Diplomi facili, il provveditore denuncia una scuola di Napoli

La Dominici: «Negai la parità, vinsi la causa poi l’istituto ottenne 13 certificazioni. E non è il solo»

Il commercio dei diplomi è uno scandalo annunciato. Si trova nella periferia di Napoli la scuola che, poco prima di Natale, aveva chiesto il nulla osta di trasferimento per un allievo che frequentava regolarmente, ma con mediocre successo, un corso di studi a Milano. Il ragazzo in realtà non si era mai trasferito, tanto che spesso veniva a incontrare i suoi compagni di classe mentre in teoria avrebbe dovuto frequentare le lezioni a Napoli.
Il caso era stato segnalato all’autorità scolastica campana, ma nessuno era intervenuto. Quella scuola se la ricorda bene l’attuale direttore scolastico della Lombardia Annamaria Dominici che fino al 2001 ricopriva lo stesso incarico proprio a Napoli. «Ero stata costretta a denunciare il gestore di quella scuola - ricorda ancora indispettita -. Mi aveva insultato perché non gli rilasciavo il decreto di scuola paritaria. Vinsi la causa, e la scuola restò senza parità».
L’anno dopo, partita la Dominici, l’istituto in questione ottenne non uno ma ben 13 decreti di parità per altrettanti corsi di studi. Una situazione che gli consente tuttora di essere sede di esami di Stato e rilasciare diplomi legalmente validi, a disposizioni di studenti che a Milano non avrebbero molte speranze di successo. Il caso dello studente milanese che ha sollevato il problema della caccia al diploma facile non è certo un caso raro (un altro compagno di classe pare che abbia seguito la stessa strada e comunque il fenomeno coinvolge migliaia di ragazzi) è comunque sintomatico. Formalmente risultano iscritti in quella scuola, ma non frequenta nemmeno un’ora di lezione. Uno studente fantasma, insomma, che si materializza il giorno in cui hanno inizio le prove scritte. In verità si tratta di un meccanismo noto, che un tempo era in auge anche a Milano e che fu stroncato con controlli adeguati, con un ispettore che si metteva davanti all’ingresso della scuola sotto inchiesta e che poi andava a controllare chi c’era effettivamente sui banchi. Controllo che col tempo hanno permesso di chiudere molte scuole di questo tipo. Fino al punto che a Milano e Lombardia si può dire che oggi non esistano più scuole paritarie trasformate in diplomifici.
Il mercato però continua, e continuerà sempre finché si chiuderà un occhio sulla regolarità di funzionamento di certe scuole.
Giusto 30 anni fa a Milano venivano arrestati due alti funzionari del provveditorato conniventi con i diplomifici. Il giudice istruttore dell’epoca, Bruno Apicella, rinviò a giudizio una ventina di persone coinvolte nel mercato dei diplomi, e il processo finì con cento anni di reclusione per gli imputati. Da allora comprare un diploma a Milano è diventato impossibile. I milanesi per avere un diploma a tutti i costi vanno al Sud. Dove i diplomifici continuano la loro attività. Un’attività ben remunerata se si pensa che l’iscrizione agli esami di Stato di uno studente fantasma costa oggi secondo i ben informati all’interessato fino a 7 mila euro.
Una tassa per avere un pezzo di carta a cui non corrisponde alcun merito o alcun impegno per chi quel pezzo di carta distribuisce e per chi lo ottiene.