Il Duomo e la magia delle guglie

Quando giunse il secolo dei Lumi, l’alba dell’intelletto e del ragionamento matematico, Ruggiero Giuseppe Boscovich (1711-1787), filosofo, diplomatico, poeta dalmata, ma soprattutto matematico e astronomo, pose fine alla disputa intorno alla guglia maggiore del Duomo, pilastro della Madonnina. I responsabili della Veneranda Fabbrica vollero un esponente della scienza dalla scandita mente geometrica, per sciogliere il dilemma nato intorno alla progettazione dell’architetto Francesco Croce.
Una struttura leggera, cava all’interno, con una scala elicoidale. Questa l’idea del Croce, dall’unico «difetto» nel Settecento: l’estetica barocca, quella bellezza oscura che tornava alla nebulosità del gotico, stile con un’aura di superstizione e di magìa, non consono alla linearità della traccia cartesiana che stava facendo il suo corso in Europa. Ma nel 1764 il Boscovich pronunciò il suo: sì. Assentì alla visionarietà del Croce e la guglia fu eseguita con rigore; tutti i calcoli tornavano.
Ma è proprio nel contesto di questo rigore che noi posteri ci poniamo una domanda, nell’esplorazione sui tetti del Duomo che la Veneranda Fabbrica organizza per approfondire la conoscenza di una cattedrale tanto complessa (10 euro a persona per visita guidata): approvando quel progetto, il Boscovich stabilì una virata tanto illuminista quanto imprevedibile nella concezione iniziale dell’inimitabile struttura? Si scopre che con paradosso si posa sopra il guardingo pensiero matematico la magica mano di un destino recondito, quasi ancestrale. Con la realizzazione della guglia finì che il Duomo andò ad essere del tutto somigliante al miraggio che della cattedrale ebbe il suo primo ideatore alla fine del 1300, Gian Galeazzo Visconti, quando pensò di dare a Milano un edificio che fosse il primo in Europa.
Un modellino testimonia come il Signore della città immaginò la chiesa dedicata a Maria, per favorire il difficile parto di un maschio da parte della sua sposa francese, e l’opera finale combacia a meraviglia con il desiderio di Gian Galeazzo. Conosceva quel modellino il Boscovich? La risposta della guida è: «Ni». Ovvero, non possiamo affermarlo con certezza. Dunque un mistero aleggia sulla fattura della chiesa, che anche ieri richiamava sui tetti code di persone, in salita verso le terrazze sugli ascensori, ma soprattutto a piedi nella stretta, lunghissima, faticosa rampa di gradini, per vedere la guglia imbrigliata nei lavori di restauro. Anche su questo versante il Duomo è unico, in quanto su altre chiese gotiche l’uomo non può ambulare, pena il cedimento di una struttura troppo fragile per consentirne il camminamento. Perché tra questi ricami rosati, dove pare non ci sia un centimetro quadrato uguale all’altro, dove la genialità della mente umana non sta nell’invenzione robotica e infantile di un rozzo clone di se stessa, ma nel segno eterno di una forma che assurge alla divinità di un simbolo, è possibile passeggiare? Eccezionalità: la cattedrale di Milano solo in apparenza è gotica, in realtà è romanica. Una chiesa romanica travestita da gotica. Così hanno voluto gli ingegni che ad essa si sono dedicati. L’ultimo? Napoleone Bonaparte, alla cui figura è dedicata la visita programmata per il 4 dicembre. E per esattezza... l’ultima di questi spiriti ingegnosi? La prima, meglio dire. La Madonnina, anch’essa al centro di una disputa. Con o senza angeli? Ci si chiese nel 1700. Senza. Eppure sotto di lei ogni cosa parla della simbologia angelica, corolla lucente della rosa mariana.
La visita libera è possibile tutti i giorni dalle 9 alle 17. I costi sono: 10 euro in ascensore, 6 a piedi, 3 euro a testa per gruppi di persone.