Ecco il walzer di Vendola "Amici, non compagni" Poi si rimangia tutto

Non più solo "compagni" ma anche "amici". E' diventato un giallo l’idea di Vendola di rinunciare al termine storico con cui si sono
identificati i militanti di sinistra

Non più solo "compagni" ma anche "amici". E' diventato un piccolo giallo l’idea di Nichi Vendola di rinunciare al termine storico con cui si sono identificati i militanti della sinistra. Idea che comunque non sembra piacere a una fetta di "popolo del web", per lo più simpatizzante di Sinistra ecologia e libertà. Ma il leader di Sel non ci sta e precisa, con una lettera indirizzata al quotidiano on line, di non essersi mai espresso in questi termini.

Nichi Vendola sdogana la parola "amico" intervenendo alcuni giorni fa alla presentazione del libro Oltre i partiti di Goffredo Bettini. Il presidente della Puglia aveva osservato che "nel Pci mi dicevano che non si doveva dire 'amico', che bisognava dire 'compagno' e che ha passato 'una vita' a ripetersi quella frase", per poi capire che "era stato stato un alibi per molti crimini". Secondo Vendola, è meglio "stare con molti amici", che "aiutano a crescere". Sul web, dove i blog del presidente della Puglia sono quelli più cliccati in Italia (sui temi politici), diverse le reazioni. Per alcuni simpatizzanti, il leader di Sel va alla conquista di nuovi elettori, perdendo la simpatia o la fiducia dei suoi elettori. Ma c’è anche chi propone che ognuno "usi le proprie parole" per identificare "il mondo".

In sintesi, come scrive sul web Davide D., "non mi offendo se mi chiamano compagno, ma che nessuno si offenda se io non lo chiamo 'compagnO'". A fermare le polemiche interviene lo stesso Vendola, che se la prende con Repubblica (che ha pubblicato, sul sito internet, diversi commenti in contrasto con il leader di Sel). In una lettera inviata al quotidiano, Vendola osserva che è "stupefacente il tentativo di costruire una polemica politica sul nulla, sul vuoto". "Non possiamo giocare - dice - sulle parole. Addolora molto che i virtuosi del capovolgimento del significato delle parole possano trovare così tanto spazio nei media, oltre che nei social network. Come è stato sottolineato dalle testimonianze di chi c’era a quella presentazione, non ho mai rinunciato ad una parola che mi accompagna sin da quando ero ragazzino: 'compagno'".

E' dall’Ottocento che, prima tra coloro che si sono organizzati per opporsi al capitalismo, e successivamente fra i militanti di partiti, organizzazioni e movimenti di ispirazione marxista si è diffusa l’abitudine di chiamarsi compagni. Il termine compagno rimanda al mangiare insieme, dal latino medievale companio.