Negli edifici del degrado il covo dei clandestini

Per il capo della Polizia Scalo Romana è pericoloso. Qui si recluta manovalanza criminale disposta a tutto

Sono il vero tallone d'Achille delle città, la fucina della manovalanza criminale. E nella zona controllata dal commissariato Scalo Romana, una delle quattro più «calde» secondo quanto dichiarato dal capo della Polizia Franco Gabrielli, gli edifici abbandonati sono molti. Troppi, secondo gli agenti: nella zona si contano centinaia di persone non identificate che li usano come dormitorio. E tra loro sono decine quelli che cadono nelle maglie della criminalità organizzata: questi buchi neri dove chiunque può andare e venire possono nascondere di tutto, ma soprattutto offrire un rifugio sicuro dalle forze dell'ordine per chi deve reclutare manovalanza disposta a tutto. Immigrati irregolari e chiunque sia già nella zona grigia della società, qui può trovare un modo per sbarcare il lunario. O la morte.
Il caso di Fabio Aloisi, 37 anni e nessun problema economico, rimbalzò su tutti i giornali: entrò nei palazzi abbandonati il 13 ottobre 2015 e ne uscì senza vita il giorno successivo. Meno di una settimana fa è toccato invece a un polacco di 66 anni, deceduto per il freddo. Oggi i cinque palazzi, residuo del fallimento Ligresti, aspettano la fine del mese per sapere se sarà confermato il loro futuro: sono stati acquisiti da una società della galassia Cassa Depositi e Prestiti, la cassaforte dello Stato che negli ultimi anni ha rilevato diverse proprietà con problemi a Milano. Nello shopping del fondo statale sono finite, ad esempio, parte delle caserme dismesse dopo il fallimento del loro rilancio tentato dalla giunta Pisapia. Entro fine gennaio si dovrebbe concludere l'iter burocratico e potrebbe iniziare la cantierizzazione dell'area.
Ma questo è solo uno dei molti casi che appesantiscono la situazione di quartieri già complicati come Stadera: è uno di quelli in cui le forze dell'ordine rilevano un'elevata presenza di criminali sia italiani che stranieri. Se vicino si mette anche la «fabbrica» di potenziali manovali, difficile che la qualità della vita se ne giovi. Come gestire questi buchi neri delle città però resta molto complicato: i curatori fallimentari difficilmente hanno i mezzi economici per predisporre misure di sicurezza efficaci. E la tragedia è sempre alle porte: in via De Sanctis 10, ex azienda chiusa da anni, questa estate è scoppiato anche un incendio in cui non risulta che qualcuno si sia fatto male. Ma in questo periodo la cronaca nazionale ha riportato di più casi di edifici senza controlli che hanno preso fuoco per qualche errore degli occupanti abusivi che cercavano di combattere il freddo.
L'illegalità però attira illegalità e nella zona del commissariato Scalo Romana, l'ex centro delle Ferrovie da cui prende il nome è uno dei buchi neri dell'area, ci sono ancora i bar chiusi perché basi dello spaccio come quello di via Neera 100. Uno, ma non l'unico. Perché le bande qui hanno un sistema complesso: si parte dai posti dove reclutare, come la ex scuola acquisita dal gruppo Bnp Paribas diventata una base per gli spacciatori marocchini. O proprio terreni e fabbricati lungo l'asse ferroviario dello Scalo Romana, altra terra di nessuno. O ancora la zona di Corvetto dove maghrebini dediti al piccolo spaccio e rapine di basso profilo sono decine.
E a volte si organizzano giri complessi, come quello stroncato in ottobre: Buabid M., marocchino di 38 anni, prendeva accordi per le quantità di cocaina da smerciare sugli autobus e poi prelevava quanto necessario da macchine parcheggiate che avevano la funzione di deposito di droga. Un'organizzazione con alle spalle un giro più grosso.
A volte, come nel caso di un immobile acquisito dall'ente previdenziale dei medici, le proprietà hanno le risorse per mettere in sicurezza gli edifici, ma sono casi rari. Come per Aler, nonostante la tragica situazione dei proprio conti, ha trovato i fondi per alzare i muri di via Palmieri, ma ancora non basta. Se non ci saranno interventi più ampi, per le forze dell'ordine è come l'impresa di svuotare il mare con un cucchiaino. Un mare che, come sottolineato da Gabrielli, può riservare molti pericoli vista la facilità con cui un ambiente di questo tipo favorisce l'illegalità in ogni sua forma.