Come diventare i migliori amici del nostro cane

È negli anni ’70 che diventa animale da compagnia

Eleonora Barbieri

È un’amicizia di lunga data, cominciata, secondo gli storici, circa diecimila anni fa: da allora uomo e cane sono diventati inseparabili, legati da un rapporto che supera la semplice utilità reciproca per arrivare a livelli di complicità e di affetto assoluti, in alcuni casi anche commoventi. Così può accadere che il cane affezionato continui a vegliare la tomba del padrone per mesi, o che l’animale muoia nello stesso giorno del suo «proprietario», termine che forse vale soltanto all’atto dell’acquisto, perché non è raro trovare uomini e donne «schiavi» del quattro zampe di casa, pronti a esaudire ogni suo desiderio. E ora, per conoscere ogni segreto del proprio animale o scegliere quello dei sogni, Il Giornale propone La grande enciclopedia del cane, in due volumi, il primo in edicola domani.
All’inizio il cane domestico era un cucciolo di lupo: selvaggio, ben poco abituato al contatto con l’uomo, a sua volta impegnato più che altro a cacciare e procurarsi il cibo quotidiano. Il rapporto si è subito trasformato in un legame inscindibile, e non soltanto perché il cane si è rivelato d’aiuto nel catturare le prede: piano piano è diventato il «migliore amico dell’uomo», alleato fedele e insostituibile, compagno di giochi per i bambini, di viaggio per i vagabondi, di confidenze per i più soli. «Lo scrittore Giuseppe Berto racconta che, nel Sessantotto, aspettava la figlia di ritorno da Roma e sussurrava le sue preoccupazioni all’amato cocker: “Quando tornerà la ribelle?”», ricorda Antonio Pugliese, docente di Clinica medica veterinaria all’università di Messina e fondatore del primo centro italiano di pet therapy, sorto nella città siciliana nel gennaio 2003. «Il cane è ideale sia per quanto riguarda l’assistenza, per gli anziani o nelle scuole, sia nella terapia, ad esempio con i bambini autistici - racconta Pugliese, che all’argomento ha anche dedicato un libro, Pet therapy. Strategie d’intervento e linee guida -: l’animale è vivace, si muove in continuazione e riesce a fornire gli stimoli neurosensoriali giusti per migliorare la patologia». Gli appassionati, d’altronde sono convinti che nessun cane sia davvero cattivo, anche quelli considerati pericolosi: «Ho cominciato le operazioni di soccorso con i rottweiler, sono animali straordinari - racconta Enrico Paccariè che, con la sua Squadra cinofila operativa di Anzio (ora sciolta) è stato impegnato a Sarno per l’alluvione e in Iran e Turchia per i terremoti -. L’importante è gestirlo nella famiglia che, per il cane, è come il branco: non dev’essere il capo, bisogna seguire un metodo preciso». Per gli allevatori l’amore per i cani va al di là delle mode che, a volte, finiscono anzi per danneggiare il loro lavoro e causare episodi dolorosi, come l’abbandono dei dalmata a metà degli anni Novanta, dopo il boom a causa del film La carica dei 101.
Il primo club dedicato ai quattro zampe è nato in Italia nel 1882: «Il Kennel club è sorto a Milano, fondato da alcuni ricchi gentiluomini patiti di caccia - spiega Domenico Attimonelli, presidente dell’Ente nazionale per la cinofilia italiana, che tutela gli animali con pedigree -. Quella che era una passione d’élite è diventata un fenomeno di massa alla fine della seconda guerra mondiale». L’espansione vera, però è arrivata negli anni ’70: «Prima c’erano solo segugi, il collie diventato famoso con Lassie e, soprattutto, il pastore tedesco, considerato da sempre il “re dei cani” - ricorda Arnaldo Balatroni, istruttore ed esperto comportamentista -: il cane lavorava, in campagna o come animale da guardia e da caccia». Poi è comparso anche nelle città, con marciapiedi e giardini popolati di razze sempre diverse, dai piccoli yorkshire ai mastodontici alani, dal beagle ai nobili levrieri afghani. «Dopo qualche anno con pitbull e rottweiler, ora, complici anche divieti e incidenti, la tendenza è ad acquistare cani meno aggressivi, come il golden retriever», racconta l’allevatore Daniele Ferroni. E, soprattutto, si punta sulle taglie medio-piccole: il jack russell, il west highland white terrier e, su tutti (causa pubblicità) il «tenero» labrador.