La doppia vita italiana dell’uomo bomba del metrò

Il suo vero nome è Issac, è etiope ma si è spacciato per somalo e non era nemmeno musulmano. Come falso rifugiato ha vissuto a Roma per 4 anni

Fausto Biloslavo

Hamdi Adus Issac, alias Osman Hussain, uno dei quattro terroristi dell’attentato fallito a Londra il 21 luglio, arrestato ieri a Roma, ha vissuto in Italia spacciandosi per esule somalo fino al 1996, anche se in realtà è nato in Etiopia. Poi si è trasferito in Inghilterra dove ha ottenuto lo status di rifugiato politico ricevendo un sussidio dal governo. Lo dimostrano i documenti in mano agli investigatori italiani. Hussain si nascondeva a Roma in attesa di fuggire in Africa. La svolta islamista era avvenuta nel Regno Unito, dopo l’11 settembre 2001, grazie alle frequentazioni delle moschee radicali, come quella di Finsbury Park, dove fino allo scorso anno, prima di venir arrestato, Abu Hamza al Masri predicava la guerra santa. Hamza aveva contatti anche in Italia, con personaggi di grosso calibro finiti nelle inchieste sul terrorismo islamico. Guarda caso i kamikaze del 7 luglio si sono fatti esplodere la stessa settimana in cui il predicatore, ex volontario in Afghanistan contro i russi, si presentava alla prima udienza del processo per istigazione a delinquere.
Agli inizi degli anni Novanta il giovane Issac raggiunse il fratello, che viveva già a Roma. Si spacciava per somalo, perché a Mogadiscio si combatteva una furiosa guerra civile che fece piombare il Paese nell’anarchia. In realtà il futuro terrorista è di origine etiopi, ma facendo finta di giungere dalla Somalia era più facile ottenere il permesso di soggiorno come rifugiato politico in fuga dal conflitto. Isaac ha vissuto a Colle Ferro, vicino a Roma, almeno per cinque anni e non aveva nulla a che fare con il radicalismo islamico. Sembra che non fosse neppure musulmano, come dimostrerebbe il suo vero nome. Non a caso lo cambierà assumendo quello islamico di Osman Hussain, comune proprio in Somalia. Una pratica seguita da tutti i convertiti. In Italia imparò la nostra lingua e strinse contatti con altri etiopi ed eritrei, che poi chiamerà al telefonino quando, in fuga da Londra, arriva in Italia.
Secondo fonti investigative Issac decise di trasferirsi in Inghilterra nel 1996 attirato dai sussidi per i rifugiati politici somali. Grazie a documenti contraffatti, probabilmente ottenuti in Italia, sbarcò a Londra e ottenne lo status di rifugiato politico somalo con relative prebende previste dalla legge. Dopo l’attacco a New York dell’11 settembre, Issac si trasformò in Hussain e iniziò la deriva radicale. Durante gli interrogatori a Roma il giovane etiope ha dimostrato di non essere un invasato, pronto a trasformarsi in kamikaze, ma di credere nell’Occidente che vessa l’Islam.
Il leader della cellula del Corno d’Africa, naturalizzata inglese, che ha cercato di seminare terrore il 21 luglio si chiama Muktar Said Ibrahim, arrestato pure lui l’altro ieri dalla polizia britannica. Hussain ammette di «essere stato reclutato» da Muktar e di averlo conosciuto «in una palestra del quartiere londinese di Notting Hill». Poi è iniziato l’indottrinamento a cominciare dalla frequentazioni nelle moschee estremiste come quella di Finsbury Park, soprannominata la «centrale della guerra santa». Fonti investigative italiane sospettano che Hussain si sia fatto incantare dai sermoni di fuoco di Abu Hamza, come è accaduto per Mohammad Sidique Khan, uno dei kamikaze del 7 luglio. Anche Muktar e Yasin Hassan Omar, un altro fallito attentatore del 21 luglio, hanno frequentato Finsbury Park.
«Abu Hamza è un ideologo, veterano dell'Afghanistan. Fino al 2001 era sicuramente in contatto con Es Sayed Abdelkader Mahmoud, referente di Al Qaida in Italia», spiega una fonte dell'antiterrorismo, che indaga da anni sugli estremisti islamici nel nostro Paese. Es Sayed sfuggì per un soffio alla giustizia italiana e scappò in Afghanistan dove ha combattuto al fianco dei talebani. Si sospetta che sia morto sotto un bombardamento americano. Abu Hamza è un egiziano di 45 anni, che ha perso un occhio e le mani nell'esplosione di una mina in Afghanistan, contro gli invasori sovietici. Fondatore di «Ansar al sharia», i sostenitori della legge islamica, Hamza è ricercato nello Yemen. Nonostante abbia ottenuto ospitalità dal Regno Unito e la cittadinanza britannica considera il primo ministro Tony Blair «un obiettivo legittimo» per i guerrieri dell'Islam. Ora è dietro le sbarre e rischia di venir estradato negli Stati Uniti, perché indottrinò anche Zacarias Moussaoui, il cosiddetto ventesimo uomo dell’11 settembre, che non riuscì a imbarcarsi sugli aerei dirottati.
Muktar ha fatto vedere alla cellula cassette e Dvd sui morti civili in Irak. Filmati di propaganda che accusano le truppe americane e inglesi di aver ucciso donne e bambini. Il capo aizzava Hussain e gli altri convincendoli che era necessario vendicare le nefandezze commesse contro i musulmani. Un giorno informò la cellula che aveva pronto il «materiale», ovvero l’esplosivo per gli ordigni, con cui dovevano farsi saltare nel centro di Londra se l’innesco non avesse fatto cilecca.