Bollorè punta su Vivendi e sale al 20%

Il finanziere avrà il 29% dei diritti di voto. La carta Havas e la guerra su Premium

Maddalena Camera

Vincent Bolloré rafforza la sua posizione in Vivendi, arrivando al 20% del capitale. A capo dell'azienda familiare che porta il suo nome, Bolloré era già azionista di maggioranza di Vivendi con il 15% e, tenendo conto dei diritti di voto doppi connessi alle azioni che sta acquistando, dovrebbe arrivare a detenere entro il prossimo aprile circa il 29% dei diritti della società.

Un investimento importante, visto che la quota in Vivendi per Bollorè vale circa 5 miliardi di euro, vale a dire più della metà della capitalizzazione di mercato dello stesso gruppo Bolloré. L'operazione è comunque anche frutto di una serie di aggiustamenti del portafoglio del finanziere sui derivati. Gli analisti però vedono soprattutto la volontà di Bollorè di rafforzarsi all'interno della media company di cui progetta il rilancio con un pesante taglio dei costi. L'intenzione è di farne un grande gruppo internazionale, capace di vendere contenuti multimediali in tutti i Paesi. Insomma una strategia di lungo termine, come ribadito dal comunicato stampa diffuso dalla società. Una strategia impostata anche in vista di un prossimo ricambio generazionale al vertice, il gruppo Bollorè è dal 1822 in mano alla stessa famiglia, e dunque per i figli di Vincent, già peraltro inseriti negli ingranaggi della compagine familiare. Yannik è vicepresidente del gruppo media Havas, posseduto al 60%, mentre la figlia Marie rappresenta la famiglia in Mediobanca dove il gruppo è azionista con l'8%. In Italia le partecipazioni non si fermano qui. Tramite Vivendi infatti Bollorè controlla il 24,9% di Telecom Italia.

In ogni caso con il rafforzamento in Vivendi, il gruppo punta decisamente verso i contenuti multimediali. Bollorè ha scommesso sul settore dei videogiochi con l'acquisto-scalata di Gameloft e di Ubisoft. Mentre con Mediaset accarezzava il sogno di creare un grande gruppo europeo per la realizzazione di contenuti. Progetto poi arenatosi, ma ora con la «scalata» al 20% in Vivendi, si potrebbero trovare nuovi accordi con il Biscione senza che il gruppo francese debba consolidare la pay tv Premium. Il progetto più importante dovrebbe, secondo Charles Bedouelle, analista di Exane Paribas, essere la fusione, più volte ipotizzata, tra la stessa Vivendi e il gruppo pubblicitario Havas.

Non a caso alcuni mesi fa il figlio Yannik è entrato nel consiglio di sorveglianza di Vivendi. Sull'argomento lo stesso Vincent aveva detto «è ovvio che un giorno ci sarà qualcosa tra Vivendi e Havas». Certo il matrimonio non è facile perché Havas non raccoglie pubblicità solo per Canal Plus, la tv in chiaro e a pagamento di Vivendi, ma anche per altri canali tv francesi.

Il problema è che anche se da aprile scorso Vincent Bollorè ha ripreso in mano con energia le strategie di Canal Plus l'emorragia di abbonati non si è fermata mentre l'ambizione di costruire un gruppo di contenuti «latino» si è impantanato nella disputa con Mediaset sul destino di Premium. L'unico dato certo è la decisione di Bollorè di andare in pensione il 17 febbraio 2022 a 72 anni, data del bicentenario dell'azienda di famiglia.