Le Borse e quei tre errori dei «gufi»

Brexit, Trump, il nostro referendum costituzionale. Tre momenti diversi, uniti da un filo sottile, da un minimo comune denominatore: l'idea che dopo sarebbe stato tempo di disastro per i mercati finanziari, che uno tsunami si sarebbe abbattuto sui risparmi lasciando solo macerie. Il giorno dopo il mancato «Remain» la borsa italiana ha subito un tracollo storico: -12,40% in una sola seduta. A distanza di quasi cinque mesi e mezzo chi parla più di Brexit, in quei termini almeno? L'indice che rappresenta la borsa mondiale da quel giorno ha guadagnato più del 9%. E lo tsunami? Trasformato in uno zefiro.

Occupiamoci di Trump. Dalla sua elezione il dollaro ha preso a correre e i mercati americani hanno inanellato record su record. Eppure in tanti ci avevano garantito che, se la Clinton avesse perso, sarebbe accaduto il finimondo. E il referendum italiano? Una settimana prima della tornata elettorale il Financial Times aveva titolato: «Rischio Fallimento per le banche Italiane se Renzi perderà le elezioni». Bhe non sembra essere andata così, non ancora almeno, anzi, sembra che in queste ultime ore qualcosa stia cambiando nella direzione opposta.

Cosa possiamo imparare da tutto questo? Primo: che bisogna diffidare delle previsioni e di chiunque le faccia. Cacciate dalle vostre abitazioni chi vuole «consigliarvi» il cavallo finanziario sicuro. Chiediamoci perché voglia farlo con i nostri soldi e non con i suoi. Secondo: che è indispensabile diversificare. La regola d'oro è una diversificazione prima di tutto temporale (liquidità, medio e lungo periodo), poi su un numero sempre più ampio di titoli, mercati e valute. Su tutto il mondo se possibile. Così non ci saranno Brexit, Referendum e Trump che tengano e non dovremo iniziare a preoccuparci in anticipo delle elezioni in Francia e Germania del prossimo anno. Di questo si parlerà nel corso della trasmissione Mercati che Fare in onda sabato alle 20.30 su TgCom24.

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