Ecomafie, business da 20 miliardi

L’ecomafia è un business che non conosce
crisi con un giro d’affari stimato sii 20,5 miliardi di
euro. Più del 48% si consuma nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa. La Campania si conferma "maglia nera"

Roma - L’ecomafia è un business che non conosce crisi con un giro d’affari stimato attorno ai 20,5 miliardi di euro. Più del 48% si consuma nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa con la Campania che si conferma - ancora una volta - "maglia nera" del Paese. "I rifiuti fanno rischiare di meno e guadagnare di più della droga - ha detto il procuratore Pietro Grasso - bisognerebbe riprendere il disegno di legge al quale anche noi avevamo contribuito e che consentiva alla procura nazionale antimafia di raccogliere dati sulle ecomafie ed era stato condiviso da tutte le forze politiche". Questi gli impressionanti numeri dell’Italia sfregiata dal malaffare nella foto puntuale del rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente che denuncia: "La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla "Rifiuti Spa" in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l’Etna".

Un business da oltre 20 miliardi Sono 25.776 gli ecoreati accertati: quasi 71 al giorno, uno ogni tre ore. Circa metà, più del 48%, si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), il resto si spalma democraticamente su tutto il territorio nazionale. Il 2008 è l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. Tutti soldi sporchi - si legge nel Rapporto - accumulati avvelenando l’ambiente e i cittadini. La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla "Rifiuti Spa" in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l’Etna. Non è mai stata così alta (31 milioni di tonnellate è la stima nel Rapporto). Aumentano gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (+13,3%) e i sequestri: dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (+6,6%), mentre diminuiscono il numero di reati ambientali (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008), a causa, soprattutto della tendenza da parte delle Forze dell’ordine a concentrare le attività investigative sui reati di maggiore gravità, tali da determinare provvedimenti e interventi repressivi più severi, come l’arresto e il sequestro.

Campania ancora "maglia nera" In vetta alla classifica dell’illegalità ambientale nel settore dello smaltimento dei rifiuti c’è la Campania con 573 infrazioni accertate (il 14,7% sul totale nazionale) e ben 63 arresti nel corso dell’ultimo anno. Al secondo posto si piazza la Puglia con 355 infrazioni accertate, 416 denunce, 271 sequestri, e 15 arresti. Al terzo posto la Calabria (293 infrazioni, 238 denunce, 567 sequestri), seguita dal Lazio con 291 reati, 358 denunce, 172 sequestri e ben 11 arresti. Il Piemonte è diventata la prima regione del Nord per numero di reati accertati, incidendo per il 6,5% sul totale nazionale. Ma è la Campania la regione dei record: secondo i dati dell’Arpa, sono 2.551 i siti da bonificare tra discariche, zone di abbandono incontrollato di rifiuti o sversamenti di residui industriali. Negli ultimi tre anni, si ipotizza siano stati smaltiti illegalmente in tutta la regione circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie, che tradotti in camion significano 520 mila tir che hanno attraversato mezza Italia per concludere i rispettivi tragitti nelle campagne napoletane, nell’entroterra salernitano, nelle discariche abusive del casertano o ancora, più recentemente, nei terreni scavati per l’occasione nel beneventano e nell’avellinese. A livello nazionale invece, i reati commessi sul fronte rifiuti, nel 2008 sono stati 3.911, quasi il 38% dei quali nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa; sono state denunciate 4.591 persone e sono stati effettuati 2.406 sequestri e 137 persone sono finite in manette. A testimonianza della crescita del business poi, crescono pure i Paesi coinvolti nei traffici internazionali di rifiuti, che passano da 10 a 13 tra nazioni europee (5), asiatiche (5) e africane (3). Stabile e solida al primo posto la Campania anche per quanto riguarda il ciclo illegale del cemento, a riprova che quest’ultimo e i rifiuti rappresentano un’abbinata pressoché inscindibile negli interessi della camorra. Anche in questo caso cifre e dati sono impressionanti. Ben 1.267 infrazioni accertate, 1.685 persone denunciate e 625 sequestri. Il cemento è il luogo ideale per riciclare i proventi dalle attività criminose e nel caso campano si tratta di proventi ingenti che si traducono in interi quartieri abusivi. Basti pensare che il 67% dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa, dal 1991 a oggi, lo sono stati proprio per abusivismo edilizio. All’indiscusso primato campano contribuiscono anche i dati provenienti dal territorio che un tempo era definito agro sarnese-nocerino e che ora di agricolo ha conservato ben poco, con 300mila metri quadri cementificati illegalmente su un’area di 158 chilometri quadrati. In tutta Italia, dopo anni di costante flessione, nel corso del 2008 l’abusivismo sembra aver rialzato la testa con 28mila nuove unità (dati Cresme), grazie anche alle aspettative nei confronti del governo e alla percezione di un atteggiamento più possibilista nei confronti di ’chi fà . Stabile al secondo posto, nella classifica del cemento illegale, è la Calabria con 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri. Anche in questo caso è singolare che una regione che presenta dati in recessione in tutti i comparti faccia registrare proprio nell’edilizia l’unico trend positivo. Secondo il rapporto della Direzione nazionale antimafia "l’attività delle imprese di costruzioni ha continuato a espandersi nel comparto delle opere pubbliche" e in particolare sulle due mega opere della regione, la Salerno-Reggio Calabria e la SS 106 jonica. Il tutto in attesa dell’affare più grosso: il Ponte sullo Stretto. Continua la scalata del Lazio, che quest’anno si colloca al terzo posto nella classifica del cemento illegale, superando la Sicilia. Sono quasi raddoppiate in un anno le persone denunciate e così pure i sequestri. E nella relazione ispettiva sul comune di Fondi, inviata dal prefetto di Latina al Ministero dell’Interno l’8 settembre del 2008, si fa esplicito riferimento alle infiltrazioni mafiose nel circuito degli appalti e dell’edilizia.

Napolitano: "Migliorano contrasto e repressione" "Constato con soddisfazione che il quadro dei risultati delle attività di prevenzione e repressione evidenzia un crescente coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali impegnati nella tutela delle risorse ambientali, nonchè la valenza di nuove e più incisive strategie di indagine e di intervento che consentono di rilevare la presenza nel sottosuolo delle immissioni dei diversi elementi inquinanti". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso "vivo apprezzamento" al presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, perché "il Rapporto rappresenta un prezioso strumento di approfondimento dei fenomeni della criminalità ambientale". "Questo - spiega il capo dello Stato - evidenziando la capacità di penetrazione delle organizzazioni delinquenziali nei settori cruciali dell’economia collegati all’ambiente, con modalità sempre più articolate e subdole, nonché fornendo un’ampia e dettagliata conoscenza dei costi di tale illegalità".