Decreto liberalizzazioniI partiti annuncianobattaglia in parlamento

Napolitano ieri ha firmato il decreto (<strong><a href="http://www.ilgiornale.it/web/pdf/DL_LIBERALIZZAZIONI.pdf" target="_blank">leggi il testo completo</a></strong>): ma in parlamento sia Pdl che Pd sono intenzionati a dire la loro. Fiducia sul Milleproroghe. Braccio di ferro sulle pensioni degli autonomi

Roma - Il decreto sulle liberalizzazioni è stato controfirmato da Napolitanoo. Questa mattina sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale e, quindi, entrerà formalmente in vigore. Poi la parola passerà al Parlamento, ad iniziare dalla commissione Industria del Senato. E i partiti promettono battaglia. Sia Pdl che Pd, infatti, sono intenzionati a dire la loro e non restare fuori dalla partita. «Fare gli spettatori su un provvedimento tanto importante non avrebbe alcun senso», spiega il pdl Guido Crosetto. E pure il vicesegretario del Pd Enrico Letta è convinto che «il decreto si può migliorare» e annuncia che il suo partito è pronto a «fare proposte».

A differenza di quanto aveva auspicato Mario Monti, insomma, sulle liberalizzazioni i giochi potrebbero non essere ancora del tutto fatti. Soprattutto a via dell’Umiltà, infatti, spingono per rimettere mano al decreto, anche per dimostrare che il Pdl non è schiacciato sull’esecutivo come sostiene Umberto Bossi. Serve, dunque, dare un segnale sia al proprio elettorato che alla Lega. E cercare di portare a casa qualche punto rimettendo mano al decreto sulle liberalizzazioni potrebbe essere un primo passo.

Il problema, però, è che sia nel Pdl che nel Pd sono ben consapevoli del fatto che aprire il vaso di Pandora potrebbe essere pericoloso perché se si comincia con gli emendamenti si sa dove si inizia ma non si sa dove si finisce. Ecco perché il governo alla fine potrebbe decidere di mettere la fiducia sul provvedimento così da blindarlo. E, di fatto, fare un favore anche a i due maggiori partiti che lo sostengono in Parlamento che - al di là delle dichiarazioni pubbliche - sanno bene che non è su questo decreto che si può mettere in crisi il governo. Si vedrà nei prossimi giorni.

Per il momento, intanto, si va verso la fiducia sul Milleproroghe che venerdì dovrebbe chiudere il suo iter. Intanto è ancora braccio di ferro nel governo - tra il ministero del Welfare e quello del Tesoro - sull’innalzamento dei contributi previdenziali per gli autonomi, previsto nel decreto Milleproroghe che ieri è tornato in commissione su richiesta del Pdl. A via dell’Umiltà, infatti, non gradiscono una misura che punisce soprattutto l’elettorato di centrodestra mentre le altre misure sulla previdenza contenute nel decreto premiano l’elettorato del Pd. Le trattative, però, vanno avanti alla ricerca di una misura alternativa che dia lo stesso gettito visto che l’aumento dei contributi per gli autonomi serve a coprire una modifica della riforma delle pensioni che riguarda i lavoratori «precoci» e «esodati».

Ecco perché il Milleproroghe è tornato in commissione. Una mossa che per altro permetterà al governo, se sarà in grado di offrire una mediazione valida per tutti che sia votata in commissione, di poter poi porre la fiducia sul testo licenziato da quest’ultima per l’aula. Non a caso, il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha ribadito di essere «contraria» ed ha «auspicato» che il Tesoro trovi una copertura diversa proponendo come misura sostitutiva l’incremento del contributo di solidarietà per le pensioni d’oro. Questa mattina, quando la commissione tornerà a riunirsi, si saprà se la notte ha portato consiglio.