Depressione Al Policlinico si cura con la corrente elettrica

L’ultima frontiera nella cura degli stati depressivi più gravi arriva dal Policlinico di Milano dov’è stata messa a punto una «pila» in grado di ricaricare il cervello. Una neurostimolazione meno invasiva del pace-maker antidepressione in sperimentazione all’istituto neurologico Carlo Besta. Il nuovo dispositivo progettato in via Francesco Sforza potrebbe ridare la speranza a tante persone, se si considera che a Milano sono ben 100mila le persone che soffrono di depressione, un terzo delle quali affette dalle forme più gravi farmacoresistenti. Una tecnica studiata nel 1998, e diffusasi nel mondo, dal professor Alberto Priori dell’Università degli Studi che ieri al Policlinico ha presentato la «Stimolazione transcranica con correnti dirette» i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Affective Disorders. «Si tratta di una metodica - spiega Alberto Priori, direttore del Centro Clinico per la Neurostimolazione della Fondazione Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena - che non ha niente a che vedere con l’elettroshock cui si è sottoposto qualcuno dei 15 pazienti affetti da depressione maggiore grave che hanno partecipato al nostro studio partito nel 2007. A questi pazienti sono stati posizionali frontalmente sulla cute del cranio due elettrodi (più grandi di quelli per l’elettroencefalogramma) che connessi ad un dispositivo (simile ad una pila) trasmettono una corrente continua di bassa intensità per quindici minuti due volte al giorno per cinque giorni». «Dopo la terapia i pazienti rimanevano ancora ricoverati un paio di mesi, per poi ritornare a controlli periodici a distanza di settimane». E i miglioramenti? «Ci sono stati già al terzo giorno, i pazienti erano più motivati e collaboranti. Alcune pazienti che si erano lasciate andare, non si lavavano e pettinavano si mettevano in ordine. L’85% è nettamente migliorato, gli altri pazienti hanno mostrato lievi miglioramenti». I risultati sembrerebbero buoni, ma quali altri vantaggi comporta questa tecnica? «Non è invasiva, non ci sono effetti collaterali, è adatta a pazienti anziani ed a donne in gravidanza che non possono assumere farmaci e - conclude il professor Priori - è anche economica: l’apparecchio ambulatoriale costa meno di mille euro».