Dudamel alla Scala sinfonie dedicate ai «meninos de rua»

Ottobre è il mese dei concerti straordinari di beneficenza. Domani sul podio ci sarà Gustavo Dudamel e la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar per «Children in Crisis Italy Onlus». Giovedì, invece, sarà la volta di Myung-Whun Chung, Ivo Pogorelich e la nostra Filarmonica per la beatificazione di Don Gnocchi. Il teatro è sempre il più prestigioso, la Scala.
Una chioma di capelli ricci e neri grande così, la felicità di un ragazzo che ci crede, l'incredulità per avercela fatta. Nei corridoi del Piermarini Gustavo vaga dentro un frak che su di lui suona strano. Durante le prove nella Grosses Festspielhaus di Salisburgo sfoggia un maglione rosso, ti viene incontro con un abbraccio e ti ringrazia. Anzi ringrazia tutti. Abbraccia tutti.È musicalissimo e contagia grande energia. Per ora (ma fuori dal suo cilindro Claudio Abbado ne sta tirando fuori un altro) è l'unico direttore latino-americano di nascita e cultura prestato alla musica colta. È entusiata, sincero, incontaminato. Incanta per l'umiltà, piace alle orchestre, anche a quella non facile della Scala che ha già diretto in varie occasioni. Incluse due opere: Don Giovanni e Bohème. Ventotto anni, venezuelano, il «più interessante nuovo direttore del pianeta», è uno che quando nomina l'adorato «Claudio» si illumina di immenso. Uno che con disarmante verginità chiama tutti per nome (Claudio è Abbado, Daniel è Barenboim, Amadeus è Mozart...). Uno baciato da un carisma che oggi gli consegna la direzione musicale della Los Angeles Philharmonic. Uno cui il candore, risolto in gesto attento e armonioso, permette di impregnarsi di pensieri complessi anche quando non sarebbero i suoi. Grato, esplosivo, generoso Gustavo è figlio del programma José Antonio Abreu, l'ex-ministro venezuelano che ha messo a punto un programma, disseminato nel Paese e finanziato pubblicamente, che ha fatto della musica un sistema sociale. Un'iniziativa finanziata pubblicamente che utilizza lo studio della musica per sottrarre dalla strada, dalla droga e dalla criminilità i ragazzi dei barrios e quanti sono sotto la soglia della povertà. Il nostro, nato in un centro agricolo a 4 ore da Caracas, in realtà è un figlio d'arte attratto dal metodo Abreu e divenuto presto il direttore musicale dell'orchestra giovanile Simòn Bolìvar, quella che accorpa il meglio del centinaio di formazioni del Paese e raccoglie giovani d'età compresa tra i 12 e i 26 anni. Fondata da Abreu ma potenziata dall'interessamento di Abbado, l'orchestra venezuelana lavora con le migliori bacchette, frequenta le mecche del sinfonismo internazionale e per sei mesi all'anno è appannaggio del nostro Gustavo. I cui modelli, oltre ad Abbado, sono Toscanini, Cantelli, Walter e Karajan. La discografica di Dudamel e dei suoi è la Deutsche Grammophon con la quale hanno inciso Quinta e Settima di Beethoven, Quinta di Mahler, Quinta di Caikovskij e composizioni sudamericane. L'autore prediletto dal suo cuore è Mahler, un nome che non riesce a pronunciare senza struggersi di quella «tristeza» che è l'altra anima dell'indole latina.