Depressione e suicidi: arriva il telefono amico per salvare i poliziotti

Prima i numeri: negli ultimi dieci anni si sono suicidati centotrentadue poliziotti, una media di uno al mese; duecento carabinieri, il doppio rispetto agli agenti della Ps, e settantacinque uomini della Guardia di Finanza (tutte le cifre s’intendono a livello nazionale). Poi la soluzione: offrire un servizio di supporto psicologico telefonico e la possibilità di usufruire di una serie di incontri «face to face» per gli agenti in difficoltà. Il tutto all’esterno del dipartimento dove operano per garantire al meglio l’anonimato e la privacy. L’esperimento - il primo in Italia - è partito all’inizio dell’anno e da allora le chiamate ai numeri di sostegno sono state una ventina. L’idea è venuta a Carmine Abagnale, consigliere comunale e segretario generale provinciale del Coisp (Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia) che insieme all’Api, (Associazione poliziotti italiani) alle associazioni Aras, Metandro e il centro di terapia neurovegetativa dell’Università Statale hanno voluto mettere in piedi il progetto «Sirenity».
«Come associazione sindacale e con il sostegno del Comune, abbiamo pensato di trovare degli specialisti esterni - spiega Carmine Abagnale -, un punto di riferimento per gli agenti in caso di necessità». Di crisi, per la precisione perché il metro del disagio sta proprio nelle cifre dei suicidi, alcuni dei quali - ricorda Abagnale - addirittura «plateali». «Come forze dell’ordine, ogni amministrazione ha già un ufficio sanitario all’interno della struttura - continua il segretario generale della Coisp -, ma è proprio la vicinanza al luogo del lavoro che inibisce molto spesso la segnalazione dei poliziotti. E negli ultimi dieci anni, non è riuscito a frenare il numero dei suicidi: un agente che si rivolge a questo ufficio viene sospeso dal servizio o messo in malattia».
Il progetto Sirenity prevede tre livelli di assistenza: l’ascolto, attraverso il telefono attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, dove Aras fornisce una prima consulenza e un supporto per valutare se il problema ha bisogno di essere gestito da professionisti. Il secondo con il servizio di supporto telefonico e alla persona fornito dallo staff di psicologi, counsellor e volontari di Metandro. Infine, il centro di terapia neurovegetativa della Facoltà di Medicina della Statale, dove gli agenti possono avere indicazioni sul loro stato di stress fisico. «Rispetto ad altri, il lavoro di un poliziotto è sottoposto a sollecitazioni psicologiche maggiori - continua Abagnale -. Non solo, ma spesso gli agenti si sentono frustrati perché vedono vanificati nel nulla i loro sforzi nel momento in cui arrestano una persona che viene rilasciata dopo poco». Senza contare le difficoltà umane e pratiche che implica un trasferimento in una città diversa dalla propria, o il rapporto con i colleghi. «Il disagio emerge dalla voce dei poliziotti - aggiunge Valentina Giannella, collaboratrice di Meandro -. Adesso c’è qualcuno che li ascolta, un telefono amico e un’associazione che li accoglie personalmente».