Il Duomo di Monza ritrova il suo museo dopo dieci anni

Visite gratuite alla Corona ferrea per celebrare la ristrutturazione

Tutti l'hanno sognata. Prima capitale, come se la immaginò nel sonno Teodolinda regina longobarda, come luogo adatto alla costruzione della sua nuova chiesa. Poi a sognarla, a capo di una provincia, hanno pensato a lungo tutti i brianzoli che ora attendono il 2009, quando Monza diventerà davvero il più giovane capoluogo lombardo. Nell'attesa rinasce sempre da un sogno il nuovo museo del Duomo, che apre i battenti nelle sue forme rinnovate questo fine settimana con visite gratuite nel weekend, fino a esaurimento posti, 039.326383, oppure spendendo 6 , www.museoduomomonza.it.
Ci sono voluti dieci anni di lavoro e impegno per dare una miglior sistemazione ai millecinquecento anni di storia di questa chiesa. Il nuovo museo è ipogeo: scavato sottoterra in un'ambientazione suggestiva quanto sacrale, raccoglierà il patrimonio della chiesa dal Trecento ad oggi, da quando cioè la famiglia Visconti rifondò, sui luoghi del piccolo oratorio longobardo, il duomo trecentesco. Il museo, realizzato grazie ai mecenati monzesi della famiglia Gaiani, è stato progettato da Cini Boeri su un'estensione di 1400 mq. Avrà anche un suo ingresso autonomo, da via Carducci, e ospiterà periodicamente esposizioni e mostre.
Articolato su due livelli, il percorso è diviso in quattro sezioni. La prima è dedicata al periodo dei Visconti, la seconda abbraccia la dominazione degli Sforza nel Cinquecento, quindi, nella terza sezione, sono raccolti i capolavori dell'età dei Borromei, mentre a chiudere sono i bozzetti in gesso su disegno di Andrea Appiani per il ciborio neoclassico. Se nella sezione nuova troveranno così collocazione, arazzi, polittici e anche le vetrate originali del rosone quattrocentesco, negli ambienti del museo Serpero resteranno invece, come da tradizione, tutti i tesori di arte longobarda per cui il museo è noto in tutto il mondo, dalla croce di Agilulfo, al dittico di Stilicone, all'enigmatica e bellissima chioccia con i sette pulcini.
Una visita al Museo rinnovato non può che proseguire entrando in duomo, per un breve saluto alla corona del Ferro, la vera star del Duomo monzese, sia per il chiodo della croce con cui si dice essere stata forgiata, sia per il numero di Re ed Imperatori che con essa furono incoronati. Da Carlo Magno, al Barbarossa, da Carlo V nel 1530 a Bologna, a quel 26 maggio 1805 quando, a Milano, Napoleone I, pronunciando la fatidica frase «Dio me l'ha data, guai a chi me la toccherà», preferì far da sé, auto incoronandosi e spiazzando sudditi e Chiesa.
Oggi la corona si trova nel tabernacolo di Luigi Beltrami nella cappella affrescata di fratelli Zavattari, l'altro grande gioiello del duomo: nel ciclo di affreschi del 1440 sono narrate in parallelo storie di Teodolinda e di una corte del '400 dove fanno la loro prima comparsa anche i confetti di nozze.
Lasciato il Duomo, un fine settimana a Monza (mini break al Tearose caffè, 039.23560203) significa scoprirne, il centro medievale, con l'arengario, poi oltre il ponte dei leoni, si incontra un altro "pezzo" di storia monzese, assai meno fortunato e più trascurato del rinnovato museo: è la chiesa di San Maurizio, dove visse e patì Virginia del Leyva, la sventurata monaca Gertrude del Manzoni. Questa chiesa a differenza del museo attende ancora restauri adeguati come l'altro gioiello della città: Villa reale che con il suo parco, la più grande area verde cintata d'Europa, offre, con i colori autunnali, il suo volto più magico. Così anche se la parola fine ai suoi lunghi restauri e è ancora di la da venire, aggirandosi per i viali del parco ben si comprende perché Monza dovesse davvero prima o poi tornare «capitale».