Ecco i Paesi che li vogliono mettere al bando

da Milano

Piccole e scomode ma, soprattutto, antieconomiche. Le monetine da uno e due centesimi sono la disperazione di chi se le ritrova nel portafoglio: occupano spazio ma non sono buone neppure da utilizzare nelle macchinette del caffè che accetta infatti solo monete da 5 centesimi in su. In alcune parti d’Europa l’hanno capito da tempo, tentando di eliminare gli inutili 1 e 2 cent dalla gamma degli euro «metallici».
Pioniere dell’operazione-stop ai cent è stato, tre anni fa, la Finlandia, seguita dalla Germania che però ha provato a limitarne la circolazione solo in alcune aeree.
Anche l’Inghilterra, dove l’Euro rimane un perfetto sconosciuto, vive la stessa situazione con la moneta da un penny che, essendo fatta interamente di rame, costa alla Zecca britannica ben 7 volte di più del suo valore. E le cose per i poveri cent non vanno meglio negli Stati Uniti, dove sono considerati dagli americani poco più di un impiccio per le tasche.
Un fenomeno che, sotto l'incalzante spinta di carte di credito e tessere bancomat, fa aumentare i dubbi sull'attualità del denaro contante. E fa nascere, spontanea, una domanda: come pagheremo tra dieci anni? Dopo il sorpasso subito nel 2003 dal denaro «di plastica», il vecchio contante sembra aver imboccato l'inevitabile viale del tramonto. Ma più delle banconote sono le monete, specialmente quelle di valore minimo - le famigerate monetine dimenticate in ogni tasca - ad apparire oggi, nell'era digitale, sempre più anacronistiche, irrilevanti, dispersive. Già negli anni '90, d'altronde, Australia e Nuova Zelanda avevano abolito le monete da uno-due centesimi. E lo scorso anno il governo di Canberra ha esteso il provvedimento a quelle da cinque cent. Nel mondo anglosassone, sotto la spinta delle banche e di gran parte dell'opinione pubblica, da tempo si discute sull'opportunità di ritirare i centesimi. Un dibattito ora particolarmente vivace anche in Gran Bretagna dove - secondo un sondaggio svolto dall'organizzazione finanziaria Prudential - un intervistato ogni quattro auspica l'immediato ritiro delle «irritanti» monetine.
Un'ostilità anti-spicciolo che trova maggiori consensi tra i più giovani: il 33% ammette di non sapere che farsene e di buttarle via. Una dispersione confermata dalle stime fornite dalla zecca di Sua maestà, secondo cui 6,5 miliardi di monetine da un penny (l'equivalente del centesimo di euro) sono andate disperse. Dimenticate un po' ovunque: nelle grondaie e nelle tubature (in quantità per un valore di circa 40 milioni di euro), nelle borsette (16 milioni), sulle automobili (12 milioni), nelle pieghe dei divani (10 milioni). Da qui la necessità, ogni anno, di produrne di nuove, in numeri giganteschi. Nel 2006 sono state 261 milioni le nuove monete da un penny coniate e messe in circolazione in Gran Bretagna, 282 quelle da due pence. Una risposta in controtendenza a quello che appare come l'orientamento dominante.
«Ma la nostra è una reazione alla domanda che ci arriva dal mercato - la giustificazione di Keith Cottrell, direttore vendite della zecca reale -. In Italia e in altri Paesi europei non c'è l'abitudine a prendere il resto, se di minima entità. Ma nel Regno Unito è diverso, e c'è ancora richiesta di monete da 1p e 2p».
Eppure sono proprio i piccoli commercianti i primi ad auspicare il ritiro delle monetine. Svariate le loro ragioni. «Maneggiare denaro di piccolo taglio è una perdita di tempo, ed è sempre più difficile trovare una filiale per il deposito», spiega Matthew Knowles della Federation of Small Business. Un'opinione interessata che non cancella però uno dei sospetti dominanti alla base della conservazione delle stesse monetine: il rischio di arrotondamento dei prezzi verso l'alto.
Quello delle monete non è solo un problema britannico. Anche l’euro e i suoi centesimi sono nell’occhio del ciclone. Bocciato il tentativo della Finlandia di metterle unilateralmente fuori corso sul suo territorio (alle singole autorità nazionali è vietatissimo farlo, l'euro è di tutti) già nel 2002 ci provarono in forma più soft i pubblici esercizi di Genova, che decisero di arrotondare a 5 e 10 centesimi tutti gli importi.