E Novara sperimenta già i corsi per immigrati

In città ci sono sezioni con il 60 per cento di extracomunitari: un mediatore culturale li aiuterà a imparare l’idioma

Aiutare l’integrazione degli stranieri, scongiurarne la ghettizzazione e allo stesso tempo non penalizzare gli italiani.
Tre obiettivi da centrare con una mossa sola, per il Comune di Novara, che con il suo sindaco leghista Massimo Giordano ha deciso di dare una sterzata al mondo della scuola, almeno a livello cittadino. Potenziando i corsi di italiano, magari con l’aiuto di mediatori culturali, in quelle classi dove ci sono molti bimbi di origine diversa da quella italiana. Oppure ripartendo la composizione stessa delle classi, in modo che non ci siano concentrazioni eccessive solo in alcune determinate scuole.
All’inizio dell’estate, il primo cittadino e alcuni assessori hanno incontrato i dirigenti scolastici e hanno cercato di mettere a fuoco un punto fondamentale nel mondo dell’istruzione dei nostri tempi: non è possibile portare avanti un programma efficace all’interno di una classe quando parte degli studenti non imparano perché non hanno voglia di fare i compiti, mentre altri hanno un ostacolo ben più alto da superare, quello della lingua, che rischia di diventare un muro invalicabile se qualcuno non li aiuta.
Con esiti negativi non solo per gli stessi stranieri (per i quali il gap diventerà sempre più incolmabile con il passare del tempo), ma anche per gli stessi alunni italiani, che si troveranno a dover procedere a passo rallentato. È proprio per liberarli da questa zavorra, ma allo stesso tempo per sostenere i nuovi arrivati da altri Paesi, che il sindaco novarese è sceso in campo in prima persona: «Siamo partiti da un dato essenzialmente numerico - spiega Giordano - e cioè che in alcune scuole di Novara la concentrazione di studenti stranieri in una classe supera il 50-60 per cento. E visto che la scuola è la prima frontiera dell’integrazione per chi si trova a inserirsi in una nuova comunità, ecco che non aiutare questi bambini rischia di essere l’inizio della ghettizzazione. È un problema che va governato con grande attenzione».
Da qui, la riunione con tutti i dirigenti scolastici interessati. «Proprio da loro è emerso il segnale di una difficoltà e la proposta di rinforzare l’offerta formativa con alcuni corsi di italiano. In ogni caso, la promessa è stata quella di rivederci dopo l’estate. Ai dirigenti scolastici il compito di proporre idee e progetti. A noi il compito di metterli in pratica e di trovare i fondi necessari per farlo». Al termine di questo primo giro di orizzonte, i possibili filoni da seguire sono stati soprattutto due: «Da un lato - dice il sindaco - abbiamo pensato di lavorare sulla distribuzione degli studenti stranieri nelle classi, magari favorendo gli spostamenti delle famiglie. Dall’altra, come già detto, rafforzare l’insegnamento dell’italiano, magari sfruttando le ore del doposcuola».