Ecco le 101 scoperte più importanti

Dall'arco alla biro, la classifica degli oggetti che hanno cambiato il mondo

Il water non lo so (nell’antichità c’era qualcosa di simile per consentire di stare seduti comodamente, rispetto alla barbara posizione «alla turca»), ma il bidet manca nella lista delle 101 invenzioni di cui l’uomo non può fare a meno, indicate dall’Independent, dal fuoco fino all’iPod. Come sappiamo gli inglesi non fanno generalmente uso del bidet. Ma è una lacuna veniale tra le comodità irrinunciabili che in larga misura non sono brevettate e non hanno autori conosciuti. Sono espressione del genio degli anonimi. E sono di sorprendente utilità. Dall’arco alla biro, dal filo spinato alla bicicletta, dagli occhiali allo spazzolino da denti, dalla ruota alla siringa. Sono irrinunciabili. Ma certamente hanno cambiato il costume, oltre ogni aspettativa, invenzioni come la carta di credito, che ha trasferito il danaro in una dimensione immateriale, allontanandone la immanente sensualità, la forza di seduzione psicologica già trasferita dal metallo alla carta e poi agli assegni. Il danaro sta, così, sempre altrove, non serve più se non per pagare, clandestinamente, riscatti; e lascia traccia del suo spostamento da una tasca all’altra. Altrettanto rivoluzionaria, cambiando natura alle cose, è la trasmissione di messaggi attraverso un supporto non cartaceo, il cui residuo era ancora nei fax, con l’invenzione degli sms. Come si spende più danaro con le carte di credito che con le monete, così si scrive di più con lo scambio infinito di messaggi telefonici rispetto a quello epistolare.

E poi ci sono invenzioni più remote di quanto non siamo usi pensare, come il profilattico, inventato nel 1640 (mentre per la pillola occorre aspettare il 1951). Può sembrare strano ma il reggiseno è stato inventato soltanto nel 1913, anche se forse in passato la sua funzione era «sostenuta» da stecche. Fra le altre innovazioni che cambiano i modi di vivere e il rapporto con il tempo c’è certamente l’aereo, che avvicina i luoghi più lontani, che consente di irrompere in mondi remoti e inevitabilmente incomunicanti, così come, in altro modo, il telefono, forse la più «umana» delle invenzioni. È evidente poi che una civiltà che non abbia il frigorifero si condanna a comportamenti primitivi, non potendo conservare gli alimenti e costringendo alla ricerca del cibo per la sopravvivenza giorno per giorno. Vi sono poi invenzioni sostitutive, ma non al punto da eliminare le analoghe precedenti: così il rasoio elettrico non ha soppiantato quello a lama e a lamette e l’aspirapolvere non ha eliminato la scopa. Più rivoluzionario, tanto da eliminare il contatto diretto con l’apparecchio, è il telecomando. Inessenziale, dal momento che si perde sempre, benché utile, è l’ombrello, ingegnosa invenzione più per salvare la pettinatura e gli abiti, che per riparare dalla pioggia.

Il Novecento è certamente il secolo che si è più applicato in invenzioni di utilità quotidiana, dalla cerniera lampo del 1913 al pace maker al codice a barre per favorire i pagamenti, al tostapane, alla televisione, al computer fino a internet, serbatoio universale che sembra voler competere addirittura con le biblioteche accogliendo un sapere universale senza confini. La tastiera per trovare notizie e per trasmettere comunicazioni ha reso completamente inutile un’altra importante invenzione come la macchina per scrivere, che non consentiva di annullare l’errore ma solo di cancellarlo meccanicamente. È questo ciò che rende essenziale e inevitabile un’invenzione. Un passo avanti. In altri casi esso è impossibile: come per i guanti, le scarpe, la ruota. La conclusione era già chiara ai Futuristi: nessun artista vale quanto l’inventore dell’automobile.