La Borsa torna a soffiare sul matrimonio Fca-Renault

Balzo in Borsa dei titoli dei due gruppi. Da Parigi segnali di intesa con Nissan per riaprire la partita

L'estate porta consiglio. E in questi giorni a Emmanuel Macron, che sia in vacanza con la moglie Brigitte in Costa Azzurra, o che si trovi all'Eliseo, sono sicuramente fischiate le orecchie. Renault, come per altro aveva sottolineato il suo presidente, Jean-Dominique Senard, è sottodimensionata e ha bisogno di trovare un partner grazie al quale creare un campione europeo dell'auto. Fca, dall'altra parte, dopo aver portato il negoziato con i francesi a un passo dalla firma, non ha chiuso la porta a un'eventule ripresa del dialogo. E così, quando ormai l'estate è in dirittura d'arrivo, i mercati tornano a spingere affinché il matrimonio Fca-Renault venga celebrato. Per la serie: non c'è fretta, ma è importante che si faccia.

In Borsa, le azioni di Fca e quelle di Renault sono schizzate: +3,3% il Lingotto (11,52 euro) e +3,7% il titolo francese a Parigi (50,57 euro).

Il presidente John Elkann, nei giorni scorsi dalla «Car Week» di Monterey, in California, e l'ad Mike Manley, dalle pagine del Financial Times, hanno parlato di porte aperte. Un messaggio ai francesi e, soprattutto, al governo guidato da Macron che, essendo il primo azionista di Renault con il 15%, ha pieni poteri per decidere in un senso o nell'altro.

E ieri Marco Bentivogli, segretario generale di Fim-Cisl, in un'intervista al Giornale, ha calcato la mano sulle interferenze disastrose di Macron che hanno pregiudicato, agli inizi di giugno, un accordo tra Fca e Renault praticamente già definito.

Il riavvicinamento tra Torino/Auburn Hills e Parigi resta comunque vincolato a quanto Renault, alias l'Eliseo, sarà disposta a cedere sull'incrocio delle partecipazioni con l'alleata giapponese Nissan, il cui 43,4% è nelle mani dei transalpini. La stessa Nissan, inoltre, non ha diritti di voto nell'Alleanza a suo tempo messa a punto da Carlos Ghosn, l'ex numero uno di Renault, della Casa di Yokohama e dello stesso gruppo franco-giapponese, che dall'ottobre 2016 include Mitsubishi (il 34% è nella mani di Nissan). Sembra, in proposito, che la posizione di Renault (governo di Parigi), fino a poco tempo fa intransigente, si stia ammorbidendo. Quindi, un accordo che non scontenti francesi e giapponesi (anche la posizione dell'ad Hiroto Saikawa sarebbe più orientata alla riflessione), potrebbe essere all'orizzonte. La discussione resta comunque delicata.

Nissan vorrebbe che la parteciopazione francese scendesse dal 43,4% al 20-25%, mentre Renault sarebbe arroccata su un peso maggiore nel gruppo di Yokohama: il 30-35%. Ballano, dunque, una decina di punti in percentuale.

Un'eventuale nascita del primo gruppo mondiale dell'auto, che includerebbe Fca, Renault, Nissan e Mitsubishi, dipende da come evolveranno i colloqui tra i vertici di Parigi e Yokohama, tenuto sempre presente che l'ultima parola spetterà al presidente Macron.

Fca resta alla finestra in attesa di novità. Nel frattempo valgono le ultime affermazioni di Manley, secondo il quale il gruppo italo-americano è impegnato a rispettare i tempi del piano industriale presentato lo scorso anno a Balocco.

Qualche ulteriore riscontro sui progetti strategici di Fca potrebbe arrivare il 3 settembre prossimo, quando Elkann, presidente del Lingotto, nonché azionista numero uno, presenzierà a New York all'illustrazione del piano industriale al 2024 di Cnh Industrial, il gruppo di casa Agnelli che comprende la produzione di macchine agricole con i marchi Case IH e New Holland, macchine da costruzione e dei camion targati Iveco. Negli ambienti prossimi a Fca c'è chi sussurra che «qualcosa dove succedere: si respira un'aria strana».