Le Borse sperano in Trump. Ma nel 2017 serve la "kasko"

Gli esperti puntano sull'inflazione e vedono listini in rialzo del 5-7%, occorre però sapere quando investire

Il 2017 promette di essere un altro anno pieno di insidie per Piazza Affari e gli altri listini mondiali. Malgrado l'impegno preso dalla Bce di Mario Draghi di riarmare il quantitative easing estendendolo fino al prossimo dicembre, il flipper delle quotazioni di azioni e obbligazioni dovrà, infatti, fare i conti con due forze contrapposte: da un lato la prevista (modesta) accelerazione della ripresa globale (gli analisti del Credit Suisse calcolano +3,4%), dall'altro l'aumento del costo del denaro negli Usa per mano della Federal Reserve e il ritorno delle politiche protezionistiche di cui l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca rappresenta la conferma dopo la Brexit. Insomma, a conti fatti - stimano gli esperti - nei prossimi 12 mesi i listini mondiali potrebbero crescere tra il 5 e il 7 per cento. Nessun balzo a doppia cifra quindi, senza contare che il percorso sarà a ostacoli e che la volatilità rimarrà molto elevata.

Il recinto di gioco non è quindi adatto a strategie e tempistiche tipiche da «parco buoi», per chi cioè tende a seguire il mercato anziché anticiparlo. «Scegliere il giusto punto di ingresso per investire farà ancor più la differenza rispetto agli anni passati dal punto di vista della performance finale», sottolinea Mario Beccaria, responsabile asset management di Banca Generali. Le Borse dovranno infatti digerire un'altra serie di elezioni politiche molto delicate in Europa, a partire da Germania, Francia e Olanda. Più ottimista Massimo Figna, portfolio manager di Tenax Capital, che considera la ripresa dell'inflazione come l'interruttore che ridarà energia mercati: «Le banche centrali hanno iniziato a prendere coscienza dei limiti e dei rischi, bolle speculative in primis, dei tassi zero e l'insoddisfazione sociale crescente spinge i governi verso stimoli alternativi all'economia, principalmente sconti fiscali», evidenzia Figna. La nuova politica della Casa Bianca, che punta a una forte riduzione del carico fiscale e a un imponente piano di investimenti infrastrutturali dovrebbe poi spingere i consumi privati e un ulteriore boost al mercato potrebbe arrivare dalla rotazione di portafoglio dei grandi asset allocator, che negli ultimi tempi hanno molto privilegiato il reddito fisso a discapito delle azioni.

Dal punto di vista geografico, malgrado il «Trump deal» non appare prudente sovrappesare Wall Street, perché viaggia già a multipli generosi. Piuttosto qualche buona soddisfazione - notano i gestori di Azimut Capital Management Sgr - potrebbe arrivare dal mercato europeo «più attraente dal punto di vista dei prezzi, malgrado i suoi problemi strutturali e l'alta litigiosità tra gli Stati membri». Soprattutto considerando i rendimenti obbligazionari estremamente bassi e che resteranno tali considerando il Qe della Bce, prosegue Azimut che guarda con interesse anche al Giappone.

Ancora più prudente deve però essere chi vuole investire sulla sola Piazza Affari, perché con ogni probabilità il listino milanese continuerà a essere «ostaggio» sia di una ripresa molto debole del Pil della Penisola e del peso del suo debito pubblico sia dei problemi di patrimonio e redditività delle banche. Così come, con Trump, cambierà lo scenario dei mercati emergenti che «non sono più affrontabili con una strategia indifferenziata», avverte Beccaria secondo cui i più promettenti saranno quelli di «Filippine, Bangladesh e Nigeria».

La stessa selezione dei settori su cui investire dovrà quindi tenere conto del nuovo scenario, fatto anche di stimoli fiscali e riduzione delle tasse oltre che monetari: tutto questo dovrebbe agevolare una rotazione dai settori difensivi (beni di consumo e utilities) verso quelli più sensibili all'attività economica (industriali, energia e finanziari). Il 2017, conferma Figna, potrebbe essere, almeno nella sua prima parte, l'anno della riscossa dei finanziari, banche in testa. Ma occorre stare in guardia.