Ecco la nuova scuola del Pdl: professori scelti dagli istituti

La proposta: metà dei docenti assunti tra i laureati migliori

Ogni istituto deve poter scegliere almeno la metà del proprio corpo docenti, a prescindere dalle graduatorie. Questo uno dei punti cardine del programma del Pdl in tema di scuola. A snocciolare le problematiche del mondo dell’istruzione è Valentina Aprea, responsabile scuola del centrodestra, che ha organizzato per domani il dibattito «Emergenza educativa e qualità del capitale umano» a cui prenderanno parte anche la coordinatrice regionale di Forza Italia, Mariastella Gelmini e il vice presidente del Parlamento europeo Mario Mauro.
«Vogliamo scuole più autonome - spiega la Aprea, già sottosegretario all’Istruzione con Letizia Moratti ministro - sia sul piano finanziario sia sulla possibilità di selezionare i docenti. Con una partecipazione aperta anche ai rappresentanti delle imprese. Riconosceremo agli istituti la possibilità di trasformarsi in fondazioni».
In sostanza, il Pdl punta a cambiare il meccanismo dell’immissione in ruolo: lasciando la metà delle cattedre alle tradizionali graduatorie e riservando l’altra metà al «reclutamento dei migliori giovani laureati». Più libertà a ogni singolo istituto. E, come prevede la riforma scritta in Regione Lombardia per gli istituti professionali, possibilità di carriera interna degli insegnanti con «premi di produzioni» proprio come nelle aziende.
Altro punto focale: i debiti formativi. In caso di vittoria alle elezioni, il Pdl ribalterà le carte in tavola. Niente più corsi pomeridiani «che portano solo a costi economici aggiuntivi». Il meccanismo di recupero voluto dall’attuale ministro all’Istruzione Giuseppe Fioroni sarà eliminato. «Torneremo agli sbarramenti biennali - annuncia la Aprea - E punteremo tutto sulla scuola del mattino, dove saranno gli insegnanti a organizzare forme di recupero che verranno incentivate».
La riforma della scuola si baserà sul principio della sussidiarietà. E cioè «sulla la prevalenza delle scelte dei cittadini su quelle dello Stato» e sul pluralismo educativo. «Puntiamo a superare - spiega Valentina Aprea - il falso mito della uniformità amministrativa e giuridica come garanzia dell'uniformità nazionale dei livelli di apprendimento (il mito della scuola unica) e a riqualificare la spesa per l'istruzione. Quest'ultima è tra le più alte dei Paesi Ocse, ma i risultati nell'apprendimento sono tra i più bassi e per di più con una varianza tra aree del Paese, tipologie di scuole e singole scuole ormai davvero preoccupanti».