E ora nei bar te la offrono in brocca

All’idea aderiscono 23 locali. Secondo le stime: 4 milanesi su 100 bevono quella dell’aquedotto

Ci sono almeno 23 ristoratori e baristi milanesi disposti a non trattarvi come scrocconi se chiederete loro acqua del rubinetto. Se non vi fate servire la minerale, con loro l’avrete «imbroccata». Non vi diranno «non c’è», «fa male», «non sappiamo quanto farvela pagare». Non vi daranno solo un bicchiere, ma un’intera brocca. Li riconoscete da un adesivo sulla vetrina: sono i ventitrè locali che hanno aderito alla campagna «Imbrocchiamola», ideata da «Altreconomia» e sostenuta da Legambiente (in Italia sono 600).
Il 94,42 per cento degli utenti considera la qualità dell’acqua di Milano da «sufficiente» a «ottima». Nonostante ciò solo 4 su cento oggi consumano abitualmente l’acqua che arriva direttamente a casa attraverso i 2mila chilometri di rete idrica cittadina gestita da «Metropolitana milanese». Fanno bene, perché i 500 litri giornalieri che ogni cittadino ha in «dotazione» non hanno niente da invidiare all’acqua in bottiglia. Anche perché sono «pescati» in profondità: da 80 a 160 metri, e quindi anche naturalmente «filtrati» (il 30 per cento del totale non viene «trattato» in nessun modo). Per legge i parametri imposti agli acquedotti sono più restrittivi di quelli in vigore per la minerale. L’acqua di Milano subisce 28.500 controlli annui, su 160mila parametri. Poi costa poco (e nel capoluogo non aumenta): la tariffa media applicata è di 0,55 centesimi al metro cubo (il costo, più 0,09 euro di fogne e 0,25 di depurazione): in assoluto la più bassa d’Italia. L’acqua in bottiglia invece - stime dei promotori della campagna - costa in media 300 euro al metro cubo (equivale a mille litri). Quei quattro milanesi dunque risparmiano, se è vero che - come ognuno di noi - bevono 194 litri ogni anno (primato mondiale).
I «ConsumAttori» che hanno lanciato l’idea della campagna vogliono «sottrarre» questo business «alle logiche di mercato». «Noi laicamente sosteniamo che si può risparmiare e inquinare meno», dice Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia. Si calcola che la Regione spenda 25 milioni di euro solo per smaltire plastica e imballaggi prodotti dal consumo alimentare di acqua (solo il 35 per cento è riciclato). Senza contare i costi indiretti legati all’acquisto. Non solo qualche mal di schiena ma anche il traffico che si patisce e si alimenta (solo il 18 per cento delle bottiglie viaggia sui binari).