Dessì e Armilliato Coppia da melodramma

Insieme nella vita, insieme nell’arte per dare a chi ascolta il meglio dei loro sentimenti. Ci riferiamo a Daniela Dessì e Fabio Armilliato che domani, in Auditorium, alle ore 20.30, daranno vita alle arie più amate dell’opera lirica. L’orchestra sarà, naturalmente, quella della Verdi che, diretta da Marco Boemi, darà inizio al concerto con l’ouverture verdiana dei Vespri Siciliani. Entra poi in scena Fabio Armilliato che canterà addirittura un’aria di Verdi, particolarmente insidiosa: «Dio mi potevi scagliare» dall’Otello, al che risponde serafica la Dessì con «Tacea la notte placida» dal Trovatore. Segue la Sinfonia dalla Forza del destino e - infine - chiude la prima parte ancora Armilliato che dall’Otello, con esemplare coraggio, canta «Già nella notte densa».
Dopo una prima parte interamente dedicata alla musica di Verdi, la seconda prende il via con uno degli intermezzi più celebri e amati: quello dalla Manon Lescaut di Puccini, torna poi Armilliato per dar vita all’«Improvviso» dall’Andrea Chenier di Giordano (cavallo di battaglia di Franco Corelli), dando prova di essere un vero tenore drammatico di cui - ora - sembra si sia perso il gene.
La bella e fatale Daniela Dessì - ovvero - l’«ultima diva dell’opera» - torna con «Pace mio Dio» dalla Forza del destino di Verdi. Segue per dare ancora spazio all’ottima Orchestra Verdi, la «Danza delle ore» dalla Gioconda di Ponchielli.
Il concerto si conclude con il duetto e finale dell’opera Chenier «Vicino a te s’acqueta... la nostra morte».
Un concerto da non perdere per chi ama il melodramma perché contiene brani difficilmente ascoltabili dal vivo. Chiaramente il tenore Armilliato vuol dimostrare di non essere da meno della sua compagna e lascia presagire l’entrata di opere nuove nel suo repertorio.
Daniela Dessì non deve dimostrare nulla, solo cantare con la sua bella e sensuale voce che, unita ad una vera bellezza di viso e il corpo, sa conquistare anche che va solo a sentire l’opera, per dire che - anche lui - è un melomane.