Ecco una storia del liberalismo tutta da dibattere

Si può tecnicamente affermare che ci siano più "Storie del pensiero liberale", che pensatori liberali in circolazione

Si può tecnicamente affermare che ci siano più «Storie del pensiero liberale», che pensatori liberali in circolazione. Ve ne consiglio una, fresca di stampa, scritta da Giuseppe Bedeschi per i tipi della Rubbettino. Se l'autore non si offende, direi che la parte che vale di più è proprio la sua corposa introduzione. È una roba che può leggere chiunque: anche un autodidatta, come chi scrive. È semplice e ben organizzata. Molto chiara l'esposizione sul diverso fondamento filosofico del liberalismo delle origini. Quello di Locke basato su un diritto naturale alla libertà individuale, sacrosanto e sovraordinato a qualsiasi invenzione realizzata dagli uomini stessi. Hume contesta invece i presupposti del contratto tra individui con cui nascerebbe lo Stato nella teoria lockiana, sostenendo che dal punto di vista strettamente storico chi ci governa deve il suo scettro a qualche prepotenza o conquista del passato. E che dunque il liberalismo (conclusione simile a Locke) deve difendere i cittadini dallo Stato. Non ve la facciamo lunga, ma potremmo continuare con tante delle porte intellettuali lasciate aperte nella sua introduzione da Bedeschi. Il liberalismo come si concilia con la democrazia? Per l'autore la sintesi c'è. Ma non per l'intero pantheon degli autori che ricorda. E come mettere insieme eguaglianza e libertà? Insomma i grandi temi del pensiero liberale sono ben amalgamati nella prima parte del libro e poi rubricati in capitoli dedicati ai grandi pensatori nel prosieguo. Scrive Bedeschi che proprio queste numerose distinzioni tra pensatori liberali hanno fatto parlare qualcuno di «liberalismi» al plurale. Una posizione però inaccettabile.

Vi consigliamo tra l'altro di leggere l'ultima parte dedicata ai liberali tra le due guerre. L'autore nota, giustamente, come sia il periodo meno fecondo per l'idea liberale. Ma sentite come definisce Benedetto Croce: «In un quadro generale di decadenza del liberalismo medesimo, sia in Kelsen sia in Croce si avverte l'indebolimento, o addirittura, il venir meno di alcuni motivi fondamentali del pensiero liberale». E ancora: «Croce non può essere considerato un grande pensatore liberale». Qualche pagina più avanti il suo famoso dibattito sulle libertà economiche con Luigi Einaudi, vi darà qualche elemento in più per giudicare. Se oggi dovesse aggiornare la sua storia del liberalismo, temo che Bedeschi farebbe ancor più fatica a trovare un grande pensatore liberale per il nuovo millennio.

Commenti
Ritratto di makisenefrega

makisenefrega

Lun, 04/05/2015 - 02:32

Croce invece aveva capito benissimo e oggi è ancora più attuale, in questa società relativista priva di identità bisognerebbe ripetere ogni giorno "non possiamo non dirci cristiani", a prescindere dalla fede, perché cristiani lo siamo culturalmente.