Boccia: «Risano il Sole o me ne vado»

Il presidente conferma Abete nel cda e zittisce i ribelli. «Ma se fallisco mi sfiducerete»

di Marcello Zacché

La crisi del Sole 24 Ore arriva al cuore di Confindustria. E lo spezza. Ma Vincenzo Boccia, al termine di un Consiglio Generale rissoso e diviso come non mai, sceglie la prova di forza: il presidente degli industriali italiani ha chiesto un pieno mandato sul risanamento del gruppo editoriale, vincolando la sua stessa presidenza al successo o meno dell'operazione. «Qualora non dovessi riuscire nell'impresa - è il senso della sua conclusione come è stato riferito al Giornale - mi impegno a mettere ai voti la sfiducia, pronto a lasciare la presidenza di Confindustria in anticipo il mio mandato». E con questo ha chiuso ogni discussione.

Fino a poco prima era successo di tutto. Come si dice, volavano gli stracci. Il nervo scoperto è il buco di 50 milioni nel primo semestre 2016 del Sole, fatto emergere nel cda del 30 settembre dall'ad Gabriele Del Torchio, che ha anche sconfessato i bilanci delle precedenti gestioni e messo in dubbio la continuità aziendale causando le clamorose dimissioni di sei consiglieri tra cui il presidente Giorgio Squinzi. Ebbene, Boccia ha ieri ricostruito gli eventi di quel cda. E ha annunciato la lista dei membri del prossimo. Con la presidenza per Giorgio Fossa (ex leader dell'associazione) e la conferma di Luigi Abete (neo vice presidente), del direttore generale di viale dell'Astronomia Marcella Panucci, dell'attuale presidente Carlo Robiglio e di Del Torchio. Ma chi ha parlato dopo di lui, tra cui lo stesso Squinzi (suo predecessore in Confidustria), Carlo Pesenti, Michelangelo Agrusti, Aurelio Regina, Antonio D'Amato, Ercole Galizzi, ha fornito versioni del tutto diverse. In sintesi, lo scontro è tra una linea, quella di Boccia, che tende sostanzialmente a «minimizzare»: con un aumento di capitale Confindustria terrà il Sole nel suo ventre e con un nuovo piano industriale si andrà avanti. Di qui le conferme in cda di Panucci e Abete (la prima al secondo mandato, il secondo in consiglio da lustri) e la fiducia al direttore Roberto Napoletano, pur sfiduciato dalla redazione del Sole.

Tutt'altra la linea degli oppositori di Boccia, che vanno da Squinzi, ad Assolombarda, fino ai tanti che volevano Alberto Vacchi al vertice di Confindustria: Del Torchio ha scoperchiato una pentola piena di dati gonfiati, rapporti con società opache, prassi discutibili e buchi di bilancio che richiedono totale discontinuità. Per questi, le conferme di Abete e Panucci (anche per come avrebbe gestito il cda del 30 settembre per conto dell'azionista) sono inaccettabili. Non a caso nel suo intervento, Robiglio ha detto che, guardando nei conti del Sole, ha visto cose inimmaginabili. Un po' come quelle di Rutger Hauer in Blade Runner. Al punto che Agrusti, presidente Unindustria Pordenone, gli avrebbe detto che, parlando di una società per di più quotata in Borsa, aveva il dovere di dire tutto quello che sapeva. Anche perché in gioco c'è l'autorevolezza del Sole e della stessa Confindustria, alle prese con i rischi delle inchieste aperte da Consob e Procura di Milano. In questo contesto l'ex presidente D'Amato ha provato un blitz: mettiamo a scrutinio segreto le nomine del cda, come prevede lo statuto. Ma Emma Marcegaglia, (altra past president), l'ha fermato: lo statuto non vale per le controllate.

Ed è a questo punto che, nel caos più totale, che Boccia ha deciso di forzare la mano: ha ribadito il suo diritto, in quanto titolare statutario dei titoli del Sole, a fare la lista del cda e ha confermato la fiducia ad Abete e Panucci in coerenza con un mandato pieno per ricapitalizzare e portare in acque tranquille il Sole 24 Ore. E infine, di fronte a una opposizione che potrebbe già essere una nuova maggioranza confindustriale, ha lanciato la sua sfida: «Se non ci riesco, mi potrete mandare via».

Il prossimo passaggio sarà capire le intenzioni di Del Torchio. L'ad è nella lista, ma non pare questa la linea inaugurata dalla semestrale del 30 settembre. C'è da scommettere che l'ad porrà presto forti condizioni di discontinuità, appoggiato tra l'altro dalle banche creditrici del prestito da 50 milioni. E bisognerà vedere come reagirà il nuovo consiglio (che verrà votato dall'assemblea del 14 novenbre). Anche perché, al suo interno, è stata confermata la presenza (anticipata dal Giornale) di Luigi Gubitosi. L'ex dg della Rai e ad di Wind, voluto da Abete, che ha tutti i numeri per essere l'eventuale futuro numero uno se ce ne fosse la necessità.

Commenti

marygio

Gio, 13/10/2016 - 15:16

vabbè che questa ce l'hanno 4 gatti. ma vorrei capire con che faccia vanno a chiedere soldi per un adc? ma fallite ...chissenefrega