"Doccia per i rom? Inevitabile a scuola"

Prima di entrare in classe i piccoli che arrivano dal campo di Triboniano si lavano. L’esperta dell’Università e l’Opera nomadi promuovono il progetto
«Acqua e sapone» della Massa. «Un servizio, come il bus che li
accompagna. Serve a prevenire le discriminazioni e a farli accettare»

«Acqua e sapone» a scuola per i bambini rom? Chi lavora tutti i giorni per i piccoli nomadi non è contrario a un progetto come quello che un istituto del Gallaratese prevede per i bambini del vicino campo di Triboniano. La possibilità, per gli alunni rom, di lavarsi nelle docce delle scuole prima di entrare in classe. Chi conosce bene le reali difficoltà dell’integrazione dunque non dà giudizi astratti. Non si affida alle certezze di un approccio ideologico. Così, per esempio, Susanna Mantovani, ordinaria di Pedagogia e prorettore all’Università Bicocca, promuove il progetto della scuola «Riccardo Massa»: «Mi pare un elemento di accoglienza - dice la professoressa, per tre anni nel Consiglio direttivo di Unicef Italia -, secondo me non è molto diverso dal pulmino che accompagna i bambini a scuola, o dal servizio mensa». «Per quel che ne so io - continua - interventi del genere sono visti con favore dalle stesse famiglie di nomadi. Come tutti i genitori, anche i rom vogliono il meglio per i loro figli, almeno all’inizio, poi subentrano dinamiche molto complesse e articolate in questi gruppi che sono nello stesso tempo tradizionalisti e trasgressivi. Ma anche gli insegnanti credo siano favorevoli, e si prestano anche al di là di quelli che sono i loro stessi doveri». Il suo giudizio è pragmatico e favorevole, dunque: «Qualunque cosa aiuti la frequenza scolastica mi pare utile, e se un bambino a scuola viene visto come un lebbroso questo certo non aiuta. L’integrazione va incoraggiata fin dall’inizio per prevenire fenomeni pericolosi e sgradevoli dopo. Se dei bambini che non possono fare la doccia a casa la fanno a scuola mi sembra un servizio di accoglienza positivo».
Non è molto diverso il parere di Maurizio Pagani, vicepresidente dell’Opera nomadi di Milano, che promuove la tutela dei diritti di rom e sinti: «A volte è inevitabile - commenta riferendosi al progetto del Gallaratese -. Certo, si deve intervenire con rispetto e sensibilità. E non deve essere una previsione generalizzata. Ma se si tratta di casi mirati mi sembra una risorsa, soprattutto per i bambini che vengono da insediamenti abusivi». «Loro oltretutto - aggiunge - non manifestano contrarietà. E così i genitori. Anche perché i bambini sono molto diretti, spontanei. E se uno dice a un altro “tu puzzi” questo condiziona inevitabilmente il loro rapporto e l’integrazione». «In ogni caso, aggiunge, i problemi veri sono altri. Soprattutto l’esito scolastico. Molti non sanno scrivere e leggere».
«Si tratta di un gesto d’attenzione - spiega l’assessore Mariolina Moioli -, le maestre lo fanno volentieri, i bambini si presentano in modo decoroso e questo li aiuta. Accade anche in altre scuole». Per ridurre i problemi nelle scuole, gli uffici scolastici hanno cercato di distribuire i piccoli rom fra i vari istituti. E la «Riccardo Massa» è fra le «scuole pilota» dei progetti di inserimento, insieme agli istituti di via Console Marcello e di via Cilea. Sono 1032 i bambini nomadi iscritti nelle scuole di Milano e della provincia. Su 4mila rom e sinti che vivono nel Milanese. Molti non frequentano la scuola. Nel 2005 il 61 per cento risultava frequentare regolarmente. Oggi a Milano va in classe l’80 per cento: circa 370 piccoli. Per l’ufficio scolastico provinciale «non esistono casi di particolare sofferenza. Certo la frequenza va incoraggiata, ci sono difficoltà, spesso si devono attivare i servizi sociali e sanitari, ma la situazione è stabilizzata».