Donne: non solo crisi di nervi e obesità, ma infarti e ictus in aumento

Presentato a Roma il Libro bianco, curato dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda). «La vita sempre più sedentaria - dice la presidente Francesca Merzagora - l'alimentazione eccessiva e più lontana da quella mediterranea, fanno aumentare le malattie cardiovascolari»

Assediate da ansia e depressione, nevrosi, disturbi di personalità e anche obesità; colpite da infarti e ictus mortali aumentati in 20 anni del 15 per cento. Le donne non stanno bene, anche se fanno un uso di farmaci maggiore degli uomini. E diminuisce il vantaggio sull'universo maschile nell'aspettativa di vita: negli ultimi 4 anni è aumentata di soli 3 mesi la soglia degli 84 anni, mentre i maschi ne hanno guadagnati 4 mesi sui loro 78.
É preoccupante il quadro disegnato grazie ai dati del Libro bianco sulla Salute della donna, curato dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda).
La terza edizione del rapporto, presentata a Roma nella sede di Farmindustria, rileva che i disturbi psichiatrici sono ancora sottovalutati e non adeguatamente gestiti, anche a causa di una disomogenea distribuzione sull'intero territorio di servizi di assistenza sanitaria per la tutela mentale.
«La crisi economica e sociale - si legge nel Libro-costringe le donne a spostare le priorità verso altre problematiche, aumentando la disattenzione verso fattori di rischio tipicamente maschili, come l'abitudine al fumo, aumentata di mezzo punto percentuale nella popolazione femminile, e all'alcol, con sempre più donne che consumano oltre 6 bicchieri di bevande alcoliche in un'unica occasione».
Disturbi mentali ed obesità sono le patologie a cui la popolazione femminile è maggiormente predisposta. Complici le alterazioni ormonali nelle diverse fasi riproduttive (gravidanza, puerperio e menopausa) e un maggior numero di eventi stressanti (lutto, separazioni, logorio delle incombenze quotidiane) cui la donna va incontro.
Ma ci sono anche i fattori genetici, i casi di depressione in famiglia, e il ruolo sociale che riversa sulle spalle della popolazione femminile una serie di fatiche e responsabilità sia in ambito lavorativo che familiare.
Eppure, proprio le donne ricorrono in percentuale minore alle strutture socio-sanitarie tanto che, fin dal 2003, si è notata una progressiva riduzione (-6,5%) nei ricoveri ospedalieri sia a livello nazionale che regionale, con un tasso standardizzato nel 2008 del 43,11 (lievemente superiore per gli uomini: 45,8).
Netto calo anche dell'ospedalizzazione (-15,8%) per disturbi psichici da abuso di droghe, soprattutto tra i 25 e i 54 anni.
Migliora, invece, nell'arco temporale 2000-2007, il tasso di mortalità sia per disturbi psichici per entrambi i generi fatta eccezione per alcune Regioni (Trentino-Alto Adige), sia per suicidio e atti di autolesionismo, comunque con una netta prevalenza di quelli femminili (-23,5 per 10.000 vs -14,56 per 10.000).
Secondo Onda i disturbi psichiatrici sono ancora sottovalutati e non adeguatamente gestiti, anche per una disomogenea distribuzione sul territorio di servizi di assistenza sanitaria per la tutela mentale.
Quanto a infarti e ictus in aumento, per il rapporto rappresentano ancora oggi una tra le principali cause di morte e di invalidità nell'Unione europea e nei Paesi più industrializzati, sia per la loro diffusione in continua crescita, che per la mortalità associata, anche fra le donne. Ma non sono più a esclusivo appannaggio del sesso maschile.
Gli studi condotti sulla popolazione femminile, infatti, calcolano in Italia 130.000 decessi ogni anno, di cui 33.000 per infarto del miocardio, arrivando così al triplo rispetto a quelli del tumore della mammella.
In generale la mortalità femminile per malattie ischemiche del cuore è pari a 8,56 per 10.000, con una punta di 92,56 nella classe di età 75 anni e oltre.
«La vita sempre più sedentaria - ha sottolineato Francesca Merzagora, presidente Onda - l'alimentazione eccessiva e sempre più lontana da quella mediterranea, stanno portando anche fra le donne a un aumento delle malattie cardiovascolari. A ciò si aggiunga il fatto, che per questioni di cultura e per la propensione al ruolo di 'caregiver' nei confronti della famiglia, la donna tende a minimizzare i problemi di salute. Con il risultato che solo una su tre si sottopone a un controllo annuale cardiocircolatorio, anche nel periodo della menopausa, quello più critico in cui aumentano notevolmente i rischi per il cuore».
Secondo la Merzagora non ci si è ancora resi conto appieno che le donne sono « gli indicatori più attendibili dei bisogni della società: nei luoghi di lavoro, in famiglia, nel volontariato, nella società civile, nelle istituzioni».
Per il suo ruolo l'universo in rosa dovrebbe avere una maggiore attenzione e una specificità di tutela, anche e soprattutto in tema di salute, mentre la medicina ha troppo spesso avuto un atteggiamento di indifferenza nei suoi confronti.
Insomma, invece di valorizzare la figura della donna, la si è lasciata sola di fronte a troppe patologie.
Per ricostruire e migliorare il tessuto sociale e sanitario italiano, secondo gli studi di Onda, bisognerebbe invece rivolgere un'attenzione specifica, non solo sanitaria, ma anche sociale, culturale, lavorativa, alla donna, con il coinvolgimento di istituzioni, Asl, Regioni e associazioni.