E ora si teme l’ok alle ordinanze contro la movida selvaggia

Prevista per oggi la sentenza del Tar sulle ordinanze anti-degrado
firmate da Palazzo Marino. A rischio la chiusura anticipata dei locali
nelle zone di Corso Lodi, Imbonati, Corvetto e Comasina

Tutto in tre giorni. La partita tra giustizia e politica, iniziata lunedì con la sentenza che ha assegnato 25 case popolari ai rom di via Triboniano, potrebbe arricchirsi oggi di un nuovo capitolo. Sul tavolo, questa volta, ci sono le ordinanza antidegrado volute dal Comune, e osteggiate dai titolari di bar e locali delle quattro zone di Milano coinvolte: Corvetto, Lodi, Imbonati, Maciachini e Comasina. Lo scontro si gioca sulle disposizioni di Palazzo Marino (entrate in vigore tra agosto e ottobre di quest’anno) che impongono l’orario di chiusura anticipato dei locali, e su cui è iniziata da oltre un mese la partita dei ricorsi. Sarà il Tar, ora, a dirimere la battaglia legale. La sentenza, inizialmente prevista per ieri, è slittata di 24 ore. Oggi, dunque, arriverà la decisione di merito. E tra le ipotesi - nemmeno la più remota, in realtà - è che la linea anti-movida dell’amministrazione venga definitivamente smontata per via giudiziaria.
Due indizi che fanno una prova. Il 4 novembre scorso, il tribunale amministrativo si era già espresso sul ricorso della discoteca «Karma» in corso Lodi, sospendendo il provvedimento con cui il Comune imponeva il coprifuoco e definendolo «illegittimo sotto il profilo della carenza dei presupposti di fatto richiesti dalla legge per la sua emanazione e per la violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, unitamente ai principi comunitari in tema di libera concorrenza». Ergo, in corso Lodi e nelle vie limitrofe le serrande di bar, locali, ristoranti erano tornate a osservare gli orari di sempre. Dieci giorni più tardi, era stata la volta del bar «Moonshine» e del caffè «Patchouli», al Corvetto e ancora in corso Lodi. Anche in quel caso, i giudici avevano accolto la richiesta di sospensiva avanzata dai gestori dei locali, e congelato l’ordinanza di Palazzo Marino fino all’udienza di merito, prevista per ieri. «Un favore alle lobby», era sbottato il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo de Corato. A mente fredda, però, De Corato si era mostrato sicuro. «Per alcuni dei locali di queste zone abbiamo pile di denunce per violazioni di ogni genere. Il Tar, nel merito, ci darà ragione». L’auspicio della giunta, dunque, è che i giudici ribaltino le ragioni che hanno portato alla sospensione provvisoria dei provvedimenti. Sta di fatto, però, che ultime le bocciature arrivate da via Corridoni sembrano dire il contrario. E cioè che a essere a rischio è l’intero impianto delle politiche antidegrado del Comune, che impongono la chiusura anticipata di discoteche, kebab, centri massaggi, phone center e bar nelle zone considerate «a rischio». Opposta, ovviamante, la reazione dell’Epam (l’associazione dei pubblici locali), secondo cui la decisione del Tar era stata «una buona notizia per le imprese che operano sul territorio». Qualunque sia la sentenza del tribunale amministrativo, gli esercenti - come riportato ieri dal quotidiano la Repubblica - hanno chiesto al Comune una deroga per il periodo delle feste natalizie. Il senso, in breve, è: «Almeno ora, lasciateci lavorare».
Sulle ordinanze antidegrado, in realtà, si era aperto anche un piccolo caso politico. Era stata la Lega, infatti, a criticare la stretta voluta da Palazzo Marino. «Non vogliamo fare i grilli parlanti - era stato il commento del capogruppo Matteo Salvini -, ma l’avevamo detto che bar e disco non potevano passare per il regno del male. Spiace che sia la via giudiziaria a sancire quello che doveva indicare la politica». E oggi, ancora una volta, la scena potrebbe ripetersi.