poi portando in scena Cleto («o meglio Cletino»), il raccomandato del sindaco che strappa applausi e risate a ripetizione. Il sindaco (quello vero) dice qualcosa dalla prima fila. «Zitta! - le urla Edoardo Quistelli dal palco - Era l’univa volta in cui non doveva parlare». E giù risate.
Arriva il gran finale, con il Can-can e i vip chiamati sul palco. «Prima il rettore o il sindaco?» si chiedono gli attori. «Prima il magnifico, poi la magnifica» risponde tra le risate la Vincenzi. Gaetano Bignardi (il magnifico, rettore) dedica un saluto all’attore Biancalana. La Vincenzi racconta di aver «riso dall’inizio alla fine», dedica un pensiero a Schiaffino e conclude: «Lunga vita alla Baistrocchi!». La chiusura è per l’onorevole Alfredo Biondi, ex baestrocchino. «Non mi offendo quando mi danno del goliardo per le mie battute, la goliardia è libertà - dice - Continuo a guardare queste ragazze sul palco, mi sembrano quasi bòne...». È lo spirito della Baistrocchi.