Banche venete a caccia di «pop people»

Gli aumenti delle ex popolari sono alla portata di tutti. Ma con molti rischi. Ecco come orientarsi

Massimo Restelli

Le banche hanno creato il Fondo Atlante come paracadute contro il rischio di un crollo di fiducia altrimenti sistemico, ma per un piccolo risparmiatore decidere oggi di partecipare all'aumento da 1,5 miliardi lanciato dalla Popolare di Vicenza o a quello successivo di Veneto Banca è un po' come puntare alla roulette.

La scommessa Vicenza

La banca guidata da Francesco Iorio, il cui collocamento è iniziato il 21 aprile e si concluderà giovedì, ha previsto una forchetta di prezzo fino a 3 euro, ma quasi di certo i giochi si faranno al minimo indicato di 10 cent, perché queste sono le condizioni del fondo Atlante. Il vero croupier è comunque Matteo Renzi: il prezzo di Vicenza diventerà, infatti, più o meno attraente in base a quanto sarà incisivo il pacchetto legislativo atteso questa settimana per aggiornare il diritto fallimentare e velocizzare l'escussione delle garanzie sui finanziamenti, cioè poter mettere fuori casa chi non paga il mutuo non in 7 anni ma in 2 o tre.

Fatta la premessa che per chi ha acquistato le azioni del gruppo a 62,5 euro nel 2014 non c'è rimedio (la perdita a 10 cent arriva al 99,8%), per capire come muoversi è consigliabile ragionare non in termini «assoluti» ma «relativi», paragonando cioè Vicenza alle concorrenti. Come fanno i fondi di investimento (cui è riservato il 75% dell'Ipo) che difficilmente sottoscriveranno l'aumento se non sarà al minimo. Sborsare 10 cent per azione, significa infattio pagare Vicenza 0,38 volte il patrimonio netto tangibile, più di quanto la Borsa valuti per esempio Banco Popolare (0,35 volte), Carige (0,26) o Mps (0,21). Senza considerare nè il costo delle cause legali che gravitano sulla banca per la vecchia gestione nè la realizzabilità del piano industriale sul fronte dei profitti. Tutto potrebbe però cambiare, perché si stima che per ogni anno di attesa in meno sul recupero delle garanzie, le banche vedranno risalire di 3-8 punti percentuali il valore dei crediti deteriorati (Npl). Una panacea che, anche a metà strada (5% annuo) - calcola un analista - avvicinerebbe il potenziale prezzo di vendita degli Npl a 35 cent su 100 (sommando 15 ai 18 cent riconosciuti a Banca Etruria), che è quasi il prezzo di carico medio del sistema. In sostanza le banche esorcizzerebbero lo spettro delle sofferenze (80 miliardi il netto). «In questo caso l'azione di Vicenza sarà a buon mercato e quindi varebbe la pena seguire l'aumento», prosegue l'analista, che in caso contrario consiglia invece di puntare su altri titoli, come Unicredit, che ora in Borsa sconta l'incubo deteriorati.

Iorio ha però un'arma molto «popolare»: il lotto minimo costa solo 10 euro, più o meno come un aperitivo, con la possibilità per il sottoscrittore di aggiungere un euro alla volta. Una proposta davvero «scalabile» e una novità sul listino milanese, che per esempio nel 2015 aveva visto le Poste corteggiare l'ex Bot people fissando l'asticella a 500 azioni per un esborso di 3.375 euro. La mossa potrebbe fare la differenza in ex cooperativa dall'azionariato polverizzato: i soci di Vicenza sono 118mila.

La staffetta con Veneto Banca

Dall'esito della partita berica, dipendono le decisioni di Veneto Banca, l'altra popolare malata del nord est che prevede di approdare in Borsa a metà giugno spinta da un aumento da un miliardo. L'iter non è ancora partito e Veneto è considerata più solida di Vicenza, ma visti gli 882 milioni di perdita a fine 2015, difficilmente i multipli sul patrimonio netto tangibile (1,9 miliardi) saranno molto distanti da quelli della «cugina» o comunque superiori alle concorrenti quotate.

Il «Bancone» Milano-Verona

Una volta tornate in sicurezza, le banche venete saranno due pedine del consolidamento pianificato dall'esecutivo insieme al governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, obbligando le popolari a trasformarsi in spa. Un grande incastro è deciso: Bpm si fonde con il Banco Popolare, che per aver il via libera della Bce ha dovuto impegnarsi a raccogliere un miliardo. In questo caso però si sa già che Verona peserà per il 54% nella nuova realtà contro il 46% di Milano. Se Popolare Sondrio ha detto che resta autonoma, si attendono le mosse di Bper, Creval e Ubi.